
Topi geneticamente modificati per avere il gene FOXP2 simile a quello umano, hanno acquisito una più fine capacità di controllo delle proprie emissioni vocali
Non possono certo parlare, ma topi ingegnerizzati per avere una “versione umanizzata” di un gene hanno molto da dire sul processo evolutivo che ha portato la nostra specie a padroneggiare il linguaggio parlato. E’ questa la conclusione di una ricerca condotta presso il Max-Planck-Institut per l’antropologia evoluzionistica, di cui viene riferito in un articolo pubblicato su “Cell“.

Nel film Contact Jodie Foster passava una vita intera a setacciare l’universo profondo gettando segnali elettromagnetici verso gli angoli più polverosi della galassia. Ma per trovare vita aliena potrebbe non essere necessario superare le barriere del sistema solare.
Lo rivela una ricerca condotta da un team del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche dell’Università di Milano, che ha scoperto l’esistenza di microrganismi in grado di sopravvivere e riprodursi nelle proibitive condizioni del lago sottomarino Urania.
Avvenuto 3,9 miliardi di anni fa, avrebbe sviluppato un calore in grado di fondere solo parte della crosta terrestre e i microrganismi poterono sopravvivere negli habitat presenti al di sotto della superficie
Il bombardamento subito dalla Terra circa 3,9 miliardi di anni fa da parte di asteroidi di grandi dimensioni non aveva una potenza tale da estinguere la vita primordiale sul pianeta e anzi potrebbe averla favorita: è quanto ha concluso uno studio dell’Università del Colorado a Boulder.
Le prove degli impatti ottenute analizzando campioni di suolo lunare, e le superfici dei pianeti interni dipingono il quadro di un ambiente spaziale nel sistema solare estremamente violento; nel corso dell’eone Adeano, tra 4,5 a 3,8 miliardi di anni fa, in particolare, si verificò (circa 3,9 miliardi di anni fa) un evento particolarmente intenso denominato Grande bombardamento tardivo (Late Heavy Bombardment).
In una ricerca è stato sviluppato un processo che sfrutta colture microbiche aperte per convertire scarti organici in poliidrossialcanoati a un ritmo tre volte più rapido rispetto ai sistemi attuali
I microrganismi potrebbero rivelarsi fondamentali anche per sostituire il petrolio come materia prima per la produzione di plastiche: diverse proposte a riguardo sono state illustrate al convegno dell’American Society for Microbiology.
“I materiali organici di scarto dell’agricoltura, dell’industria e delle case private costituiscono una risorsa abbondante che attualmente viene buttata o trasformata in biogas: dal punto di vista di una produzione sostenibile, sarebbe auspicabile la loro trasformazione in sostanze chimiche utili”, ha spiegato Mark van Loosdrecht della Delft University of Technology, nei Paesi Bassi, che negli ultimi anni ha studiato alcuni batteri per trasformare questi scarti in bioplastiche note come poliidrossialcanoati (PHA).
Potrà essere utile per valutare le pazienti in cui il tumore si è manifestato precocemente al fine di aumentare i controlli nel periodo di follow-up e in vista di una terapia adiuvante
Un nuovo gene, chiamato DEAR1, risulta essere geneticamente alterato, per mutazione o delezione, nel carcinoma mammario e potrebbe rappresentare un nuovo marker per il cancro del seno. La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori dell’Università del Texas che ne danno notizia in un articolo sulla rivista on line ad accesso pubblico “PLoS Medicine”.
Per quanto il cancro del seno sia più spesso diagnosticato in donne che abbiano superato i 50 o i 60 anni, alcune lo sviluppano in età anche molto inferiore. Nelle donne più giovani si riscontra statisticamente una maggiore frequenza di ricaduta e i tassi di sopravvivenza sono in generale più bassi di quelli relativi alle donne più anziane. Per questo sarebbe utile disporre di mezzi che consentano di identificare fra queste le donne che sono a maggior rischio di ricadute, così da sottoporle a un regime di controllo più stretto.
Il processo di interazione con gli endosomi minimizza l’esposizione superficiale degli epitopi virali, porzioni di macromolecole rilevate dal sistema immunitario, durante la fusione
I meccanismi con cui l’HIV infetta una cellula sono stati chiariti grazie a uno studio ora pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Cell”.
Secondo quanto riferito nell’articolo firmato da Gregory Melikian e colleghi della School of Medicine dell’Università del Maryland, invece di fondersi direttamente con la membrana plasmatica sulla superficie esterna delle cellule per rilasciare il suo contenuto, l’HIV si fonde preliminarmente con gli endosomi, piccoli compartimenti legati alla membrana all’interno della cellula.

Il cervello è anche una questione un po’ pulp. Pensiamolo come ad un pianeta proibito, che nessuno riesce a colonizzare… fino a che… non arrivarono le cellule staminali.
L’immagine riporta ad un film degli anni 50, un modo per avvicinare anche i non addetti ai lavori al mondo complesso della rigenerazione dei nostri neuroni, una delle frontiere più spinte della ricerca.
Questo nelle intenzioni di Luca Bonfanti, docente di Anatomia Veterinaria dell’Università di Torino, e appassionato di narrativa e cinematografia pulp che tra citazioni di film di fantascienza e di romanzi polizieschi ha svelato il mistero delle staminali del cervello, nel suo libro “Le cellule Invisibili”.

Il virus dell’influenza mortale H1N1, che sta alimentando timori per il rischio di una pandemia globale, sembra essere un ibrido di due forme comuni di febbre suina. Lo riferiscono a Wired.com gli scienziati che stanno studiando la malattia. I primi rapporti affermavano invece che si trattasse di una combinazione di forme d’influenza suina, umana e aviaria.
La scoperta potrebbe risolvere alcuni dubbi circa la natura del virus, ma molto rimane ancora sconosciuto riguardo all’origine e agli effetti.
“Questo è ciò che chiamiamo un ‘riassortimento’ tra due influenze virali attualmente circolanti tra i suini” ha affermato Andrew Rambaut, genetista virologo presso l’Università di Edimburgo. “Sul perché il virus sia emerso nell’uomo ci sono solo congetture. Da quanto mi risulta, fino ad ora era presente solo tra i suini”.
Rambaut ha analizzato la sequenza genica di campioni del virus presi da due bambini infetti in California. I campioni sono stati raccolti dai Centri di controllo e prevenzione delle malattie e resi disponibili ai ricercatori attraverso un database internazionale del genoma influenzale.

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