
Mentre alla NASA testano il nuovissimo razzo Ares X-I, più volte annunciato come protagonista dell’esplorazione spaziale dei prossimi decenni, in un cantiere più modesto, nei laboratori della Purdue e Penn State University, c’è chi sta lavorando a un nuovo tipo di propellente, che potrebbe stravolgere in modo inaspettato il panorama dei lanci spaziali nel sistema solare.
Questa volta i buchi neri non c’entrano. Il nuovo propellente non chiama in causa la radiazione di Hawking e l’orizzonte degli eventi: gli bastano acqua e alluminio.
Proprio così, ALICE (l’acronimo, appunto, di Aluminium-Ice) è infatti composto da nient’altro che acqua ghiacciata e nano-particelle di alluminio.
Le due squadre hanno già portato a termine con successo il primo lancio di prova. Il razzo si è sollevato con una spinta solo di poco inferiore a quelle dei normali propellenti. Un risultato incoraggiante che ha spinto i ricercatori a moltiplicare gli sforzi per ottenere un propellente ancora più potente, calibrando ancora meglio il rapporto acqua/alluminio.
Ma come funziona ALICE? È presto detto: l’alluminio ha una temperatura di combustione molto alta (quasi 4000 gradi centigradi). Bruciando sviluppa grandi quantità di calore e gas ad alta pressione. Le molecole di idrogeno e ossigeno contenute nell’acqua servono per alimentare la combustione dell’alluminio.
Non è la prima volta che particelle di alluminio vengono impiegate in un propellente (per dire, anche quello di Ares le contiene), ciò che rende particolarmente efficace ALICE è stata la scelta di utilizzare nano-particelle di alluminio al posto delle micro-particelle usate negli altri propellenti. Le nano-particelle hanno infatti dimostrato di bruciare molto più velocemente garantendo in questo modo una spinta maggiore.
Oltre a essere più ecologico dei normali propellenti, ALICE potrebbe rivelarsi vantaggioso proprio per la sua alta composizione in acqua. Dopo che recentemente è stata scoperta acqua sulla luna, infatti, alcuni stanno già ipotizzando uno scenario futuro in cui il nostro satellite e Marte saranno utilizzati come stazioni di rifornimento, permettendo così di lasciare la terra con meno carburante a fare da zavorra.
Fonte: Wired
















