
La Svezia metterà a disposizione 800 milioni di euro per aiutare le nazioni a combattere i cambiamenti del clima.
Freelabs.it – La portavoce del governo Roberta Alenius ha confermato che il Primo Ministro Fredrik Reinfeldt annuncerà la donazione all’Unione Europea che ammonta sugli 800 milioni di euro (~1,2 miliardi di dollari). La donazione dovrebbe essere proposta in occasione del meeting a Bruxelles. La Svezia attualmente detiene la presidenza di turno dell’UE e sta cercando ulteriori contributi da parte delle altre nazioni.
Alenius (Roberta – Presidente Svedese dell’Unione Europea, ndr) mercoledì ha riferito che non tutte le 27 nazioni saranno in grado di offrire un aiuto poichè alcune di esse si trovano in gravi problemi economici.
Contro i cambiamenti climatici servono azioni, non chiacchere. E l’Alto Adige ha deciso di accelerare sul percorso della sostenibilità e di eliminare la sua dipendenza dai combustibili fossili entro il 2020.
“Il nostro piano _ ha annunciato l’’assessore all’Ambiente e all’Energia, Michl Laimer _ è quello di raggiungere il 75% di energia da rinnovabili nel 2013 e il 100% entro il 2020. Per fare un raffronto nel 2005 la quota delle rinnovabili in Svezia era al 39,8%, in Finlandia al 28,5%, in Austria al 23,3%, in Germania al 5 e in Italia al 5,2%”. “Le fonti energetiche rinnovabili _assicura _ sono disponibili in loco, la capacità di sfruttamento è in fase di sviluppo, garantiscono la continuità ell’approvvigionamento, consentono di creare nuovi posti di lavoro, hanno prezzi stabili, sono ecosostenibili, non danneggiano l’ambiente ed hanno emissioni molto basse o pari a zero”. Il consumo energetico in Provincia di Bolzano è costituito per il 29% da elettricità, integralmente coperta dalla produzione idroelettrica (930 centrali in tutto, 784 da 220 KW, 116 da 220-3000 KW e 30 oltre 2000 KW per una produzione netta superiore del 50% alle esigenze locali) e per il 71% da domanda termica coperta ad oggi per il 27% con le rinnovabili e il 44% dalle fonti fossili che l’Alto Adige sostituirà integralmente entro il 2013.

LIVORNO. Lo snobbato summit di Pechino dei 4 grandi Paesi emergenti (Brasile, Cina, India e Sudafrica) si è rivelato alla fine uno scossone a tutto il percorso finale verso Copenhagen. Dopo gli impegni, per certi versi inaspettati, rivelati negli ultimi giorni da cinesi, brasiliani ed indiani, è il Sudafrica a fare l’ennesima sorpresa proprio mentre si aprono le porte della Cop 15.
Crystal Island sorgerà a Mosca, a soli 7,5 k
m dal Cremlino nel 2013 e sarà l’edificio ecosostenibile più grande del mondo. La sua punta più alta raggiungerà i 450 metri e la sua superficie complessiva sarà di 2,5 milioni di metri quadrati, così estesa che è stato definito una città nella città. Non un vero e proprio edificio quindi, quanto una specie di città coperta in grado di ospitare 30 mila abitanti e negozi, alberghi (per un totale di 3000 camere), musei, cinema, teatri e addirittura una pista di pattinaggio sul ghiaccio, tutti meravigliosamente efficienti dal punto di vista energetico.
E’ Norman Foster l’autore di questo immenso progetto che avrà la forma di un vulcano, una gigantesca spirale costellata da terrazze-giardino che serviranno ad evitare le dispersioni termiche dell’edificio nel gelido clima russo. Eh sì perché questo progetto, che modificherà lo skyline della città di Mosca, è definibile ambizioso non solo per le sue colossali dimensioni, ma anche per il sito in cui verrà realizzato, caratterizzato da temperature invernali davvero bassissime. E’ stato sicuramente un evento eccezionale, ma nel gennaio del 1987, a Mosca vennero raggiunti i -39 gradi centigradi!

Buone (poche) e cattive (molte) notizie provengono dall’ultimo report della nota società di consulenza McKinsey, relativa all’utilizzo e alla relativa scarsità d’acqua sul nostro pianeta e reso noto ieri. Molto preoccupante è il fatto che, per la prima volta da quando si effettuano controlli di questo tipo, la domanda d’acqua abbia superato le riserve disponibili e oltre un miliardo di persone non riescano ad avere normalmente accesso a questa risorsa indispensabile.
Il gap quindi, andrà ad allargarsi nei prossimi anni. Le buone notizie sarebbero, condizionale d’obbligo, nel fatto che le soluzioni sostenibili per ovviare a questo problema esiterebbero e sarebbero pure poco costose. Ovviamente però, servirebbe una forte azione dei governi di tutto il mondo che, a dire il vero, sembrano piuttosto sordi e lenti da questo punto di vista.

L’idea che nelle nostre città non ci siano più black out è di per sé rassicurante. Pensate ora ad una rete di cavi sottomarini che colleghino i vari continenti del mondo, trasportando elettricità dai paesi che ne hanno di più a quelli che ne hanno meno. Non solo, e se sotto i nostri mari si potesse trasferire energia prodotta da fonti rinnovavili da luoghi pieni di vento e sole ad altri in cui invece eolico e fotovoltico hanno meno fortuna?
Il fatto che tutto questo sia possibile ci fa sperare in un futuro in cui si parlerà sempre meno catastroficamente di surriscaldamento globale. Se in Europa e negli USA le interconnessioni sottomarine sono già una realtà, a Doha, sul Golfo Arabo, abbiamo incontrato qualcuno che sta spingendo l’idea un passo più lontano, forse non solo geograficamente.

La rivista Popular Science ha redatto un elenco di otto innovazioni che potrebbero cambiare radicalmente l’agricoltura del futuro, permettendo di rendere coltivabili terre oggi desertiche, limitare lo spreco d’acqua, aumentare i raccolti e la produzione di cibo, senza dover ricorrere a fertilizzanti chimici.
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Il periodico fenomeno di riscaldamento delle acque del Pacifico sta cambiando in un modo che potrebbe aumentare il numero di tempeste nell’Atlantico
Un nuovo studio indica che la forma di El Niño può essere in via di cambiamento e in un modo che potrebbe provocare non solo un numero maggiore di uragani, ma anche un aumento del rischio che essi arrivino a interessare la terraferma, in particolare le coste del Golfo del Messico e dell’America centrale.
Ad affermarlo è uno studio basato su registrazioni storiche del fenomeno e su rilevazioni da satellite condotto da ricercatori della Georgia Tech’s School of Earth and Atmospheric Sciences diretti da Peter Webster, che ne parla in un articolo pubblicato su “Science”.

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