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	<title>Freelabs.it - Technology, news and future &#187; Cultura</title>
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		<title>Già sotto torchio il Sole 24 Ore approdato su Ipad</title>
		<link>http://www.freelabs.it/gia-sotto-torchio-il-sole-24-ore-approdato-su-ipad/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 05:50:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Freelabs.it &#8211; 5 Agosto 2010 &#8211; Da quello che si legge nei blog e in rete in generale, sembra che l&#8217;applicazione creata dal Sole 24 Ore per permettere agli utenti dell&#8217;Ipad di leggere (per ora) gratuitamente il famoso giornale finanziario senza comprarlo in formato cartaceo, non sia stata granchè gradita. Se infatti l&#8217;Ipad è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.bitcity.it/immagini/news/2010/07/13/16232/il-sole-24-ore-approda-sull-ipad-1.jpg?=1279005234" alt="" width="175" height="233" />Freelabs.it &#8211; 5 Agosto 2010 &#8211; <strong>Da quello che si legge nei blog e in rete in generale, sembra che l&#8217;applicazione creata dal Sole 24 Ore per permettere agli utenti dell&#8217;Ipad di leggere (per ora) gratuitamente il famoso giornale finanziario senza comprarlo in formato cartaceo, non sia stata granchè gradita.</strong></p>
<p>Se infatti l&#8217;Ipad è stato creato con la possibilità di riprodurre filmati e tracce audio, l&#8217;applicazione del Sole 24 Ore permette una semplice &#8220;visione&#8221; del giornale, viene praticamente fornita la versione del giornale in pdf da visionare, zoomando senza ottenere grandi qualità dal rendering, niente di più.</p>
<p>Sarebbe bastato allegare qualche filmato o link di approfondimento, o addirittura uno spazio dove gli utenti del giornale elettronico avrebbero potuto discutere &#8216;in diretta&#8217;, articolo per articolo, potendo lasciare un feedback, come il famoso &#8220;Mi piace&#8221; di facebook.</p>
<p>Ma siamo consapevoli che questi sono i primi passi timidi in un territorio ancora in gran parte sconosciuto, diamo quindi tempo al tempo, ma soprattutto tempo alle aziende di capire come gestire al meglio questa tecnologia.</p>
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		<title>Netiquette: Ovvero come allevare un piccolo geek</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 19:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando ero piccolo, ad essere fortunati, avere un telefono in camera tua (o addirittura un numero di telefono personale!) era un rito di passaggio fondamentale dall&#8217;essere bambini a diventare adulti. Un po&#8217; come comprare la tua prima macchina, o aprire il tuo primo conto in banca, avere un telefono tutto tuo era un passo verso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://services.condenetint.com/dam/674x281/a_c/BambinoComputer.jpg" alt="" width="384" height="160" /></p>
<p>Quando ero piccolo, ad essere fortunati, avere un telefono in camera tua (o addirittura un numero di telefono personale!) era un rito di passaggio fondamentale dall&#8217;essere bambini a diventare adulti. Un po&#8217; come comprare la tua prima macchina, o aprire il tuo primo conto in banca, avere un telefono tutto tuo era un passo verso l&#8217;indipendenza e una maggiore maturità nel rapporto tra genitore-figlio.</p>
<p><span id="more-759"></span></p>
<p>Oggi il telefono non è più il mezzo standard di comunicazione fra i tredicenni. Email, instant messenger e i social network sono la forma di comunicazione più comune tra i teenager e nuovi studi hanno mostrato che la cosidetta generazione Y fa sempre più affidamento sull&#8217;email o altre forme preferite di comunicazione.<br />
Questo significa che i bambini crescendo diventano sempre più dipendenti dalla tecnologia e da internet.</p>
<p>Dal momento che non abbiamo ragioni per dubitare che questo trend si arresterà, siate consapevoli di quanto sia cruciale il momento in cui creerete il primo indirizzo e-mail per i vostri figli, tenendo a mente che nel futuro prossimo sarà questo il loro mezzo di comunicazione preferito.</p>
<p>Ora starete probabilmente pensando: &#8220;Voglio che mio figlio si goda i benefici di internet come me, ma sono preoccupato di quello che potrebbe succedere quando non sono presente&#8221;. Adam Thierer della fondazione Progress &amp; Freedom ha fatto un report sul controllo che dovrebbero avere i genitori e l&#8217;importanza di insegnare ai bambini a fare un uso sicuro della rete.  Un&#8217;altra grande risorsa per tutelare la sicurezza dei vostri figli quando sono online è GetNetWise.org: un sito che contiene dei suggerimenti sulla navigazione online e su come riportare i problemi in cui ci si imbatte.</p>
<p>Non esiste un solo modo giusto per insegnare ai vostri figli a navigare in internet, ma, come sostiene il rapporto di Thier, i genitori hanno la responsabilità di insegnare ai bambini una vera e propria netiquette. Così come i bambini imparano ciò che è giusto e sbagliato nella vita offline, allo stesso modo è necessario che vengano guidati nella vita online. I vostri bambini, in quanto tali, seguiranno i principi e le guide che gli avete inculcato sin dalla nascita. All&#8217;inizio per evidenziare l&#8217;importanza della privacy e della sicurezza online, è importante che siate vicini e che seguiate i vostri pargoli mentre si cimentano nell&#8217;arte della navigazione web.</p>
<p>Secondo un pezzo apparso di recente sul New York Times a proposito di genitori e figli online, è importante che i genitori abbiano la stessa etichetta online che vogliono far adottare i propri figli. Ad esempio, quindi,  non postate troppe informazioni personali come foto, data di nascita e indirizzo di casa se non volete che lo facciano anche i geeketti, mettendo a rischio la riservatezza di famiglia. Allo stesso modo, dovreste rispettare la loro privacy (evitando di postare una loro foto  su Facebook per esempio, per poi accorgervi che è stata utilizzata come pubblicità su qualche sito).</p>
<p>Il primo passo da compiere con i principianti digitali, dunque, è sicuramente una lunga chiaccherata sulla responsabilità da assumersi per una condotta appropriata online. Chiarite quale sarà l&#8217;uso del loro indirizzo email e cercate di capire cosa loro si aspettano di farne. È necessario trovare l&#8217;equilibrio giusto tra il fidarsi completamente dei propri figli quando mandano email ed esplorano la rete da soli e controllarli a vista: meglio sapere cosa stanno facendo ed essere in guardia su potenziali situazioni a rischio.</p>
<p>Avere un indirizzo email è il primo passo nello stabilire la propria presenza online e la propria identità digitale. Non si è mai troppo vecchi (o giovani!) per mettere la privacy in prima linea quando si tratta della propria vita online. Questo è un elemento chiave nella guida all&#8217;utente del futuro.</p>
<p>Ecco qualche regoletta che potreste impartire ai vostri pargoletti pronti a spiccare il primo volo nella rete:</p>
<p>1. La regola di non parlare mai con gli sconosciuti vale anche online. Internet è un luogo molto grande ed è nato per aiutare le persone a connettersi nonostante la distanza geografica che li separa. Non solo i vostri figli si incontreranno con i propri amici (e purtoppo anche nemici) ma incontreranno anche nuove persone con cui condividono certi interessi. È importante insegnare ai propri figli che, allo stesso modo in cui non si accetta mai un passaggio da uno sconociuto, non dovrebbero mai rispondere a delle mail mandate da estranei.</p>
<p>2. Tratta il tuo indirizzo email come tutte le tue proprietà. L&#8217;account email è tuo, e solamente tuo. Non devi condividerlo con nessuno se non vuoi. Insegnate ai vostri figli a stare attenti a chi daranno il proprio indirizzo email.</p>
<p>3. Leggi ogni modulo che compili, inclusa la normativa per la tutela della privacy. I moduli da compilare possono essere molto dannosi in quanto ci si potrebbe esporre troppo o iscriversi a una lunga lista di email pubblicitarie o a catena senza rendersene conto. Assicuratevi che i bambini leggano tutti i dettagli dell&#8217;iscrizione ad un nuovo account. Potreste sedervi e farlo con loro. Mentre compilate il modulo, fate attenzione ai box già cliccati. In genere questi stanno a significare che volete apparire nei risultati di ricerca pubblici. Ma per avere un indirizzo e-mail non è necessario che siate rintracciabili.</p>
<p>Il vostro indirizzo email, proprio come il vostro numero di telefono, è vostro e potete farne quello che volete. Prestate attenzione a tutte le caselle e le opzioni, per non parlare delle importantissime notificazioni sulla tutela della privacy (da notare quella di Facebook, per non parlare di quella di Google). I siti web non si fanno alcun problema a collezionare informazioni su di voi, senza che voi lo sappiate. È necessario sapere quali informazioni son state raccolte e come si può optare fuori dall&#8217;iscrizione. In questo modo i vostri figli non cadranno vittime di truffe online o di phishing.</p>
<p>4. Non dare nessuna informazione personale senza il permesso. Come annonato nella Guida alla privacy online, è necessario far capire ai vostri figli quali sono i pericoli nel pubblicare informazioni come la loro età, il loro nome, l&#8217;indirizzo o il numero di telefono, senza il vostro permesso.</p>
<p>5. Mantenete un diaologo costante con i vostri figli sul loro uso di internet e chiedetegli con chi parlano. Internet è uno strumento di partecipazione, perciò è giusto che siate partecipi alla vita online dei vostri figli.  Chiedetegli a chi mandano le email (non in tono di accusa, ma nello stesso modo in cui potresti chiedere: &#8220;con chi hai giocato oggi a scuola?) e com&#8217;è la loro esperienza online. I vostri bambini dovrebbero sentirsi a proprio agio a confidarsi con voi, in particolare se si imbattono in situazioni di cyberbullismo. Secondo il Berkman Center for Internet &amp; Society dell&#8217;università di Harvard il cyberbullismo, specialmente quando perpetrato dai compagni o dai coetanei, è più comune (.pdf) degli altri rischi online.</p>
<p>A questo punto non ci resta che dire un&#8217;ultima cosa: Congratulazioni! State allevando un figlio nell&#8217;era digitale, e non è cosa da poco. Sarà un po&#8217; come educare un Luke Skywalker piuttosto che un Jabba the Hutt nella comunità online mondiale!<br />
Buon lavoro! E buona fortuna!</p>
<p>Fonte: Wired</p>
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		<title>Un fascio di neutroni per svelare il mistero di Leonardo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 19:42:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Una leggenda iniziata nel 1503 e un’indagine dal rigore scientifico che parte più di 30 anni fa. Quello della Battaglia di Anghiari è uno dei più leggendari misteri che circondano la vita e le opere di Leonardo da Vinci e potrebbe essere vicino ad essere svelato grazie alle più moderne e sofisticate tecnologie. Davvero sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://services.condenetint.com/dam/674x281/o_r/palazzoVecchio.gif" alt="" width="384" height="160" /></p>
<p>Una leggenda iniziata nel 1503 e un’indagine dal rigore scientifico che parte più di 30 anni fa. Quello della Battaglia di Anghiari è uno dei più leggendari misteri che circondano la vita e le opere di Leonardo da Vinci e potrebbe essere vicino ad essere svelato grazie alle più moderne e sofisticate tecnologie.</p>
<p><span id="more-740"></span></p>
<p>Davvero sotto quello del Vasari si nasconde l’affresco di Leonardo definito per la sua bellezza da Benvenuto Cellini come ‘la scuola del mondo’? “Proseguo a rilento a dipingere la mia Gioconda e pochi giorni fa ho ricevuto l’incarico di affrescare una parete di Palazzo Vecchio con l’immagine della Battaglia di Anghiari” appuntava il genio fiorentino nei suoi taccuini. Ma dell’affresco mai più una traccia.</p>
<p>Maurizio Seracini è un ingegnere specializzato in tecnologie biomedicali, appassionato di storia dell’arte e direttore scientifico del Centro Diagnostico per i Beni Artistici e Architettonici di Firenze. Il suo sospetto inizia nel 1975, quando su un particolare dell’affresco di Giorgio Vasari, La Battaglia di Marciano in Val di Chiana (1563), si accorge di due parole: ‘Cerca Trova’. Convinto che il Vasari abbia voluto conservare le tracce del capolavoro di Leonardo, Seracini mette in moto la macchina delle sue ricerche che da allora non si è mai fermata. Per la prima volta, utilizza strumenti tecnologici nuovi e sofisticati e i suoi studi sulla Battaglia diventano nel corso degli anni famosi in tutto il mondo, con tanto di citazione ne Il codice da Vinci di Dan Brown.</p>
<p>Nel 2005, con una sorta di ecografo, scopre la presenza di una intercapedine segreta proprio sotto il pannello sospetto: la parete di Palazzo Vecchio con l’affresco del Vasari dove su un&#8217;insegna militare ci sono scritte le parole-indizio.</p>
<p>Le indagini di Seracini e del suo team di ingegneri ed esperti di arte si indirizzano su questa parete del Salone dei Cinquecento. Un macchinario diagnostico a tecnologia nucleare tarato dall&#8217;Università di San Diego in California, un nuovo strumento georadar capace di &#8216;leggere&#8217; i vuoti, messo a punto dal dipartimento di Elettronica dell&#8217;Università di Firenze, strumenti di scansione laser, radar, e una macchina miniaturizzata capace di investire con un fascio di neutroni la parete per riconoscere tipi di pigmenti e materiali usati da Leonardo. Con l’aiuto di queste moderne tecnologie l’ingegnere ha potuto guardare ‘dietro’ l’affresco del Vasari nel Salone dei Cinquecento e a svelare dettagli del dipinto che per centinaia di anni sono rimasti sepolti sotto la pittura monocroma che li ricopre.</p>
<p>Leonardo dipinse La Battaglia di Anghiari per celebrare la proclamazione della repubblica di Firenze, dopo la cacciata dei Medici. Per almeno 60 anni l’affresco venne ammirato e copiato da vari pittori (celebre quello di Rubens), ma secondo la leggenda e le fonti, il dipinto di Leonardo sarebbe stato coperto per volontà dei Medici, tornati al potere nel 1560, in quanto rappresentaione allegorica della vittoria della repubblica sull’oligarchia.</p>
<p>Fonte: Wired</p>
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		<title>Qualigeo: L’atlante agroalimentare web 2.0 più completo al mondo</title>
		<link>http://www.freelabs.it/qualigeo-l%e2%80%99atlante-agroalimentare-web-2-0-piu-completo-al-mondo/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 14:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[La qualitá del cibo deve essere sostenibile e accessibile ai consumatori. Questa la filosofia con cui nel 2002 è nata a Siena la Fondazione Qualivita, per difendere e diffondere la cultura rurale e in particolar modo quella legata alle produzioni enogastronomiche di qualità. &#8220;La tecnologia al servizio della democrazia della qualità&#8221;, ha affermato Mauro Rosati, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://services.condenetint.com/dam/674x281/k_n/Marianne-Fischer-Boel-Forum.gif" alt="" width="365" height="152" /></p>
<p>La qualitá del cibo deve essere sostenibile e accessibile ai consumatori. Questa la filosofia con cui nel 2002 è nata a Siena la Fondazione Qualivita, per difendere e diffondere la cultura rurale e in particolar modo quella legata alle produzioni enogastronomiche di qualità.</p>
<p><span id="more-726"></span></p>
<p>&#8220;La tecnologia al servizio della democrazia della qualità&#8221;, ha affermato Mauro Rosati, autore di Qualigeo e General Manager della Fondazione Qualivita presentando a Bruxelles, lo scorso 8 ottobre, Qualigeo Atlas e Qualigeo Web Platform. Si tratta del primo atlante al mondo che comprende tutti i prodotti agroalimentari certificati del Vecchio Continente.</p>
<p>Un lavoro di 2 anni che ha coinvolto un team di 40 persone impegnato a creare una rete di collaborazione europea. Il risultato è un volume imponente con 850 prodotti certificati DOP, IGP e STG provenienti da 22 paesi che raccontano la migliore tradizione agroalimentare d&#8217;Europa.</p>
<p>La versione Web 2.0 è Qualigeo Web Platform e, realizzato in collaborazione con Engineering Ingegneria Informatica, rappresenta &#8220;la più completa banca dati del comparto agroalimentare al mondo, destinata a un pubblico globale, con testi in italiano, inglese, francese e spagnolo&#8221; spiega Rosati. Si tratta di una piattaforma flessibile e interattiva, aperta a diverse forme di collaborazione e pensata sia per utenti esperti che per un pubblico di semplici appassionati desideroso di trovare informazioni sui prodotti di qualità.</p>
<p>&#8220;Questa iniziativa è nata in Italia perché è qui che abbiamo trovato importanti contributi in termini di mezzi e di collaborazione. Un particolare ringraziamento, infatti, va rivolto al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, partner indispensabili per la realizzazione di un&#8217;opera che parte con una tiratura di 10.000 copie e ha l&#8217;ambizione di diventare un punto di riferimento non solo in Europa, ma in tutto il mondo&#8221;, ha commentato Rosati nel corso dell&#8217;evento.</p>
<p>Alla presentazione nella Sala dei Congressi dell&#8217;Espace Monte Paschi Belgio erano presenti anche il Commissario europeo per l&#8217;Agricoltura Marianne Fischer Boel, Paolo De Castro, Presidente della Commissione Agroalimentare presso il Parlamento Europeo, i rappresentanti di Governo di Italia, Francia e Spagna e molti addetti ai lavori.</p>
<p>Fonte: Wired</p>
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		<title>Tutti a scuola, senza carta e penna</title>
		<link>http://www.freelabs.it/tutti-a-scuola-senza-carta-e-penna/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 13:40:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra scontri, polemiche, riduzioni del budget, professori in rivolta, la scuola italiana tenta comunque di guardare avanti. E dove non arriva lo Stato, incominciano a pensarci le aziende private: Asus ha appena annunciato che fornirà supporto informatico a una classe 1a del liceo scientifico Melchiorre Gioia di Piacenza. Perché proprio questo istituto? Il Gioia è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://services.condenetint.com/dam/674x281/s_v/scuola.jpg" alt="" width="365" height="152" /></p>
<p>Tra scontri, polemiche, riduzioni del budget, professori in rivolta, la scuola italiana tenta comunque di guardare avanti. E dove non arriva lo Stato, incominciano a pensarci le aziende private: Asus ha appena annunciato che fornirà supporto informatico a una classe 1a del liceo scientifico Melchiorre Gioia di Piacenza.</p>
<p><span id="more-680"></span></p>
<p>Perché proprio questo istituto? Il Gioia è da tempo un faro luminoso nel buio processo di informatizzazione delle nostre scuole: qui c&#8217;è un registro elettronico (basato sul software MasterCom di Master Training) per la gestione della didattica, che gestisce assenze (se manchi da scuola, lo sanno anche i genitori a casa, in tempo reale), pagelle e comunicazioni scuola-famiglia (è tutto online). Fantascienza per la maggior parte degli studenti italiani.</p>
<p>A sperimentare le nuove opportunità didattiche digitali, saranno quindi 25  studenti: al loro arrivo a scuola troveranno altrettanti Eee Pc ad attenderli sul banco.</p>
<p>Detta così, potrebbe sembrare una semplice operazione di marketing fine a se stessa. Ma a rendere tutto più interessante e concreto c&#8217;è un progetto più vasto e articolato (sono previste altre iniziative durante l&#8217;anno), e che vede coinvolti anche i docenti: anche loro avranno a disposizione dei netbook, integrati con MasterCom, per tutta la gestione delle classi.</p>
<p>Il fine è ambizioso: si tenterà concretamente di fare a meno di carta e penna, nei limiti del possibile, dal momento che, sostiene il comunicato stampa di Asus, &#8220;i netbook potranno anche essere impiegati per prendere e scambiare appunti in aula, svolgere i compiti a casa, creando comunità di studio online anche grazie al software di comunicazione, videoconferenza e condivisione già preinstallato&#8221;.</p>
<p>La dirigente del liceo Gianna Arvedi ribadisce: &#8220;Anziché guardare con timore all&#8217;utilizzo della tecnologia da parte dei giovani, intendiamo sfruttarla anche in classe&#8221;.</p>
<p>Non fa una grinza. E se lo sviluppo digitale deve passare anche per sponsor e iniziative commerciali, ben venga. Di certo, per i 25 ragazzi scelti da Asus è solo un&#8217;opportunità in più. Anche perché al momento non sembrano esserci molte alternative.</p>
<p>Fonte: Wired</p>
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		<title>Perché internet ci rende persone migliori</title>
		<link>http://www.freelabs.it/perche-internet-ci-rende-persone-migliori/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Jul 2009 12:37:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Internet rende le persone migliori, secondo Jonathan Zittrain, un professore di legge di Harvard e investigatore per l&#8217;iniziativa OpenNet. La gente che ha creato internet non l&#8217;ha fatto per il guadagno, ha raccontato al congresso di TEDGlobal ad Oxford, ma perché ne era affascinata. Questo entusiasmo, e non il desiderio di fare grosse quantità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://services.condenetint.com/dam/674x281/w_z/wikipedia_1.jpg" alt="" width="386" height="161" /></p>
<p>Internet rende le persone migliori, secondo Jonathan Zittrain, un professore di legge di Harvard e investigatore per l&#8217;iniziativa OpenNet.</p>
<p>La gente che ha creato internet non l&#8217;ha fatto per il guadagno, ha raccontato al congresso di TEDGlobal ad Oxford, ma perché ne era affascinata. Questo entusiasmo, e non il desiderio di fare grosse quantità di denaro, sta dietro al successo di tanti siti web.</p>
<p><span id="more-648"></span></p>
<p>Ha spiegato che siti come Wikipedia dipendono dal contributo dei netizen che vogliono proteggere il valore di wikipedia e che perciò si comportano come dei difensori morali.</p>
<p>&#8220;Wikipedia si trova costantemente a 45 minuti dalla distruzione&#8221; he aggiunto, &#8220;assediata da migliaia di spambot che vogliono ricoprire le sue pagine di pubblicità per orologi Rolex&#8221;.</p>
<p>Zittrain ha fatto poi l&#8217;esempio di Star Wars Kid &#8211; un video virale apparso su YouTube di un bambino che fa finta di volare con una sciabola di luce. Questo video è stato pubblicato senza che il bambino lo sapesse.  Wikipedia ha creato una pagina sull&#8217;argomento che include un forum di discussione chiedendosi se fosse il caso di pubblicare in nome del bambino. I media lo avevano già fatto, ma la squadra di Wikipedia ha deciso di non scriverlo.</p>
<p>&#8220;Questo aneddoto illustra come tutti i dati online riflettano le nostre esperienze e le nostre emozioni, e che c&#8217;è la possibilità di assumere un atteggiamento etico quando decidiamo come vogliamo riportare una storia&#8221;, ha osservato.</p>
<p>Gli altri speakers hanno contribuito con altre storie di moralità online.  Imogen Heap ha raccontato di come ha mobilizzato i suoi fan di Twitter una volta che un giornalista senza scrupoli ha cercato di vendere un suo singolo in promozione prima della sua data di rilascio. Così i fan hanno alzato l&#8217;asta di eBay fino a 10 milioni di sterline,costringendo eBay a cancellare la vendita.</p>
<p>Fonte: Wired</p>
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		<title>Romanzieri si diventa, basta un click</title>
		<link>http://www.freelabs.it/romanzieri-si-diventa-basta-un-click/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 14:29:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ingegneria e tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Al suono della parola &#8220;scrittore&#8221;, molti di noi ancora visualizzano lo stereotipo dello scribacchino ottocentesco: un essere inetto alla vita, ingobbito su un&#8217;enorme scrivania seppellita di tomi, compendi, dizionari, e fogli secchi d&#8217;inchiostro. Ai piedi un tappeto di cartacce appallottolate attorno a un cestino in eruzione. Ce lo immaginiamo rifugiato in un sottotetto lugubre, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://services.condenetint.com/dam/674x281/o_r/romanzieri.png" alt="" width="391" height="163" /></p>
<p>Al suono della parola &#8220;scrittore&#8221;, molti di noi ancora visualizzano lo stereotipo dello scribacchino ottocentesco: un essere inetto alla vita, ingobbito su un&#8217;enorme scrivania seppellita di tomi, compendi, dizionari, e fogli secchi d&#8217;inchiostro. Ai piedi un tappeto di cartacce appallottolate attorno a un cestino in eruzione. Ce lo immaginiamo rifugiato in un sottotetto lugubre, il volto pallido rischiarato da un moccolo di candela e tra i denti una matita ridotta a mozzicone.</p>
<p><span id="more-632"></span></p>
<p>Ma la realtà è che siamo nel 2009, l&#8217;inchiostro ormai si usa solo per i biglietti d&#8217;auguri e tutti quegli strumenti che un tempo appesantivano la scrivania di uno scrittore, &#8220;i ferri del mestiere&#8221; come li chiamavano Fruttero e Lucentini, possono essere trasferiti nella memoria a stato solido di un leggerissimo laptop. Questo è ancora più vero da quando gli svizzeri della Intertec hanno messo a disposizione di tutti gli aspiranti romanzieri StoryBook, un software gratuito e open-source per gestire ogni passo della stesura di un romanzo.</p>
<p>StoryBook è una specie di vastissima lavagna virtuale dove il romanziere può appuntare annotazioni, archiviare nomi e biografie dei personaggi. Ogni singolo dettaglio (capitoli, scene, luoghi, personaggi) del romanzo può essere catalogato e archiviato in modo da poterlo ripescare in qualsiasi momento della fase di scrittura. Facciamo un esempio: immagina di stare scrivendo un giallo, sei arrivato alla scena in cui il principale sospettato deve costruirsi un alibi per la polizia e non ricordi più se il tizio in questione avesse partecipato o meno a una festa di addio al celibato (forse aveva dato forfait, forse aveva mangiato un po&#8217; di torta e se n&#8217;era andato, non ricordi). Non hai voglia di sfogliare tutto il manoscritto per ritrovare la scena: nessun problema, basta accedere al database personaggi e subito il software ti elenca tutte le scene e i capitoli in cui è presente il sospettato, con tanto di ora e data.</p>
<p>Insomma, è uno strumento ottimo per evitare le incongruenze che in un romanzo, di solito, rappresentano una bella gatta da pelare. Ma il tool per la gestione dei personaggi e dei luoghi può essere utile anche in fase creativa. Magari sei al secondo romanzo e vuoi inserire un personaggio del primo? Facile, clicchi sul vecchio database e lo trascini nel nuovo progetto. In questo modo hai immediato accesso a ogni informazione su di lui: chi ha conosciuto, cosa ha fatto, a quale frutto era allergico&#8230; come se fosse un paziente nello schedario di un medico.</p>
<p>Certo, c&#8217;è chi preferisce scrivere romanzi appollaiato sul sedile di un treno, armato solo di una bic e un moleskine, magari convinto di essere la reincarnazione di Bruce Chatwin. Ma la dura realtà è che i grandi scrittori, del passato come del presente, sono dei cesellatori certosini, dei funamboli del labor limae, che consumano intere giornate per rendere una pagina perfetta.<br />
Prendiamo Vladimir Nabokov, ad esempio. Secondo lui l&#8217;ispirazione è un guizzo, un flash inaspettato, &#8220;un riflesso in una pozzanghera&#8221;. Un misero dieci percento del lavoro complessivo. Per passare da una pozzanghera illuminata a un grande romanzo occorrono olio di gomito, pagine martoriate di correzioni e notti insonni. StoryBook non sarà la chiave per scrivere un best-seller, ma può alleggerire il lavoro, e di tanto.<br />
E poi, dato che nel 2009 i ferri del mestiere li puoi chiudere tutti in un software open-source, potresti ancora esaudire il tuo sogno di romanziere pendolare. Ti prendi un net-book, prenoti una cabina dell&#8217;ultimo vagone, butti lo sguardo fuori e aspetti che l&#8217;ispirazione colpisca una pozzanghera.</p>
<p>P.S.: Piccolo problema: StoryBook è solo per Linus e Windows. Se sei un incorreggibile accolito della confraternita Mac, non disperare, lo scrittore Jerry Seeger ha sviluppato un software simile apposta per Mac.</p>
<p>Fonte: Wired</p>
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		<title>Pubblicità: il Web batte tutti</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 12:42:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Una volta è un caso, due una coincidenza, tre una prova. Se poi la cosa continua, se ogni notizia diventa una conferma, siamo ben oltre il concetto di &#8216;trend di mercato&#8217;. L&#8217;annuncio arriva dallo Iab Forum di Roma, giunto alla sua seconda edizione: le previsioni della spesa pubblicitaria in Italia nel 2009 rivelano chiaramente che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://services.condenetint.com/dam/674x281/k_n/lab.jpg" alt="" width="420" height="175" /></p>
<p>Una volta è un caso, due una coincidenza, tre una prova. Se poi la cosa continua, se ogni notizia diventa una conferma, siamo ben oltre il concetto di &#8216;trend di mercato&#8217;.</p>
<p>L&#8217;annuncio arriva dallo Iab Forum di Roma, giunto alla sua seconda edizione: le previsioni della spesa pubblicitaria in Italia nel 2009 rivelano chiaramente che l&#8217;unico mezzo che cresce nonostante la crisi è Internet. Il calo degli investimenti sui media tradizionali ricorda il bollettino di guerra del Vietnam per l&#8217;esercito americano: ogni giorno la situazione peggiora. La stampa sta sprofondando a quota -21,5%, la a Tv -10,2%, la radio a -9,4%, le affissioni a -13,9%. Si salva solo il web.</p>
<p><span id="more-611"></span></p>
<p>Per la Rete si prevede una crescita del 10,5%, non male soprattutto di questi tempi, come commenta Layla Pavone, presidente di Iab Italia: &#8220;Un dato estremamente positivo alla luce del macro-scenario economico e considerando la flessione degli altri mezzi&#8221;.</p>
<p>Certo, questo + 10,5% è anche dovuto all&#8217;arretratezza italiana nel settore: se nello Stivale l&#8217;advertising online rappresenta l&#8217;8% degli investimenti pubblicitari complessivi, nel Regno Unito, che presenta dati simili quanto ad acceso a internet della popolazione, il web incide per il 20% sul totale. Da noi la Tv fagocita il 50% della torta, per capirci. Una questione complessa, in cui si incrociano aspetti diversi come la cultura della classe dirigente, il sistema delle concessionarie, la capacità di allargare la &#8216;visione&#8217;, l&#8217;innovazione… Cose su cui noi di Wired siamo particolarmente sensibili.</p>
<p>Insomma, non possiamo che migliorare. E forse qualcosa si sta muovendo.<br />
Il messaggio è chiaro: gli Italiani non solo sanno che cos&#8217;è internet, ma sono ormai abituati a navigare per il web, sono sensibili all&#8217;advertising online, fanno acquisti, sono un bacino pubblicitario a dir poco importante. Il mercato è maturo.</p>
<p>Di qui il passo logico che-più-logico-non-si-può: riusciranno i nostri eroi (le aziende italiane) a capire finalmente le potenzialità del mezzo (il Web) e i risvolti di marketing (il P2P, il concetto di one2one), a cavalcare la tigre e a riversarsi in massa su internet?</p>
<p>Fonte: Wired</p>
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		<title>In partenza per la Luna</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 12:39:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci siamo. Il viaggio verso la Luna è ufficialmente cominciato. O meglio cominciava esattamente il 16 luglio, di 40 anni fa. Come allora l’eccitazione per il momento in cui l’uomo stava per raggiungere la Luna ferve di ora in ora, via via che ci si avvicina al 20 luglio quando il modulo lunare Eagle si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://services.condenetint.com/dam/674x281/k_n/luna2277867358_2d3f408e07.jpg" alt="" width="375" height="156" /></p>
<p>Ci siamo. Il viaggio verso la Luna è ufficialmente cominciato. O meglio cominciava  esattamente il 16 luglio, di 40 anni fa.<br />
Come allora l’eccitazione per il momento in cui l’uomo stava per raggiungere la Luna ferve di ora in ora, via via che ci si avvicina al 20 luglio  quando il modulo lunare Eagle si separò dal Columbia e Neil Armstrong scese le scalette fino al suolo lunare, diventando ufficialmente il primo uomo a compiere il leggendario allunaggio sul “Mare della Tranquillità”.</p>
<p><span id="more-609"></span></p>
<p>Alle 13:32 UTC di quel 16 luglio del 1969 partiva la missione Apollo 11 dal John F. Kennedy Space Center della Nasa, che oggi torna a vivere, in real time, negli audio che la Nasa manderà in onda sul suo sito  a partire proprio dalla stessa ora, le 16:32 italiane.</p>
<p>In audio l’intera missione con le comunicazioni, nel frattempo digitalizzate, tra i tre astronauti che hanno realizzato il sogno dell’immaginario collettivo mondiale. In webstream potremo risentire l’emozione di Neil Armstrong, Michael Collins e Buzz Aldrin in comunicazione tra di loro e in contatto con il centro di controllo di Houston, ovviamente includendo quel celebre “è un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità” che Armstrong pronunciò dopo aver messo il primo piede umano sulla Luna.</p>
<p>La trasmissione integrale degli audio proseguirà fino alle 16,50 del 24 luglio, quando fu recuperato l&#8217;equipaggio. In Italia prepariamoci a lunghe celebrazioni, sempre oggi su Rai Storia andranno in onda le immagini del lancio dell’Apollo 11 dalla base di Cape Canaveral, così come trasmesse dal Telegiornale dell’epoca. Tutte le cronache dell&#8217;epoca saranno riproposte sempre su Rai Storia il 17 e 18 luglio.</p>
<p>Fonte: Wired</p>
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		<title>Dal Grande Fratello al Grande Presidente, in rete governi tu</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 11:56:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[In TV, dove spadroneggiano i reality, ne abbiamo viste di tutti i colori e sul web&#8230;si stanno attrezzando. E, dato che &#8216;la vita è un palcoscenico&#8217;, sembra sia giunto il momento anche per l&#8217;Italia di portare lo spettatore, pardon il cittadino, direttamente sul palcoscenico politico. Un palcoscenico 2.0 che trasforma il “Grande Fratello” in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://services.condenetint.com/dam/674x281/w_z/XBarak.jpg" alt="" width="395" height="164" /></p>
<p>In TV, dove spadroneggiano i reality, ne abbiamo viste di tutti i colori e sul web&#8230;si stanno attrezzando. E, dato che &#8216;la vita è un palcoscenico&#8217;, sembra sia giunto il momento anche per l&#8217;Italia di portare lo spettatore, pardon il cittadino, direttamente sul palcoscenico politico. Un palcoscenico 2.0 che trasforma il “Grande Fratello” in una sorta di “Grande Presidente” dove la politica diventa fai da te e finalmente tutti, ma proprio tutti, potranno dire la loro e, candidandosi nel web-reality &#8216;Xbarak&#8217;, diventare presidenti, anche se solo virtualmente.</p>
<p><span id="more-594"></span></p>
<p>Un reality italiano che prende il nome dal presidente americano? Niente di strano per i fautori del progetto, che dichiarano dal loro sito: “Barak Obama non ha fatto solo storia ma ha lasciato un&#8217;esperienza capitalizzabile in ogni business”. Ed ecco qua, tattiche pro-business e politica si fondono per creare questa esperienza tutta nuova per l&#8217;Italia, dove il presidente possiamo farlo potenzialmente tutti. E la citazione americana non si limita probabilmente solo alla &#8216;scuola&#8217; Obama, qualche anno fa oltreoceano imperversava &#8216;American Candidate&#8217;, il reality show televisivo dove dieci candidati, di vari background e opinioni politiche, si sfidavano attraverso una vera e propria campagna politica, per aggiudicarsi il titolo di &#8216;presidente&#8217;. Modalità simili, ma via web, per il recentissimo &#8216;The Big President&#8217;, un reality spagnolo in quattro fasi, con tanto di programma politico e dibattito finale per trovare il presidente che oltre alla gloria si aggiudicherà ottomila euro.<br />
E mentre gli inglesi hanno preso la politica 2.0 seriamente con theyworkforyou.com, dove uno speciale occhio del grande fratello &#8216;alla rovescia&#8217; viene virtualmente piazzato tra i ministri, in Italia, con &#8216;Xbarak&#8217;, si torna alla dimensione giocosa in stile spagnolo, questa volta senza premi ma solo per trovare &#8216;il leader del futuro&#8217;.</p>
<p>Un modo, a quanto pare, per spostare dal bar al web la vox populi e, perchè no, dare nuovi impulsi e nuove idee alla scena politica reale. Nello stile democratico che contraddistingue la rete, chiunque può candidarsi mandando al sito un video di un minuto, caricato su Youtube, dove ci si presenta e si espone in breve il proprio programma politico, i voti poi spettano agli utenti. Superate le candidature-provini, tra i più votati la produzione selezionerà una decina di persone che gareggeranno, attraverso delle primarie virtuali, per la carica di &#8216;presidente&#8217;.</p>
<p>Il progetto è ancora in fieri, sul sito ci sono ancora poche video-candidature e gli organizzatori aspettano altre &#8216;voci&#8217; prima di passare alla prossima fase.<br />
Riusciranno i nostri eroi a sdoganarsi dal binomio reality-prodotto trash? E la vicenda darà una botta di vita anche alla nostra politica o farà semplicemente fare quattro risate agli internauti? Le risposte nelle prossime puntate. Intanto, chi ha voglia di candidarsi, ora ha un&#8217;occasione in più per farsi sentire.</p>
<p>Fonte: Wired</p>
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