La notizia è fresca di qualche ora: gli astronomi dell’ESO hanno scoperto 32 nuovi pianeti esterni al sistema solare che, considerando i parametri di massa e distanza dalla loro stella, potrebbero avere le carte in regola per ospitare vita aliena. Si tratta di pianeti le cui dimensioni variano da cinque volte quelle della Terra a cinque volte quelle di Giove. Con questi 32, captati grazie al prodigioso spettrografo HARPS che l’ESO ha allestito a La Silla, in Chile, gli esoplaneti scovati fino a oggi salgono a 400.

Un numero imponente che alimenta le speranze degli astrobiologi che da anni scandagliano il cosmo in cerca di vita non terrestre. Il problema rimane sempre lo stesso: posto che la tecnologia attuale non ci permette di andare a controllare di persona, come possiamo analizzare questi corpi celesti e decretare la presenza o meno dei leggendari “omini verdi”?

La risposta più recente è anche la più curiosa: per trovare vita intelligente bisognerebbe cercare le tracce concrete che questa lascia nell’atmosfera. In una parola: l’inquinamento, sia esso luminoso o chimico. Un indicatore di vita aliena potrebbe essere dunque la presenza o meno di fonti luminose sulla crosta del pianeta. Oppure la presenza nella sua atmosfera di inquinanti chimici, come i clorofluorocarburi , che possono avere un’origine solo artificiale.

In passato avevamo raccontato di come nelle Isole Canarie si stesse setacciando l’universo alla ricerca di pianeti con un’atmosfera simile a quella terrestre e perciò in grado di ospitare la vita. In questo caso l’approccio è simile, ma opposto. L’efficacia di questo sistema si basa infatti sull’assunzione che le razze aliene appestino l’aria proprio come facciamo noi.

Ma poniamo anche di avere a disposizione telescopi abbastanza potenti da individuare tracce di fluorocarburi in pianeti esterni al nostro sistema solare (gioielli come il Terrestrial Planet Finder non sarebbero sufficienti), per quale motivo una razza aliena dovrebbe produrre pericolosi inquinanti buca-ozono simili ai nostri? Dovremmo forse sperare che le razze aliene che abitano l’universo siano stupide e poco lungimiranti quanto noi? Pare di sì.

In attesa che la pista dell’inquinamento diventi attuabile, la ricerca della vita extraterrestre continua a battere strade parallele, la maggior parte delle quali fanno capo al SETI che da anni sonda l’oscurità del cielo in cerca di onde radio aliene. A questo proposito è interessante segnalare il progetto SETI@home, grazie al quale negli ultimi 10 anni cinque milioni di persone hanno contribuito da casa propria all’ormai leggendaria ricerca della vita oltre il sistema solare.
Nel frattempo, noi speriamo che gli ipotetici omini verdi di questo pianeta non decidano anche loro di cercare fonti luminose provenienti da altri pianeti. Altrimenti il prossimo incontro ravvicinato del terzo tipo potrebbe avere luogo a Las Vegas, e a quel punto sarebbe difficile per i volponi americani insabbiare il tutto dietro le barriere invalicabili dell’area 51.

Fonte: Wired

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