
Ammettiamolo: l’unico “rapporto” che una persona qualsiasi ha avuto con la stella di Vega, è stato attraverso il mitico Goldrake. Per il resto, infatti, si tratta di un argomento che fa la felicità solo dei veri appassionati di astronomia.
Eppure, anche se non sei stato in grado di identificarla, anche se non te ne intendi molto, hai visto di sicuro questa stella: è la più luminosa della costellazione della Lyra, nonché la quinta, in ordine di luminosità, osservabile di notte. A dare più prestigio e fama a Vega ci pensa ora un gruppo di ricercatori, che utilizzando lo spettropolarimetro NARVAL, installato nel telescopio Bernard-Lyot (che si trova in Francia, al Pic du Midi Observatory), ha scoperto la presenza di un campo magnetico sulla superficie del corpo celeste. A prima vista non è un evento eccezionale, perché dei corpi ricchi in particelle cariche, in veloce movimento, generano quasi sempre dei campi magnetici.
Ma è la prima volta che gli scienziati sono stati in grado di stabilire l’entità di questo campo, che si attesta attorno ai 50 micro-tesla, quindi simile a quello terrestre e solare. Grazie a questa scoperta, si apre un nuovo di indagare sull’origine dei campi magnetici delle stelle più grandi, e quindi sulla vita anche del nostro amato Sole. Il quale, in realtà, rispetto a Vega è un piccoletto: quest’ultima ha una massa doppia, e appena un decimo della sua età. Insomma, una giovincella scalpitante.
Non solo: questa stella è circondata da un enorme disco di polvere spaziale, nel quale sono state rilevate delle disomogeneità che potrebbero corrispondere a veri e propri pianeti. Vuoi vedere che quando la sigla di Goldrake recitava “vai, c’è sul radar la flotta di Vega” ci era andata vicino?
Fonte: Wired
















