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Batteri primordiali sotto il bombardamento di asteroidi

Avvenuto 3,9 miliardi di anni fa, avrebbe sviluppato un calore in grado di fondere solo parte della crosta terrestre e i microrganismi poterono sopravvivere negli habitat presenti al di sotto della superficie

Il bombardamento subito dalla Terra circa 3,9 miliardi di anni fa da parte di asteroidi di grandi dimensioni non aveva una potenza tale da estinguere la vita primordiale sul pianeta e anzi potrebbe averla favorita: è quanto ha concluso uno studio dell’Università del Colorado a Boulder.

Le prove degli impatti ottenute analizzando campioni di suolo lunare, e le superfici dei pianeti interni dipingono il quadro di un ambiente spaziale nel sistema solare estremamente violento; nel corso dell’eone Adeano, tra 4,5 a 3,8 miliardi di anni fa, in particolare, si verificò (circa 3,9 miliardi di anni fa) un evento particolarmente intenso denominato Grande bombardamento tardivo (Late Heavy Bombardment).

Il calore sviluppato fu in grado di fondere solo una parte della crosta terrestre e i microrganismi poterono sopravvivere negli habitat presenti al di sotto della superficie, protetti dalla distruzione.

“Questi nuovi risultati retrodatano il possibile inizio della vita sulla Terra a ben prima di 3,9 miliardi di anni fa”, ha spiegato Oleg Abramov, ricercatore della CU-Boulder e coautore dell’articolo apprarso su “Nature”. “Essi infatti suggeriscono la possibilità che la vita si sia originata 4,4 miliardi di anni fa, all’incirca all’epoca della formazione degli oceani.”

Poiché le prove fisiche dei bombardamenti primordiali sono state cancellate dai fenomeni atmosferici e dalla tettonica delle placche nel corso degli eoni, i ricercatori hanno utilizzato le registrazioni delle rocce lunari recuperate con le missioni Apollo, le registrazioni degli impatti sulla Luna, su Marte e su Mercurio, e precedenti studi teorici per costruire modelli tridimensionali al computer per simulare il bombardamento, durato tra 20 e 200 milioni di anni.

“I modelli hanno così consentito di stimare le variazioni di temperatura dei singoli crateri al fine di valutarne l’abitabilità”, ha commentato Abramov. “Lo studio indica che che meno del 25 per cento della crosta terreste potrebbe essersi fusa durante il bombardamento.”

I ricercatori della CU-Boulder hanno aumentato l’intensità del bombardamento simulato anche di 10 volte, un evento che avrebbe potuto far evaporare gli oceani. “Ma anche in queste condizioni estreme, la Terra non sarebbe stata completamente sterilizzata dal bombardamento”, ha aggiunto Abramov.

Al contrario, le condizioni create dal bombardamento potrebbero aver favorito la vita di microrganismi noti come batteri ipertermofili, del tutto simili a quelli che si trovano ora nelle sorgenti idrotermali a temperature tra 80 e 110 gradi Celsius. Il modello mostra infatti come l’habitat sotterraneo di questi microbi possa essere aumentato in volume e durata come risultato degli impatti.

La maggior parte dei planetologi ritengono che un pianeta primordiale grande quanto Marte abbia urtato la Terra circa 4,5 miliardi di anni fa, vaporizzando se stesso e una parte della Terra. La collisione avrebbe creato un immensa nube di vapore che diede vita per coalescenza a piccole lune primordiali e alla nostra Luna, spiegano i ricercatori. L’evento, che precedette il Grande bombardamento tardivo di 500 milioni di anni, avrebbe avuto in effetti il potenziale per “resettare” la Terra.

“Ma i nostri risultati indicano con forza che fino alla formazione della Luna non ci fu alcun elemento in grado di distruggere la crosta terrestre e cancellare la biosfera allora presente”, ha concluso Abramov.

Fonte: LeScienze

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