Freelabs chiude temporaneamente i battenti per tornare a settembre con una nuova veste grafica in fase di realizzazione.
E’ in via di sviluppo una nuova interfaccia che permetterà a chiunque di accedere facilmente alle sezioni che più interessano, permettendo di commentare in tempo reale le notizie con gli altri utenti. Una condivisione dell’informazione che sta superando i confini del web 2.0, diventando sempre più aperta, globale e real-time.
Verranno istituite nuove rubriche tematiche, alcune delle quali già esplorate in precedenza dalla redazione. La sezione telefonia ne è un esempio: saranno riportate le notizie di maggior rilievo, dalle novità in fatto di cellulari alle nuove ‘apps’ sviluppate.
Siamo alla ricerca di redattori per le seguenti rubriche:
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Gran parte delle differenze fra gli individui non si trova origine nei geni stessi, bensì in regioni su cui sappiamo relativamente poco
La chiave dell’individualità umana ancor più che nei geni risiede nelle sequenze che li circondano e li controllano, e che fino a qualche anno fa erano considerate sequenze “spazzatura”, proprio perché non erano associata alla codifica di alcuna proteina. L’interazione fra queste sequenze e i fattori di trascrizione può variare in modo molto significativo da una persona all’altra, influendo sull’aspetto, sullo sviluppo e anche sulla predisposizione nei confronti delle malattie: a stabilirlo è stata una ricerca condotta da biologi della Stanford University School of Medicine e della Yale University che illustrano i risultati ottenuti in due articoli uno pubblicato on line da Nature, e l’altro su Science Express.
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“L’algoritmo è stato in grado di predire correttamente quale fra tre filmati il volontario stava ricordando. Ciò suggerisce che i nostri ricordi siano registrati secondo schemi regolari”, ha commentato Eleanor Maguire, che ha diretto lo studio.
Analizzando l’attività cerebrale registrata da una risonanza magnetica funzionale, un algoritmo messo a punto da alcuni ricercatori del Wellcome Trust Centre for Neuroimaging dell’University College di Londra, è stato in grado di identificare quale, fra tre ricordi, un gruppo di volontari stava in quel momento richiamando alla memoria.
“Ora che stiamo sviluppando un quadro più chiaro del modo in cui sono archiviati i nostri ricordi, speriamo di riuscire a comprendere come sono influenzati dal tempo, dai processi di invecchiamento e dalle eventuali lesioni.”