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	<title>Freelabs.it - Technology, news and future &#187; Chimica</title>
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		<title>L&#8217;hard disk più piccolo al mondo è italiano</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 19:44:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chimica]]></category>
		<category><![CDATA[Ingegneria e tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno strato di molecole d&#8217;oro, con quattro piccoli atomi di ferro legati a molecole organiche. A pubblicare l&#8217;importante scoperta è la rivista Nature, con un&#8217;intervista a Roberta Sessoli, coordinatrice del gruppo di ricerca e brillante docente universitaria dell’ateneo fiorentino. &#8220;Di solito i comportamenti magnetici si realizzano su sistemi molto estesi, si pensi ai primi floppy [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno strato di molecole d&#8217;oro, con quattro piccoli atomi di ferro legati a molecole organiche. A pubblicare l&#8217;importante scoperta è la rivista Nature, con un&#8217;intervista a Roberta Sessoli, coordinatrice del gruppo di ricerca e brillante docente universitaria dell’ateneo fiorentino.</p>
<p>&#8220;Di solito i comportamenti magnetici si realizzano su sistemi molto estesi, si pensi ai primi floppy disk &#8211; spiega Roberta Sessoli -. Noi, invece, abbiamo dimostrato che molecole particolari si comportano come magnetini anche a livello di singole molecole, e sono in grado sia di conservare il loro momento magnetico sia di dar vita all&#8217;effetto chiamato tunneling, una caratteristica fondamentale per sfruttarle per immagazzinare informazioni&#8221;.</p>
<p>Fortunatamente la ricerca proseguirà grazie ai finanziamenti dell&#8217;European Research Council.</p>
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		<title>&#8220;Dovrei indossare una ragnatela?&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 09:57:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chimica]]></category>
		<category><![CDATA[Ingegneria e tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sì, probabilmente tra qualche anno un dottore potrà sentirsi chiedere questo. Giulia Lanzara, con i colleghi della Stanford University, ha messo a punto una speciale rete composta di microfilamenti di polimeri plastici, estremamente resistente ed estensibile, la quale permette di monitorare temperatura, umidità, pressione&#8230; Ricoprire un aereo di questa rete permetterebbe di monitorare costantemente, oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, probabilmente tra qualche anno un dottore potrà sentirsi chiedere questo.</p>
<p>Giulia Lanzara, con i colleghi della Stanford University, ha messo a punto una speciale rete composta di microfilamenti di polimeri plastici, estremamente resistente ed estensibile, la quale permette di monitorare temperatura, umidità, pressione&#8230;</p>
<p>Ricoprire un aereo di questa rete permetterebbe di monitorare costantemente, oltre alla temperatura, umidità e pressione esterne, anche l&#8217;integrità della struttura dell&#8217;aereo stessa: nel caso in cui si aprisse una minuscola crepa, la &#8220;ragnatela&#8221; lo indicherebbe immediatamente, evitando così un disastro. Il nuovo materiale può essere inoltre utilizzato in campo medico e militare: protesi, magliette che monitorano costantemente la salute di un paziente, guanti chirurgici avanzati, robot umanoidi per viaggiare nello spazio, pelli artificiali&#8230;</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="450" height="300" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="FlashVars" value="titleArticle=VW4gdGVzc3V0byBjb21lIHVuYSBzZWNvbmRhIHBlbGxl&amp;urlArticle=aHR0cDovL3R2LndpcmVkLml0L25ld3MvdW4tdGVzc3V0by1jb21lLXVuYS1zZWNvbmRhLXBlbGxlLTEuaHRtbA==&amp;urlAssets=http://tv.wired.it/swf/&amp;sectionName=WIRED-TV&amp;titleVideo=Un tessuto come una seconda pelle&amp;urlThumb=http://wired1.delivery.tbtv.net/photo/449x253/20101020152751@adma_201000661_sm_movie1_0.jpg&amp;urlVideoSD=http://wired1.delivery.tbtv.net/video/20101020152751@adma_201000661_sm_movie1_599x337.mp4&amp;urlVideoHD=&amp;subTitle=http://tv.wired.it/swf/test2_en.xml,http://tv.wired.it/swf/test2_es.xml&amp;embeded=true" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="scale" value="noscale" /><param name="salign" value="TL" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://tv.wired.it/swf/player_video.swf" /><param name="flashvars" value="titleArticle=VW4gdGVzc3V0byBjb21lIHVuYSBzZWNvbmRhIHBlbGxl&amp;urlArticle=aHR0cDovL3R2LndpcmVkLml0L25ld3MvdW4tdGVzc3V0by1jb21lLXVuYS1zZWNvbmRhLXBlbGxlLTEuaHRtbA==&amp;urlAssets=http://tv.wired.it/swf/&amp;sectionName=WIRED-TV&amp;titleVideo=Un tessuto come una seconda pelle&amp;urlThumb=http://wired1.delivery.tbtv.net/photo/449x253/20101020152751@adma_201000661_sm_movie1_0.jpg&amp;urlVideoSD=http://wired1.delivery.tbtv.net/video/20101020152751@adma_201000661_sm_movie1_599x337.mp4&amp;urlVideoHD=&amp;subTitle=http://tv.wired.it/swf/test2_en.xml,http://tv.wired.it/swf/test2_es.xml&amp;embeded=true" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="450" height="300" src="http://tv.wired.it/swf/player_video.swf" allowscriptaccess="always" salign="TL" scale="noscale" allowfullscreen="true" flashvars="titleArticle=VW4gdGVzc3V0byBjb21lIHVuYSBzZWNvbmRhIHBlbGxl&amp;urlArticle=aHR0cDovL3R2LndpcmVkLml0L25ld3MvdW4tdGVzc3V0by1jb21lLXVuYS1zZWNvbmRhLXBlbGxlLTEuaHRtbA==&amp;urlAssets=http://tv.wired.it/swf/&amp;sectionName=WIRED-TV&amp;titleVideo=Un tessuto come una seconda pelle&amp;urlThumb=http://wired1.delivery.tbtv.net/photo/449x253/20101020152751@adma_201000661_sm_movie1_0.jpg&amp;urlVideoSD=http://wired1.delivery.tbtv.net/video/20101020152751@adma_201000661_sm_movie1_599x337.mp4&amp;urlVideoHD=&amp;subTitle=http://tv.wired.it/swf/test2_en.xml,http://tv.wired.it/swf/test2_es.xml&amp;embeded=true"></embed></object></p>
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		<title>Il pongo rosa che mangiamo nei fast food</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 16:48:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chimica]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>

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		<description><![CDATA[Freelabs.it &#8211; Questo che vedete nell&#8217;immagine qui sopra è pollo separato meccanicamente. Tecnica adottata in America già dal 1960, permette di sfruttare i residui di pollo avanzati dopo la scarnificazione manuale. Le carcasse di pollo surgelato vengono scongelate e tritate in speciali macchinari che ne espellono la &#8220;polpa rosa&#8221;. Ottenuta la polpa, è necessario lavarla in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Freelabs.it &#8211; Questo che vedete nell&#8217;immagine qui sopra è pollo separato meccanicamente. Tecnica adottata in America già dal 1960, permette di sfruttare i residui di pollo avanzati dopo la scarnificazione manuale.</p>
<p>Le carcasse di pollo surgelato vengono scongelate e tritate in speciali macchinari che ne espellono la &#8220;polpa rosa&#8221;. Ottenuta la polpa, è necessario lavarla in un speciale liquido che contiene ammoniaca ed essendo a questo punto insapore, è necessario darle un sapore con aromi artificiali al gusto di pollo. Vengono prodotte tonnellate di questa &#8220;meat slurry&#8221; e distribuite in tutto il mondo; sta di fatto che questo materiale <strong>viene utilizzato solo per cibo low-cost</strong>, come ad esempio il cibo destinato a grande scala agli animali da allevamento, oppure come supplemento per la produzione di cibi destinati agli umani, come i <strong>chicken nuggets</strong> nei fast food.</p>
<p>Nei ristoranti non viene utilizzato questo tipo di composto, in ogni caso bisognerebbe controllare se la carne è &#8220;carne di pollo 100%&#8221; o &#8220;prodotto a base di carne&#8221;, il quale contiene quasi sicuramente MSM (Mechanically separated meat), soprattutto se si parla di fast food.</p>
<p>Riporto un video:<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="190" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/NlpDJF6x-Vo&amp;hl=it_IT&amp;feature=player_embedded&amp;version=3" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="190" src="http://www.youtube.com/v/NlpDJF6x-Vo&amp;hl=it_IT&amp;feature=player_embedded&amp;version=3" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Cos&#8217;è l&#8217;advanced meat recovery: <a href="http://trashfood.com/2009/08/page/2">http://trashfood.com/2009/08/page/2</a></p>
<p>Cos&#8217;è l&#8217;MSM (Mechanically separated meat): <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mechanically_separated_meat">http://en.wikipedia.org/wiki/Mechanically_separated_meat</a></p>
<p>Come indicato nell&#8217;articolo di Wikipedia (en), <strong>l&#8217;MSM viene prodotto con i cosiddetti Specified risk material (SRM)</strong>, cioè tessuti di animali non commestibili per la presenza agenti patogeni di encefalopatia spongiforme bovina, anche se <strong>in Europa gli SRM sono vietati</strong> da leggi europee (in Inghilterra sono permessi, ma con restrizioni).</p>
<p>Per maggiori informazioni sugli SRM (eng): <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Specified_risk_material">http://en.wikipedia.org/wiki/Specified_risk_material</a></p>
<p><strong>Hot dog con carne proveniente dagli MSM:</strong><br />
<img src="http://cdn.physorg.com/newman/gfx/news/2005/uga-chickenpr.jpg" alt="" /></p>
<pre><em>Fonte immagine: </em><em><a href="http://www.physorg.com/news5711.html">http://www.physorg.com/news5711.html</a></em></pre>
<h3></h3>
<h3>- Freelabs.it</h3>
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		<title>Come trasformare il calore direttamente in elettricità</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 17:40:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chimica]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia e ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; la prima volta che si progetta concretamente di imbrigliare la natura ondulatoria degli elettroni sviluppando un&#8217;idea per trasformarla in energia utilizzabile Sfruttando le leggi della meccanica quantistica, un gruppo di ricercatori dell&#8217;Università dell&#8217;Arizona è riuscito a progettare un&#8217;apparecchiatura che permette di trasformare  il calore residuo direttamente in energia elettrica, senza l&#8217;intervento intermedio di elementi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; la prima volta che si progetta concretamente di imbrigliare la natura ondulatoria degli elettroni sviluppando un&#8217;idea per trasformarla in energia utilizzabile</p>
<p>Sfruttando le leggi della meccanica quantistica, un gruppo di ricercatori dell&#8217;Università dell&#8217;Arizona è riuscito a progettare un&#8217;apparecchiatura che permette di trasformare  il calore residuo direttamente in energia elettrica, senza l&#8217;intervento intermedio di elementi mobili. La ricerca, diretta da Charles Stafford e Justin Bergfield, è descritta in <a href="http://pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/nn100490g?prevSearch=%5Bauthor%3A+Stafford%5D&amp;searchHistoryKey=">un articolo pubblicato dalla rivista <em>ACS Nano</em></a>.</p>
<p>Il progetto per ora si basa solo su simulazioni al computer ma, spiega Stafford, &#8220;i nostri colleghi applicativi ci dicono di essere molto fiduciosi che l&#8217;apparecchio che abbiamo progettato al computer possa essere effettivamente costruito con le caratteristiche della nostra simulazione&#8221;.</p>
<p>&#8220;Siamo i primi a imbrigliare la natura ondulatoria degli elettroni e a sviluppare un&#8217;idea per trasformarla in energia utilizzabile&#8221;, ha detto Stafford.</p>
<p>&#8220;La termoelettricità consente di convertire in modo pulito il calore direttamente in energia elettrica con un&#8217;apparecchiatura in cui non sono presenti parti mobili&#8221;, dice Justin Bergfield, primo firmatario dell&#8217;articolo. &#8220;A differenza delle attuali apparecchiature di conversione del calore, come refrigeratori o turbine a vapore, il nuovo apparecchio non sfrutta parti in movimento o sostanze chimiche che possono danneggiare lo strato di ozono, ma un nastro polimerico posto fra due superfici metalliche.&#8221;</p>
<p>La chiave della nuova tecnologia è in una legge quantistica che riguarda la dualità onda-particella, ossia il fatto che oggetti minuscoli come gli elettroni possono comportarsi tanto come un&#8217;onda quanto come una particella.</p>
<p>Bergfield, Stafford e collaboratori hanno scoperto la potenzialità di conversione del calore in elettricità studiando gli eteri polifenilici, molecole che si aggregano spontaneamente in polimeri. La struttura principale di ciascuna molecola di etere polifenilico consiste di una catena di anelli di benzene, a loro volta costituiti di atomi di carbonio. La struttura ad anelli di ciascuna molecola agisce come una sorta di &#8220;cavo molecolare&#8221; attraverso cui possono fluire gli elettroni.</p>
<p>&#8220;Avevamo già lavorato con queste molecole, pensando di usarle come apparecchiatura termoelettrica, ma non abbiano scoperto nulla di speciale fino a che Michelle Solis, un dottorando che lavorava a un altro studio nel nostro laboratorio, ha scoperto che questi oggetti hanno una caratteristica particolare&#8221;, ha detto Bergfield.</p>
<p>Successivamente, attraverso simulazioni al computer, Bergfield ha fatto crescere una foresta queste molecole strette a sandwich fra due elettrodi per poi esporle a una fonte di calore simulata. &#8220;All&#8217;aumentare del numero di anelli di benzene, aumenta la potenza generata&#8221;, spiega Bergfield.</p>
<p>Il segreto della capacità delle molecole di convertire il calore in energia è nella loro struttura: ogni volta che il flusso di elettroni incontra un anello di benzene, una parte di esso ne segue un braccio e un altro l&#8217;altro braccio. Bergfield ha disegnato il circuito di anelli di benzene in modo che lungo un cammino l&#8217;elettrone sia forzato a viaggiare per un percorso più lungo dell&#8217;altro.</p>
<p>Ciò fa sì che le onde elettroniche siano sfasate una volta che si riuniscono all&#8217;estremità più lontana dell&#8217;anello e si annullino per interferenza quantistica. Quando viene applicata una differenza di temperatura lungo il circuito, l&#8217;interruzione del flusso di cariche elettriche porta alla costituzione di una differenza di potenziale elettrico fra i due elettrodi.</p>
<p><em>Fonte: LeScienze</em></p>
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		<title>Batterie agli ioni di litio sempre più efficienti</title>
		<link>http://www.freelabs.it/batterie-agli-ioni-di-litio-sempre-piu-efficienti/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 15:28:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[All News]]></category>
		<category><![CDATA[Biocarburanti]]></category>
		<category><![CDATA[Chimica]]></category>

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		<description><![CDATA[Una società britannica di tecnologia della difesa, QinetiQ, sta testando un nuovo tipo di batteria agli ioni di litio per veicoli ibridi ed elettrici che potrebbero essere sostanzialmente più convenienti e più potenti rispetto alle batterie già esistenti. La batteria si basa su ioni di litio e solfuro di ferro: ciò rivela un certo numero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.technologyreview.com/files/36080/redlion_x220.jpg" alt="" width="176" height="154" />Una società britannica di tecnologia della difesa, QinetiQ, sta testando un nuovo tipo di batteria agli ioni di litio per veicoli ibridi ed elettrici che potrebbero essere sostanzialmente più convenienti e più potenti rispetto alle batterie già esistenti.</p>
<p>La batteria si basa su ioni di litio e solfuro di ferro: ciò rivela un certo numero di vantaggi rispetto alle pile esistenti, afferma Gary Mepsted, responsabile tecnico del gruppo Qinetiq. La nuova batteria costerà la metà di quelle già in commercio, durerà di più e sarà possibile ricaricarla più velocemente rispetto alle altre batterie al litio.</p>
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		<title>I pannelli solari mimetici</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 19:05:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chimica]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia e ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Ingegneria e tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il prezzo da pagare per dire addio a carbone e petrolio sarà impestare il paesaggio di pesanti infrastrutture per l&#8217;energia solare? No, almeno a giudicare da alcune tendenze rispettose dell&#8217;impatto ambientale che cominciano a farsi largo nel settore dei pannelli solari. C&#8217;è chi propone tegole in grado di catturare l&#8217;energia del sole e chi invece [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://services.condenetint.com/dam/674x281/s_v/solarField.jpg" alt="" width="363" height="151" /></p>
<p>Il prezzo da pagare per dire addio a carbone e petrolio sarà impestare il paesaggio di pesanti infrastrutture per l&#8217;energia solare? No, almeno a giudicare da alcune tendenze rispettose dell&#8217;impatto ambientale che cominciano a farsi largo nel settore dei pannelli solari.</p>
<p><span id="more-745"></span></p>
<p>C&#8217;è chi propone tegole in grado di catturare l&#8217;energia del sole e chi invece pensa a pennelli solari flessibili: roba da arrotolare e mettere in macchina per usarla anche in campeggio, oppure da stendere lungo le strade al posto dell&#8217;asfalto per produrre ogni 3 km energia per circa mille abitazioni.</p>
<p>I primi li produce la Powerfilmsolar, una società dell&#8217;Iowa che ha sempre lavorato per il settore militare e ora si è convertita agli usi civili. In pratica: i pannelli solari un tempo utilizzati nei campi militari di Iraq e Afghanistan potranno tra breve essere utilizzati per fare campeggio libero o per alimentare la veranda in giardino.</p>
<p>Si tratta di fogli di poliimmide dello spessore di 0,025 mm, senza l&#8217;uso di cadmio e con una struttura di assorbimento dell&#8217;energia fatta di silicio. Il loro vantaggio consisterebbe nella praticità d&#8217;uso: se ne possono ottenere tagli di ogni dimensione, per esempio anche per farne piccole stuoie per alimentare PC e altri device elettronici, si adattano a superfici curve o mutevoli come quelle delle tende e verande, possono alimentare dispositivi a basso voltaggio. Ma ci sono anche i bassi prezzi a renderli appetibili per il mercato: a parità di dimensioni rispetto ai tradizionali pannelli solari utilizzano infatti appena l&#8217;1% del silicio, riducendo i costi di produzione.<br />
L&#8217;idea di stendere pannelli solari al posto dell&#8217;asfalto delle strade è invece dell&#8217;ingegnere americano Scott Brusaw, che ha dato vita alla SolarRoadWays, letteralmente le autostrade solari. Secondo i suoi calcoli basterebbe infatti ricoprire l&#8217;1,7% del territorio americano per soddisfare l&#8217;intero fabbisogno energetico degli Stati Uniti. E l&#8217;1,7% del territorio è proprio quello asfaltato delle strade, da cui l&#8217;idea di progettare delle placche fotovoltaiche di 30 cm per lato da stendere lungo le carreggiate.<br />
Queste placche sarebbero composte di tre strati: uno per catturare l&#8217;energia, uno per convogliarla e uno superiore per resistere alla pressione delle automobili. Il condizionale è d&#8217;obbligo perché la SolarRoadWays per ora ha solo ricevuto un finanziamento per poter presentare un prototipo entro febbraio 2010. Ma promette anche numerosi vantaggi collaterali: i pannelli sembrerebbero resistere meglio di asfalto e cemento all&#8217;usura, l&#8217;energia convogliata potrebbe servire anche a sciogliere la neve e facilitare il traffico in inverno e i pannelli avrebbero anche la proprietà di trasmettere segnali agli automobilisti su condizioni del traffico, meteo, etc.</p>
<p>Fonte: Wired</p>
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		<title>Deuterio ultradenso prodotto in laboratorio</title>
		<link>http://www.freelabs.it/deuterio-ultradenso-prodotto-in-laboratorio/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 14:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chimica]]></category>
		<category><![CDATA[Ingegneria e tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo gli studiosi, si tratterebbe di un &#8220;metallo invertito&#8221; con i nuclei di deuterio che si muvono nel campo degli elettroni stazionari Un campione di deuterio ultradenso &#8211; un cubo di 10 centimetri di lato peserebbe 130 tonnellate &#8211; è stato prodotto da un gruppo di ricerca del  Dipartimento di chimica dell&#8217;Università di Goteborg, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/misc/scienze/2009/05/12/jpg_1338388.jpg" alt="" /><span class="titolo">Secondo gli studiosi, si tratterebbe di un &#8220;metallo invertito&#8221; con i nuclei di deuterio che si muvono nel campo degli elettroni stazionari</span></p>
<p>Un campione di deuterio ultradenso &#8211; un cubo di 10 centimetri di lato peserebbe 130 tonnellate &#8211; è stato prodotto da un gruppo di ricerca del  Dipartimento di chimica dell&#8217;Università di Goteborg, in Svezia, guidato da Leif Holmlid.</p>
<p>Secondo le attuali conoscenze, si tratta di una forma di materia coinvolta nei processi che portano alla formazione delle stelle, e potrebbe essere presente all&#8217;interno dei pianeti giganti come Giove.</p>
<p><span id="more-290"></span></p>
<p>Il deuterio ultra-denso, denominato D(-1) è stato osservato in quest&#8217;ultimo studio, <a href="http://www.sciencedirect.com/science?_ob=PublicationURL&amp;_tockey=%23TOC%236176%232009%23997179998%231007095%23FLA%23&amp;_cdi=6176&amp;_pubType=J&amp;_auth=y&amp;_acct=C000050221&amp;_version=1&amp;_urlVersion=0&amp;_userid=10&amp;md5=e4969f8d9785f2ed679c7e94f9fb01c9">pubblicato sulla rivista </a><span class="pubTitle" style="margin: 0px;"> <a href="http://www.sciencedirect.com/science?_ob=PublicationURL&amp;_tockey=%23TOC%236176%232009%23997179998%231007095%23FLA%23&amp;_cdi=6176&amp;_pubType=J&amp;_auth=y&amp;_acct=C000050221&amp;_version=1&amp;_urlVersion=0&amp;_userid=10&amp;md5=e4969f8d9785f2ed679c7e94f9fb01c9">&#8220;International Journal of Mass Spectrometry&#8221;</a>, </span> utilizzando la tecnica di esplosione coulombiana indotta da un laser ultrapotente e misurando l&#8217;energia cinetica e la massa dei prodotti della reazione. Il valore dell&#8217;energia cinetica, in particolare, ha permesso di risalire alla distanza interatomica D-D, stimata in 2,3 ± 0,1 picometri (millesimi di miliardesimi di metro) in buon accordo con il valore di 2,5 picometri ottenuto per via teorica.</p>
<p>Secondo gli studiosi, si tratterebbe di un &#8220;metallo invertito&#8221; con i nuclei di deuterio che si muvono nel campo degli elettroni stazionari.</p>
<p>Non si tratta però di una semplice esercitazione di laboratorio: gli autori prefigurano infatti importanti applicaizoni pratiche in campo energetico.</p>
<p>“Un importante obiettivo della nostra ricerca è che un simile materiale possa essere utilizzato come combustibile molto efficiente negli esperimenti di fusione nucleare a confinamento inerziale innescata da laser ultrapotenti”, ha commentato Leif Holmlid.</p>
<p>Tale tipo di tecnologia è stata testata finora su deuterio criogenico noto anche come “ghiaccio di deuterio”, con scarsi risultati. Nella pratica infatti, è risultato molto difficile comprimere il deuterio a livelli sufficienti a raggiungere le alte temperature richieste per innecascare il processo di fusione nucleare.</p>
<p>Quello ora ottenuto è uno stato della materia un milione di volte più denso del deuterio criogenico, una circostanza, questa, che potrebbe rendere sufficientemente agevole superare tale difficoltà utilizzando impulsi laser di potenza elevata.</p>
<p>Sulle possibilità di sfruttamento tecnologico della scoperta gli autori sembrano molto ottimisti. “Se si riuscisse a produrre grandi quantità di questo materiale, il processo di fusione potrebbe diventare la sorgente energetica del futuro, e molto prima di quanto ritenuto finora”, ha concluso Holmlid.</p>
<p>Inoltre, gli stessi studiosi sono fiduciosi di poter progettare il processo di fusione del deuterio in modo che i prodotti finali siano esclusivamente elio e idrogeno, evitando così di ottenere trizio radioattivo, come si intende fare in alcuni modelli ipotizzati finora.</p>
<p>Fonte: LeScienze</p>
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		<title>Se non volete essere papà, uomini vi basta una puntura</title>
		<link>http://www.freelabs.it/se-non-volete-essere-papa-uomini-vi-basta-una-puntura/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 08:35:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chimica]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>

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		<description><![CDATA[Parità dei sessi raggiunta, e scusate se parliamo letteralmente, anche tra le lenzuola. Il controllo delle gravidanze indesiderate adesso tocca sempre più da vicino anche all’uomo. Basta che si facciano una iniziezione di testosterone per non avere bambini dalla propria partner. Il nuovo sistema anticoncezionale maschile messo a punto dai ricercatori del National Research Institute [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://services.condenetint.com/dam/674x281/d_f/editedscarpette495551068_92bf7679b2_b.jpg" alt="" width="379" height="158" /></p>
<p>Parità dei sessi raggiunta, e scusate se parliamo letteralmente, anche tra le lenzuola. Il controllo delle gravidanze indesiderate adesso tocca sempre più da vicino anche all’uomo. Basta che si facciano una iniziezione di testosterone per non avere bambini dalla propria partner.</p>
<p>Il nuovo sistema anticoncezionale maschile messo a punto dai ricercatori del National Research Institute for Family Planning di Pechino è stato testato su un campione di 1000 uomini fertili tra i 25 e 45 anni che negli ultimi due anni hanno ricevuto una iniezione di testosterone ogni mese. Risultato: nel 99 per cento il metodo è stato un efficace anticoncezionale e dopo pochi mesi dalla sospensione del trattamento in tutti eccetto due partecipanti all’esperimento la fertilità è tornata normale.</p>
<p><span id="more-251"></span></p>
<p>“Per le coppie che non possono o preferiscono non usare la contraccezione femminile, le opzioni sono la vasectomia, il preservativo o il coito interrotto&#8221;, ha spiegato Qun Yi-Gu, uno degli autori della ricerca &#8220;Il nostro studio mostra come un contraccettivo ormonale maschile possa essere un&#8217;alternativa praticabile&#8221;.</p>
<p>Dunque presto le donne potranno abbandonare la pillola?</p>
<p>La sperimentazione di anticoncezionali maschili a base di testosterone sta andando avanti da anni anche su stimolo della stessa Organizzazione  Mondiale della Sanità. “Fino ad ora non c’erano mai stati risultati univoci  dal punto di vista scientifico, i numeri delle sperimentazioni non erano sufficienti per passare poi alla fase successiva ovvero alla commercializzazione del prodotto – commenta il dottor Giorgio Piubello, andrologo dell’Università di Verona &#8211; Il campione di 1000 uomini della sperimentazione cinese è un buon numero ma non è ancora abbastanza significativo per il mercato degli anticoncezionali maschili&#8221;.</p>
<p>Secondo Piubello lo studio è però un ulteriore passo avanti che ci dice che anche l&#8217;assuzione di metodi <em>retard</em>, (come le iniziezioni mensili invece che una una pillola giornaliera) possono essere efficaci per la prevenzione delle gravidanze, e questa sembra essere la soluzione attorno alla quale si sta organizzano l’interesse della comunità scientifica.</p>
<p><strong>Allora avremo presto un “pillolo”?</strong><br />
&#8220;Questo è un grande punto di domanda – risponde Piubello, perché manca l’interesse delle aziende che pensano che il maschio, almeno in Europa, non abbia interesse a prenderlo. L’uomo ha sempre grandi resistenze ad assumere farmaci, anche se fosse in commercio domani gli uomini non avrebbero interesse a prenderlo&#8221;.</p>
<p>E per capire questa tendenza maschile alla “cautela” di cui ci parla Piubello basti pensare al Viagra, neanche in “quel” caso – sottolinea l’andrologo veronese-  c’è stata un’esplosione immediata di vendite che le case farmaceutiche si aspettavano e in Europa si è dovuto aspettare un anno, prima che gli uomini si lasciassero andare ad un po’ di virilità blu.</p>
<p>E pensare invece a come reagirono <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pillola_anticoncezionale">le donne in italia non appena fu introdotta la pillola anticoncezionale</a> cinquanta anni fa… “ fu subito boom” sottolinea Piubello. Quando si dice le differenze di genere…</p>
<p>“Al momento in Italia il preservativo è il massimo che gli uomini utilizzino, e anche controvoglia – dice l’andrologo dell’Università di Verona dove si recano per una visita circa 500 uomini all’anno, 2 sono le richieste di vasectomia.</p>
<p>Al momento, a livello internazionale,  sono in corso sperimentazioni su animali di alternative anticoncezionali maschili come piccoli strumenti rimovibili da applicare direttamente sul deferente maschile, una sorta di mollettina apri e chiudi, all’occorrenza. Oppure ancora delle specie di spiraline che poi possono essere rimosse dal dotto maschile.</p>
<p>“Questa iniezione anticoncezionale in Italia non avrebbe successo di vendite” &#8211; aggiunge Piubello-  sarebbe una possibilità efficace ma mi aspetto che comunque l’utilizzo utile nei numeri non sia tale da incoraggiare le aziende ad investire nella sua produzione”.</p>
<p>La <a href="http://www.andrologiaitaliana.it/">Società Italiana per l’andrologia</a> (che ogni promuove una settimana di visite andrologiche gratuite in 300 centri italiani) sta cercando di porre l’accento sull’importanza soprattutto per i giovani maschi di esami come quello del liquido seminale o delle visite ai genitali, sulla stessa linea delle visite ginecologiche alle quali si sottopongono le donne.</p>
<p>La sperimentazione sulle iniezioni anticoncezionali maschili  del National Research institute for Family Planning va avanti con particolare attenzione alla sicurezza cardiovascolare, della prostata e dei comportamenti.  E voi uomini che ne pensate, le usereste?</p>
<p>Fonte: Wired</p>
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		<title>Una &#8220;tangenziale&#8221; per gli ioni di litio</title>
		<link>http://www.freelabs.it/una-tangenziale-per-gli-ioni-di-litio/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 13:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chimica]]></category>
		<category><![CDATA[Informatica e telecomunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ingegneria e tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli ingegneri del MIT anno realizzato un sistema per il transito rapido della corrente elettrica attraverso un ben noto materiale per batterie che potrebbe essere utile per ricaricarle in un tempo molto breve, migliorando così le prestazioni dell&#8217;elettronica di consumo dai telefoni cellulari ai computer. Il lavoro, pubblicato sull&#8217;ultimo numero della rivista “Nature” potrebbe fornire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/misc/scienze/2009/03/12/jpg_1337485.jpg" border="0" alt="" align="left" /><em>Gli ingegneri del <a href="http://web.mit.edu/">MIT</a> anno realizzato un sistema per il transito rapido della corrente elettrica attraverso un ben noto materiale per batterie che potrebbe essere utile per ricaricarle in un tempo molto breve, migliorando così le prestazioni dell&#8217;elettronica di consumo dai telefoni cellulari ai computer.</em></p>
<p>Il lavoro, pubblicato sull&#8217;ultimo numero della rivista “Nature” potrebbe fornire un metodo di ricarica veloce per le macchine elettriche, sebbene in questo caso particolare il limite principale sarebbe quello della rete elettrica.</p>
<p>Le attuali batterie ricaricabili a ioni di litio sono caratterizzate da densità di energia molto alte, cioè consentono di immagazzinare molta carica in un volume limitato. L&#8217;inconveniente è che esse hanno potenze relativamente limitate, cioè si caricano e si scaricano assai lentamente.</p>
<p lang="it-IT">Ceder, insieme con il collega Byoungwoo Kang, ha escogitato una via per aggirare il problema, creando una nuova struttura di superficie che permette agli ioni litio di muoversi rapidamente all&#8217;esterno del materiale, secondo un&#8217;idea analoga a quella delle tangenziali che bypassano le città.</p>
<p><strong>Utilzzando questa nuova tecnica, si è riusciti a realizzare una piccola batteria che potrebbe essere completamente ricaricata e scaricata in un arco temporale compreso tra 10 e 20 secondi, contro i sei minuti del dispositivo convenzionale. </strong></p>
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