NASA/JPL/University of Arizona/DLR

La sonda Cassini ha riportato il primo riflesso di luce solare di un lago al nord di Titano, una delle lune di Saturno.

Titano è quindi il secondo corpo planetario, dopo la Terra ovviamente, a possedere liquidi sulla superficie, comprese le pioggie. La differenza sta nel fatto che se sulla terra piove acqua, su Titano a piovere è metano o etano, allo stesso modo i laghi presenti sono di metano. Scoprire il lago liquido è stato possibile grazie alle foto ad infrarossi scattate dalla sonda orbitante Cassini, le quali sono in grado di trapassare le nubi causate dai gas sprigionati dalla superficie del satellite.

Mentre alla NASA testano il nuovissimo razzo Ares X-I, più volte annunciato come protagonista dell’esplorazione spaziale dei prossimi decenni, in un cantiere più modesto, nei laboratori della Purdue e Penn State University, c’è chi sta lavorando a un nuovo tipo di propellente, che potrebbe stravolgere in modo inaspettato il panorama dei lanci spaziali nel sistema solare.

Questa volta i buchi neri non c’entrano. Il nuovo propellente non chiama in causa la radiazione di Hawking e l’orizzonte degli eventi: gli bastano acqua e alluminio.

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O almeno c’era. Le ricerche su un meteorite rispolverato per l’occasione ribaltano le conclusioni precedenti. La vita extraterrestre sarebbe esistita millenni addietro: in attesa della prossima smentita

Roma – C’è vita su Marte? La comunità scientifica ne discute ormai da oltre un secolo, ma nessuno è mai riuscito a formulare risposte che esulassero dall’ambito teorico. NASA potrebbe oggi avere in mano una prova che confermerebbe l’esistenza, almeno in passato, di forme di vita autoctone del Pianeta Rosso.

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Per ora è solo un progetto, ma presto o tardi “salire in cielo” potrebbe essere questione di pochi minuti. Non intendiamo in senso metaforico eh, ma proprio letterale.

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Certe cose non succedono solo nelle favole. Quindi, se nel 1865 Jules Verne scriveva di un proiettile che lanciava verso la Luna tre astronauti, nel suo celebre “Dalla Terra alla Luna”, forse c’era da credergli. Di sicuro, qualcuno lo ha fatto: il fisico John Hunter ha da poco terminato di progettare un enorme cannone pronto a sparare in orbita i veicoli-cargo. E questo, stando allo studioso, diminuirebbe sensibilmente i costi di molte missioni spaziali.

L’idea del cannone è venuta ad Hunter nella prima metà degli anni ‘90, mentre collaborava alla realizzazione di un dispositivo simile, ma di dimensioni ridotte: si trattava dello SHARP (Super High Altitude Research Project) e, con le sue 90 tonnellate e la lunghezza di 47 metri, era in grado di sparare “proiettili” di circa 6 chili a una velocità parecchie volte superiore a quella del suono. Acquisita la dovuta esperienza in materia, Hunter, ora, punta in alto. In tutti i sensi: lasciato il Lawrence Livermore National Laboratory, ha fondato con alcuni colleghi la Quicklaunch, con cui ha realizzato il progetto. Mostrandolo in anteprima, qualche giorno fa, alla Space Investment Summit di Boston.

Il cannone spara-cargo avrà una lunghezza di ben 1,1 Km e potrà lanciare dispositivi di 450 chilogrammi a una velocità di ben 6 Km al secondo. Più che sufficienti per uccidere all’istante una forma di vita, ma perfetti per mandare in orbita carichi di vario tipo, come i combustibili o le attrezzature per laboratori spaziali. Quicklaunch ha stimato il costo del cannone in circa 500 milioni di dollari chiavi in mano, ma Hunter e soci assicurano che, una volta costruito, il costo dei lanci orbitali scenderà drasticamente. Franklin Chang-Diaz, ex astronauta e fisico alla Ad Astra Rocket Company, interpellato sulla questione dal NewScientist, ha detto che un progetto di questo tipo avrebbe senso sulla Luna, dove non c’è atmosfera, e dove non ci sarebbero problemi quali attriti e calore.

Del resto anche Hunter sa bene che il passaggio attraverso l’atmosfera terrestre potrebbe costituire un grosso problema per la sua invenzione, anche se si affretta a dire che il conseguente rallentamento dovrebbe aggirarsi sul mezzo chilometro al secondo. E in merito al calore generato dall’attrito proprio con l’atmosfera? Hunter sostiene che il “proiettile” impiegherebbe non più di 100 secondi ad attraversarla, motivo per cui anche le temperature più elevate non costituirebbero un problema.

Fonte: Wired

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