<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Freelabs.it - Technology, news and future &#187; Informatica e telecomunicazioni</title>
	<atom:link href="http://www.freelabs.it/category/info/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.freelabs.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2012 14:07:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>LulzSec, avvertimenti alle banche tricolore</title>
		<link>http://www.freelabs.it/lulzsec-avvertimenti-alle-banche-tricolore/</link>
		<comments>http://www.freelabs.it/lulzsec-avvertimenti-alle-banche-tricolore/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 20:29:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica e telecomunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza informatica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.freelabs.it/?p=1368</guid>
		<description><![CDATA[Il collettivo hacker si è intrufolato tra i meandri di vari istituti del Belpaese. Pubblicato su Pastebin un solo account a scopo dimostrativo. Nessun attacco è stato lanciato, ma gli interessati sono stati allertati. Roma &#8211; &#8220;Un doveroso e gratuito servizio di sicurezza&#8221;, offerto dai celebri collettivi hacker Anonymous e LulzSec a tutti i &#8220;navigatori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il collettivo hacker si è intrufolato tra i meandri di vari istituti del Belpaese. Pubblicato su Pastebin un solo account a scopo dimostrativo. Nessun attacco è stato lanciato, ma gli interessati sono stati allertati.</strong></p>
<p>Roma &#8211; &#8220;Un doveroso e gratuito servizio di sicurezza&#8221;, offerto dai celebri collettivi hacker Anonymous e LulzSec a tutti i &#8220;navigatori di Internet&#8221; nel Belpaese. Una controllata ad alcune banche tricolori, partita dalla semplice ricerca su Google di un istituto preso a caso.</p>
<p><span id="more-1368"></span><br />
&#8220;In soli 15 minuti di attività di ricerca su una banca presa a casaccio, siamo entrati in possesso del portale della stessa&#8221;, recita <a rel="nofollow" href="http://pastebin.com/eDbyaDWg" target="_blank">un comunicato</a> apparso tra i meandri di Pastebin. &#8220;Non è possibile che una banca e ripeto una banca sia penetrabile in 15 minuti&#8221;, hanno continuato gli hacker.</p>
<p>Le divisioni italiane di Anonymous e LulzsSec hanno però rassicurato gli utenti: nessun dato sarebbe stato trafugato per fini criminosi. &#8220;Noi non siamo criminali e non abbiamo alcun interesse nell&#8217;approprarci dei vostri soldi. Non solo dovreste denunciare la banca per l&#8217;utilizzo dei vostri dati sensibili non accurato, ma dovreste iniziare a dubitare di queste grandi realtà&#8221;.</p>
<p>Il collettivo si è dunque limitato a pubblicare online uno degli account trafugati, evitando di procedere con un vero e proprio attacco nei confronti degli istituti presi in esame. Un modo &#8211; almeno secondo Anonymous e LulzSec &#8211; per evitare strumentalizzazioni a mezzo stampa, oltre che danneggiare &#8220;gli onesti cittadini&#8221;. Intanto, gli hacker si preparano per settembre con quella che stata già descritta come <em>Operazione Banche al Sicuro</em>.</p>
<p><em><a href="http://www.freelabs.it/out.php?link=punto-informatico.it/3259913/PI/News/lulzsec-avvertimenti-alle-banche.aspx">Mauro Vecchio per PuntoInformatico</a></em><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.freelabs.it/lulzsec-avvertimenti-alle-banche-tricolore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Stampanti 3D? Con i LEGO si può.</title>
		<link>http://www.freelabs.it/stampanti-3d-con-i-lego-si-puo/</link>
		<comments>http://www.freelabs.it/stampanti-3d-con-i-lego-si-puo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 19:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Informatica e telecomunicazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.freelabs.it/?p=1254</guid>
		<description><![CDATA[Will Gorman, programmatore software di giorno e maniaco dei LEGO di notte, ha creato la &#8220;MakerLegoBot&#8221;, una &#8216;stampante&#8217; di costruzioni LEGO. La macchina effettua una scansione in 3D di un modellino assegnatole e lo &#8220;stampa&#8221;, lo riproduce utilizzando i mattoncini LEGO. Esistono già alcune stampanti 3D, ma queste utilizzando come materiale di produzione la plastica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/4YZeX8ti7Io?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/4YZeX8ti7Io?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p>Will Gorman, programmatore software di giorno e maniaco dei LEGO di notte, ha creato la &#8220;MakerLegoBot&#8221;, una &#8216;stampante&#8217; di costruzioni LEGO.</p>
<p>La macchina effettua una scansione in 3D di un modellino assegnatole e lo &#8220;stampa&#8221;, lo riproduce utilizzando i mattoncini LEGO.</p>
<p>Esistono già alcune stampanti 3D, ma queste utilizzando come materiale di produzione la plastica.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.freelabs.it/stampanti-3d-con-i-lego-si-puo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>[Video] 13mila satelliti intorno alla Terra</title>
		<link>http://www.freelabs.it/video-13mila-satelliti-intorno-alla-terra/</link>
		<comments>http://www.freelabs.it/video-13mila-satelliti-intorno-alla-terra/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 14:19:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica e telecomunicazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.freelabs.it/?p=1154</guid>
		<description><![CDATA[Il plugin per Google Earth è scaricabile da qui: http://www.gearthblog.com/satellites.html]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ydbbd-4oEds&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xd0d0d0&amp;hl=it_IT&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="385" src="http://www.youtube.com/v/ydbbd-4oEds&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xd0d0d0&amp;hl=it_IT&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Il plugin per Google Earth è scaricabile da qui: http://www.gearthblog.com/satellites.html</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.freelabs.it/video-13mila-satelliti-intorno-alla-terra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I videogiochi rilassano, parola di monaco buddista</title>
		<link>http://www.freelabs.it/i-videogiochi-rilassano-parola-di-monaco-buddista/</link>
		<comments>http://www.freelabs.it/i-videogiochi-rilassano-parola-di-monaco-buddista/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 18:16:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica e telecomunicazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.freelabs.it/?p=699</guid>
		<description><![CDATA[Trinley Dorje é un ventiquattrenne un po&#8217; speciale. Ama la musica, il cinema e i videogiochi come milioni di suoi coetanei, ma ricopre la carica di Karmapa Lama, ossia quella di unico leader buddista legalmente riconosciuta dai governi di Cina, India e Tibet. Durante un&#8217;intervista al Times indiano ha rilasciato alcune affermazioni inusuali (almeno visto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://services.condenetint.com/dam/674x281/a_c/buddhist-monk.jpg" alt="" width="403" height="168" /></p>
<p>Trinley Dorje é un ventiquattrenne un po&#8217; speciale. Ama la musica, il cinema e i videogiochi come milioni di suoi coetanei, ma ricopre la carica di Karmapa Lama, ossia quella di unico leader buddista legalmente riconosciuta dai governi di Cina, India e Tibet. Durante un&#8217;intervista al Times indiano ha rilasciato alcune affermazioni inusuali (almeno visto il clima generale che accompagna questo mezzo di intrattenimento dalla sua nascita) nei confronti dei videogiochi.</p>
<p><span id="more-699"></span></p>
<p>&#8220;Vedo i videogames come una sorta di &#8220;terapia emozionale&#8221;. Per me giocare rappresenta un modo per rilassarmi, per sfogare istinti repressi e concentrare i miei pensieri negativi, liberandoli nell&#8217;illusione del gioco&#8221;. Uno &#8220;sgodanamento&#8221; in piena regola, insomma, ed una delle poche voci che si sono levate negli ultimi temi a favore dei videogiochi, che fin troppo spesso, vengono additati come causa principale dei mali del mondo. Giusto un paio di mesi fa l&#8217;American Journal of Preventive Medicine pubblicava uno studio che metteva in stretta relazione l&#8217;abuso di videogiochi e l&#8217;aumento nei giovani di fenomeni come depressione e obesità. E si potrebbero citare mille altri esempi negativi (molti dei quali però, proposti da persone che normalente non hanno mai tenuto in mano un joypad in tutta la loro vita&#8230;). Ovviamente ci fidiamo della parola di Trinley Dorje, ma per credergli completamente vorremmo vederlo prendere tutte le medaglie d&#8217;oro a Mirror&#8217;s Edge senza mai avere la tentazione di scagliare pad, console e gioco fuori dalla finestra&#8230;</p>
<p>Fonte: Wired</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.freelabs.it/i-videogiochi-rilassano-parola-di-monaco-buddista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Massimo Marchiori: C’era una volta Google</title>
		<link>http://www.freelabs.it/massimo-marchiori-c%e2%80%99era-una-volta-google/</link>
		<comments>http://www.freelabs.it/massimo-marchiori-c%e2%80%99era-una-volta-google/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 19:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica e telecomunicazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.freelabs.it/?p=678</guid>
		<description><![CDATA[Massimo Marchiori è professore di Reti e Tecnologie Web all’università di Padova e visiting professor al Massachusetts Institute of Technology (Mit). Ha creato il concetto di iperinformazione e il motore HyperSearch, idee che hanno portato alla creazione di Google. È l’autore di vari standard mondiali per il Web. Ha vinto (unico italiano) il premio TR100, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://services.condenetint.com/dam/674x281/o_r/passwordmassimo_RGB.jpg" alt="" width="374" height="156" /></p>
<p>Massimo Marchiori è professore di Reti e Tecnologie Web all’università di Padova e visiting professor al Massachusetts Institute of Technology (Mit). Ha creato il concetto di iperinformazione e il motore HyperSearch, idee che hanno portato alla creazione di Google. È l’autore di vari standard mondiali per il Web. Ha vinto (unico italiano) il premio TR100, riservato ai 100 giovani ricercatori più innovatori al mondo.</p>
<p><span id="more-678"></span></p>
<p>Oggi ho portato mio figlio al museo. Ho chiesto a Raffaella, che è sempre gentilissima con noi, di farci strada fino all’ingresso principale. L’abbiamo salutata, e siamo entrati nel grande salone, mano nella mano. Siamo andati nel padiglione storico e gli ho mostrato com’era il Mare.</p>
<p>Cerco di spiegargli che una volta il Mare era molto diverso da oggi, quando improvvisamente si guarda attorno e mi chiede: «Papà, ma dov’è la Barca?». Sorridendo, punto un dito davanti a noi e gli indico un piccolo rettangolo. «Quella era la Barca? E come ci si entrava?». Vedo che è stupito, mi guarda con quegli occhi che brillano di domande. È bellissimo quando tuo figlio impara una cosa nuova: «Una volta, non si poteva salire sulla Barca, si poteva solo parlarle da fuori. Ecco, vedi». Mentre parlo, muovo le dita e comincio a scrivere. «Ma cosa fai, papà? Perché stai zitto?». «Vedi, tempo fa, le Barche erano sorde. L’unico modo per parlarci era questo, scrivere lettera per lettera». Mi guarda con curiosità, quasi come la prima volta che gli ho mostrato il Cielo, e aspetta che finisca la frase. Poi premo un tasto e la Barca risponde, riempiendo anch’essa il rettangolo di lettere. «Ma papà, la Barca è anche muta?». Comincio a sentirmi un po’ a disagio, ci sono troppe cose da spiegare: «Vedi, ci ha dato le risposte, tante risposte tra cui noi possiamo scegliere». «Tante risposte? E come facciamo a scegliere, senza il suo aiuto?». «Beh, leggiamo le lettere e cerchiamo di farci una nostra idea. Poi, vedi, ne scegliamo una, e la Barca ci porta dove abbiamo deciso». «Ma papà, è pazzesco, vuoi dire che la loro Barca era muta e sorda, non potevano parlarci? E che dovevano navigare al buio, senza vedere prima dove andare?».</p>
<p>Mi sono sentito in difficoltà, era decisamente più complicato del previsto da spiegare. «Ma come faceva la gente di un tempo a navigare così, che razza di Barca era una barca che non parla, non ascolta e non si muove!». «So che può sembrarti strano, ma non devi pensare che la gente di quel tempo fosse stupida, semplicemente il progresso non è così veloce». «Ma papà, era ovvio che con una Barca così non si poteva navigare, no?». «Le cose non sono sempre così ovvie… Hai presente Giovanni, il gelataio?». «Certo». «Il gelataio nell’altro quartiere costa meno, ma tu vai da Giovanni, ti sei mai chiesto perché?». «Perché è più comodo!». «Ecco, anche la gente di quel tempo è rimasta molto a lungo con Barche così strane: per loro erano le migliori e se qualcuno provava a fare una Barca un po’ diversa, per loro era scomoda: ormai si erano abituati». «Capisco, papà». «Il Mare, poi, era diventato talmente grande e profondo che non era facile fare nuove Barche. E quindi sono rimasti per decenni con Barche così».   Mi ha osservato colpito, alla sua età gli anni sono lunghissimi e un decennio è come un’eternità. «Finché qualcuno ha capito che quella non era una vera Barca e invece di progettarla usando quei vecchi schemi, semplicemente cercando di modificarli, ha ricominciato da capo. Ha creato la prima vera Barca». L’ho preso per mano e ci siamo avviati verso l’uscita.</p>
<p>Per oggi le novità erano abbastanza. Raffaella era fuori del museo ad aspettarci. Sapevo che mio figlio voleva raccontarle di quelle strane cose viste al museo. Mentre la raggiungevamo, mi ha chiesto ancora: «Ma come facevano a chiamare Barche quelle cose, papà?». «Hai ragione, infatti non le chiamavano così, le chiamavano Motori». «Motori?». «Sì, come il motore di una Barca. Motori di ricerca». Mi ha guardato ridendo: «E come si fa a navigare con un Motore e senza la Barca, papà?». Gli ho sorriso anch’io, alle volte la semplicità dei bambini è di una lucidità straordinaria. Per lui navigare nel Mare dell’Informazione (quella che gli antichi chiamavano la Rete) era un concetto naturale e un Motore di ricerca che fosse solo passivo, che non dialogasse con le persone, era un oggetto primitivo. Il motore della Barca, appunto. Raffaella, vedendo che eravamo di buon umore, ci ha sorriso come solo lei sa fare. Ha lampeggiato contenta e siamo saliti a bordo, mentre con eleganza alzava le vele. «Allora, dove navighiamo adesso?».</p>
<p>Fonte: Wired</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.freelabs.it/massimo-marchiori-c%e2%80%99era-una-volta-google/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I segreti dei numeri delle versioni software</title>
		<link>http://www.freelabs.it/i-segreti-dei-numeri-delle-versioni-software/</link>
		<comments>http://www.freelabs.it/i-segreti-dei-numeri-delle-versioni-software/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 12:33:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica e telecomunicazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.freelabs.it/?p=606</guid>
		<description><![CDATA[Indovinello: cos’hanno in comune i programmi “Irfanview 4.25”, “Windows 7”, “Mac OS X 10.6”, “Ubuntu 9.04” e “OpenOffice 3.1”? Dai è facile, non lo vedi quel numero che segue il loro nome? Si tratta della “versione”, cioè di un codice che identifica un’edizione aggiornata del software. Così, per esempio, capisci al volo che, se hai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://services.condenetint.com/dam/674x281/a_c/CDs&amp;softwares.jpg" alt="" width="403" height="168" /></p>
<p>Indovinello: cos’hanno in comune i programmi “Irfanview 4.25”, “Windows 7”, “Mac OS X 10.6”, “Ubuntu 9.04” e “OpenOffice 3.1”? Dai è facile, non lo vedi quel numero che segue il loro nome? Si tratta della “versione”, cioè di un codice che identifica un’edizione aggiornata del software. Così, per esempio, capisci al volo che, se hai OpenOffice 2.0, c’è una nuova versione che ti aspetta, con funzioni aggiuntive. Ciò che pochi sanno, è che dietro a dei semplici numeri, si nasconde in realtà un mondo pieno di aneddoti, curiosità e storie sfiziose.</p>
<p><span id="more-606"></span>Al punto che la rivista Technologizer ha deciso di svelarlo, con una gustosissima F.A.Q. Dato che qui siamo per le informazioni veloci, te ne riporto un sunto, mentre l’originale lo trovi qui.</p>
<p>Quando entrò in uso il numero di versione?<br />
Potrebbe risalire al 1958 con l’uscita del Fortran II. Si trattava della seconda versione del popolare (all’epoca) linguaggio di programmazione. Tra l’altro, tra i programmatori è in voga l’abitudine di numerare ogni versione del software al quale lavorano, anche quando apportano modifiche minime.</p>
<p>Qual è il più alto numero di versione mai raggiunto?<br />
Il “23”. E scusa se mi viene in mente la ricorrenza di questo numero e lo splendido film con Jim Carrey. Riferimenti cinematografici a parte, il primato spetta a The Print Shop 23, un software grafico con una storia di ben 27 anni alle spalle. La tragedia è che mi ricordo benissimo di quando usavo la prima versione. Piazza d’onore per Emacs, elaboratore di testi giunto alla versione 22.3, anche se c’è una “beta” della 23.0.96. Insomma, un finale al fotofinish!</p>
<p>È stato Windows 95 il primo software a preferire l’anno d’uscita al numero di versione?<br />
No, gli esempi precedenti non mancano e, tra questi, il più anziano dovrebbe essere quello del Fortan, sempre lui, e la versione Fortran 66, che si riferiva proprio all’anno d’uscita. Tornando a Windows 95, curiosamente, il sistema uscì a tutti gli effetti nell’Agosto del 1995. Ai nostri giorni, in casi come questi, i produttori preferiscono apporre l’anno successivo a quello d’uscita. Ecco perché in autunno giocherai a Fifa 2010. Non sia mai che pensi a qualche salto spazio-temporale.</p>
<p>Da cosa deriva il nome Windows XP?<br />
Nel 2001, Microsoft decise di dare un nome vero e proprio alla nuova versione del suo sistema operativo. Scelse “XP”, per sintetizzare il concetto di “eXPerience”. In realtà, l’anno prima uscì Windows Millennium, Edition (abbreviato in “Windows Me”), ma si rivelò un flop al punto che la rivista PC World lo soprannominò “Mistake Edition”.</p>
<p>E “Windows Vista”?<br />
Ancora una volta, Microsoft puntò su un nome più evocativo di un anonimo numero. In questo caso il riferimento va all’esperienza “visiva” offerta dal nuovo sistema operativo, apportata con la rinnovata interfaccia.</p>
<p>E “Windows 7”?<br />
In realtà non è molto chiaro il motivo di questo numero di versione. Infatti, se si considerano le edizioni di Windows uscite fino ad ora, i conti non tornano. Microsoft sostiene che il suo prossimo sistema operativo sarà la settima versione “principale”, che segue a: Windows 1.0, Windows 2.0, Windows 3.0, Windows 95/98/SE/ME (che rientrano nell’unica categoria “Windows 4.0”), Windows 2000 e Windows Vista.</p>
<p>Qualche curiosità sul sistema operativo di Apple?<br />
Qui i numeri di versione sono meno misteriosi e più “conservatori”. Il successore di System 9 è stato Mac OS X 10.0, uscito nel 2001. Da quella versione, si è passati progressivamente a Mac OS X 10.5, nel 2007. Per Settembre, è previsto Mac OS X 10.6.</p>
<p>Qual è il più divertente sistema di numerazione delle versioni?<br />
Bè, definirlo “divertente” è un po’ forte, ma quello adottato dal TeX (un sistema di gestione dei caratteri di testo) è curioso. In pratica, il suo sviluppatore, Donald Knuth, ha affermato che dalla versione 3, uscita vent’anni fa, non ci sono stati miglioramenti sostanziali, ma solo piccole modifiche. Così, a ogni nuova versione viene aggiunto un numero decimale. Attualmente si è arrivati alla versione 3.1415926. Gulp!</p>
<p>Porta sfortuna la versione 13?<br />
In effetti moltissimi programmi hanno preferito abbandonare la numerazione progressiva una volta arrivati alla versione 12. Corel, tanto per dire, decise di nominare il successore del suo CorelDraw 12 (un programma di disegno) con la sigla X3 (ossia 10 + 3).</p>
<p>Fonte: Wired</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.freelabs.it/i-segreti-dei-numeri-delle-versioni-software/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>2010, Intel sfornerà chip made in China</title>
		<link>http://www.freelabs.it/2010-intel-sfornera-chip-made-in-china/</link>
		<comments>http://www.freelabs.it/2010-intel-sfornera-chip-made-in-china/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 15:33:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica e telecomunicazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.freelabs.it/?p=488</guid>
		<description><![CDATA[Roma &#8211; Tirando un&#8217;altra picconata all&#8217;altissimo muro che un tempo isolava la Cina dal resto del mondo, Intel ha annunciato l&#8217;imminente costruzione su suolo mandarino di una fabbrica di chip capace di produrre wafer da 300 mm con tecnologia a 65 nanometri. La Fab 68, questo il nome dell&#8217;impianto, verrà edificata sulla costa nordorientale della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.punto-informatico.it/punto/20090629/cinaintel.jpg" alt="" /></p>
<p>Roma &#8211; Tirando un&#8217;altra picconata all&#8217;altissimo muro che un tempo isolava la Cina dal resto del mondo, Intel ha annunciato l&#8217;imminente costruzione su suolo mandarino di una fabbrica di chip capace di produrre wafer da 300 mm con tecnologia a 65 nanometri.</p>
<p><span id="more-488"></span> La Fab 68, questo il nome dell&#8217;impianto, verrà edificata sulla costa nordorientale della Cina, nelle vicinanze della città di Dalian, e costerà a BigI 2,5 miliardi di dollari. Questo sarà il primo stabilimento di Intel in Asia, e il primo a portare la tecnologia di processo a 65 nm entro i confini cinesi.<br />
Intel avvierà la costruzione della Fab 68 verso la fine dell&#8217;anno e conta di metterla in funzione già nel corso della prima metà del 2010.<br />
Come spiega Ars Technica, inizialmente questa fabbrica avrebbe dovuto produrre chip con dimensione dei circuiti non inferiore a 90 nm: un limite imposto da una normativa sulle esportazioni verso la Cina legiferata alcuni anni fa dal Governo statunitense. A quanto pare l&#8217;amministrazione Obama ha ora ammorbidito questa direttiva, consentendo ad Intel di &#8220;trapiantare&#8221; in Cina la stessa tecnologia alla base dei processori Core 2 di prima generazione (Merom, Conroe e Kentsfield).<br />
Sebbene la tecnologia a 65 nm sia ormai vecchia di due generazioni &#8211; Intel ha infatti già pronta quella a 32 nm &#8211; si adatta perfettamente a quelli che sono i piani di BigI per la Fab 68: produrre chipset per le sue CPU e, più avanti nel tempo, fabbricare processori destinati soprattutto al mercato interno cinese: un mercato così vasto da saturare, da solo, buona parte della capacità produttiva della Fab 68.<br />
&#8220;Erano 15 anni che non costruivamo una fabbrica in una nuova località&#8221;, ha spiegato il CEO e presidente di Intel, Paul Otellini. &#8220;Intel è in affari con la Cina da più di 22 anni, un arco di tempo durante il quale ha investito in questo paese oltre 1,3 miliardi di dollari in ricerca, sviluppo e costruzione di impianti per il test e il montaggio. Questo nuovo investimento porterà la somma totale a 4 miliardi, facendo di Intel uno dei più grossi investitori stranieri in Cina&#8221;.<br />
Parole entusiaste anche da parte di Zhang Xiaoqiang, ai vertici della commissione governativa dedicata allo sviluppo e all&#8217;innovazione in Cina, il quale ha descritto l&#8217;accordo come &#8220;uno dei più grandi progetti di collaborazione tra Cina e Stati Uniti nel settore dei circuiti integrati&#8221;. Il portavoce del Governo cinese ha poi dichiarato che il suo paese dà il benvenuto a Intel e alle altre multinazionali straniere che desiderano investire e cooperare con la Cina.<br />
Quando nel 2007 Intel annunciò per la prima volta l&#8217;intenzione di installare una fabbrica di chip in Cina, il colosso tenne a sottolineare che questa sarebbe stata progettata e costruita seguendo i severi standard di tutela dell&#8217;ambiente applicati nel resto del mondo. Standard che promettono di minimizzare l&#8217;impatto dello stabilimento sull&#8217;ambiente circostante, garantendo la depurazione delle acque reflue, il filtraggio dei gas di scarico e l&#8217;ottimizzazione dell&#8217;energia assorbita dagli impianti. Si tratta di accorgimenti che nei paesi di più vecchia industrializzazione sono da tempo fissati in normative più o meno severe, ma che in Cina vengono spesso ignorati: non è del resto un segreto che il mare su cui si affaccia Dalian, il Mar Giallo, sia uno dei più inquinati al mondo.</p>
<p>Fonte: Punto Informatico</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.freelabs.it/2010-intel-sfornera-chip-made-in-china/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Google presenta Wave, l&#8217;email killer</title>
		<link>http://www.freelabs.it/google-presenta-wave-lemail-killer/</link>
		<comments>http://www.freelabs.it/google-presenta-wave-lemail-killer/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 09:14:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica e telecomunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.freelabs.it/?p=386</guid>
		<description><![CDATA[Roma &#8211; Più che un&#8217;onda, sembra un vortice: sono queste le prime impressioni raccolte in seguito all&#8217;annuncio di Google Wave, il nuovo camaleontico servizio sviluppato per BigG dall&#8217;equipe australiana già impiegata nella realizzazione di Maps, il servizio di mappe digitali offerto dal web. Darne una descrizione ben definita appare una sfida non semplice, dal momento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://code.google.com/apis/wave/images/wavelogo.png" alt="" width="144" height="144" />Roma &#8211; Più che un&#8217;onda, sembra un vortice: sono queste le prime impressioni raccolte in seguito all&#8217;annuncio di <a href="http://wave.google.com/" target="_blank">Google Wave</a>, il nuovo camaleontico servizio sviluppato per BigG dall&#8217;equipe australiana già impiegata nella realizzazione di Maps, il servizio di mappe digitali offerto dal web. Darne una descrizione ben definita appare una sfida non semplice, dal momento che il nuovo servizio ha un&#8217;ambizione sfacciatamente provocatoria, ovvero rivoluzionare il modo di comunicare, centrifugando in un unico contenitore email, messaggistica istantanea, social network e intelligenza collaborativa.</p>
<p>Per comprendere le molteplici sfaccettature nascoste dietro a Wave, progetto annunciato dai fratelli Rasmussen durante il Google I/O tenutosi di recente, è utile ricordare l&#8217;evoluzione che ha subito negli ultimi tempi <a href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=gmail&amp;t=4" target="_blank">Gmail</a>, arricchitosi tra l&#8217;altro di un instant messager che permette di effettuare anche videoconferenze ed interagire con i vari strumenti messi a disposizione dagli utenti. Wave può essere considerato come il contenitore definitivo, una piattaforma web based accessibile dal browser che promette di unire sotto un unico tetto i vari servizi, permettendo di scambiare email, link, mappe, documenti e di creare gruppi di discussione. &#8220;In Google Wave puoi creare un wave ed aggiungere i tuoi contatti, permettendo loro di replicare, modificare, aggiungere testo, foto, gadget o addirittura feed da altre fonti esterne&#8221; si <a href="http://googleblog.blogspot.com/2009/05/went-walkabout-brought-back-google-wave.html" target="_blank">legge</a> sul blog ufficiale di Google.</p>
<p><span id="more-386"></span>A livello pratico si presenta come una sorta di desktop condiviso che fa della comunicazione in real time il suo cavallo di battaglia. L&#8217;intero sistema è basato su codice open source, che permetterà agli sviluppatori di realizzare nuovi elementi da integrare sulla pagina dedicata al servizio. Complesso e funzionale, inoltre, il servizio in cui è distribuito il flusso di eventi, che si <a href="http://mashable.com/2009/05/28/google-wave-guide/" target="_blank">dividono</a> in wave, wavelet, blip e documenti. Questi elementi sono mutevoli, trasformabili dall&#8217;utente e generalmente fanno riferimento a thread della conversazione, che possono essere archiviati, condivisi, modificati da uno o più utenti. Molto interessante, inoltre, la possibilità di inserire gadget, così come avviene ad esempio su iGoogle e, soprattutto, i robot, entità autosufficienti in grado di partecipare alle conversazioni fornendo in maniera automatica informazioni e riferimenti.</p>
<p>Wave può vantarsi di avere un lato social che sembra essere la sintesi di quanto disponibile in rete al momento, grazie all&#8217;attitudine nel seguire il flusso di eventi e di conversazioni già fulcro di piattaforme social come Twitter e Facebook, senza dimenticare Friendfeed. Nonostante si tratti di un prodotto destinato all&#8217;utilizzo consumer, non va comunque trascurato il lato prettamente dedicato alla condivisione di documenti utili in ambito lavorativo, che può risultare appetibile anche ad un pubblico più ampio di utenti. Per il momento, però, l&#8217;intera applicazione rimane un concept, che dovrebbe essere reso disponibile agli utenti sul finire del 2009.</p>
<p>In attesa del rilascio pubblico, BigG ha già iniziato a fornire agli sviluppatori le API necessarie a sviluppare componenti aggiuntivi al servizio o addirittura versioni di Wave in grado di girare anche su server alternativi a quelli di Google. Va comunque detto che l&#8217;hype intorno alla nuova creatura di BigG e alle sue ambizioni è elevato ma, nonostante ciò, c&#8217;è comunque <a href="http://latimesblogs.latimes.com/technology/2009/05/google-wave.html" target="_blank">chi</a> predica prudenza e non sembra essere entusiasmato più di tanto da quello che definisce come l&#8217;ennesimo mashup di applicazioni che di innovativo hanno ben poco.</p>
<p><object width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/v_UyVmITiYQ&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/v_UyVmITiYQ&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p><em>Vincenzo Gentile per PuntoInformatico<br />
</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.freelabs.it/google-presenta-wave-lemail-killer/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I tre nuovi telefonini Cross-Media di Sony Ericsson</title>
		<link>http://www.freelabs.it/i-tre-nuovi-telefonini-cross-media-di-sony-ericsson/</link>
		<comments>http://www.freelabs.it/i-tre-nuovi-telefonini-cross-media-di-sony-ericsson/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 11:26:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica e telecomunicazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.freelabs.it/?p=377</guid>
		<description><![CDATA[Li abbiamo visti, li abbiamo toccati con mano, li abbiamo provati. Sono i 3 nuovi cellulari convergenti di Sony Ericsson, presentati giovedì 28 maggio 2009 in anteprima assoluta a Londra. Si chiamano Aino, Yari e Sation – niente sigle, numeri o acronimi, e questa è la prima novità – e promettono di rivoluzionare il rapporto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://services.condenetint.com/dam/674x281/s_v/sony-ok-ok.jpg" alt="" width="399" height="166" /></p>
<p>Li abbiamo visti, li abbiamo toccati con mano, li abbiamo provati. Sono i 3 nuovi cellulari convergenti di <a href="http://www.sonyericsson.com/cws/home?cc=it&amp;lc=it">Sony Ericsson</a>, presentati giovedì 28 maggio 2009 in anteprima assoluta a Londra. Si chiamano Aino, Yari e Sation – niente sigle, numeri o acronimi, e questa è la prima novità – e promettono di rivoluzionare il rapporto che abbiamo con il nostro ex telefono cellulare. Promettono, perché al momento il software necessita ancora di stabilizzare qualche funzione, ma quello che già sono in grado di fare è un vero e proprio passo in avanti, e ora di settembre, quando comincerà il lancio sul mercato, saranno perfettamente up &amp; running.</p>
<p><span id="more-377"></span><strong><br />
Sony-Ericsson Yari, il gioco-fonino</strong><br />
Dimentica i classici giochi sul telefonino: qui entriamo nell&#8217;era dei giochi CON il telefonino. Il paragone di esperienza più vicino è quello con il Wii, con alcune differenze: con Yari posso giocare a tennis, boxe, golf o affrontare un programma di fitness (al lancio saranno disponibili più di 600 giochi, così promettono quelli di Sony-Ericsson) muovendo il mio corpo. Yari è infatti dotato di tecnologia gesture-gaming (è il primo fuori dal mercato giapponese) che attraverso l&#8217;obiettivo della fotocamera (da 5 Mpixel) riconosce il gesto che si effettua facendo una volée, un uppercut o uno swing, e lo trasforma in gioco interattivo. Ti muovi, sudi, competi e giochi con – o contro – il tuo telefonino. Fatte le debite proporzioni, la differenza chiave con il Wii è che il telefonino non lo tieni in mano (è venduto con un portatelefono su cui appoggiarlo e altoparlanti wireless per rendere più verosimile l&#8217;esperienza di gioco), e soprattutto che per il momento non è possibile giocare con altri possessori di un cellulare Yari. Ma questo è il next level sul quale i tecnici di Sony Ericsson stanno già lavorando.</p>
<p><strong>Sony-Ericsson Aino, il media-fonino</strong><br />
La notizia è presto detta: Aino è in grado di sincronizzarsi via Wi-Fi alla PlayStation 3. Il che significa che ovunque ci si trovi nel mondo è possibile accedere ai contenuti multimediali della nostra console via Internet. Un esempio? Se si lascia la PlayStation 3 accesa e collegata alla rete di casa, è possibile programmare la registrazione di un programma tv (tramite il servizio Play Tv di PlayStation 3) e rivederlo non appena si ha a disposizione una connessione Wi-Fi. Oppure si può vedere in diretta un telefilm o un film direttamente sullo schermo da 3&#8243;. In teoria è possibile fare tutto questo anche attraverso la rete 3G, con gli unici vincoli di costo (la quantità di dati che viaggia è notevole) e di stabilità del segnale: per esempio, viaggiando in macchina, almeno in Italia, è una possibilità solo teorica.<br />
PS: l&#8217;orizzonte che si profila con Aino è quello di una serie di device portatili in cui convergono le funzioni di communication ed entertainment, senza più la necessità di grosse quantità di memoria nel dispositivo. Avrai la possibiltà di accedere in ogni momento e da ogni dove (purché ci sia una rete Wi-Fi) a un vero e propria media server domestico.</p>
<p><strong>Sony-Ericsson Satio, l&#8217;all in one-fonino</strong><br />
Era stato presentato al 3GSM di Barcellona con il nome di Idou. Adesso è realtà e si chiama Satio: è l&#8217;esperienza definitiva (allo stato dell&#8217;arte) della multimedialità in un telefonino. Schermo 16:9 da 3,5&#8243;, fotocamera da 12.1 Mpixel, menu touch con icone dedicate sullo schermo per accedere immediatamente ai contenuti multimediali, funzioni rapide di accesso a (quasi) tutte le piattaforme di social-network (manca Twitter, ma per il lancio ci sarà) e accesso diretto a Play-Now arena, la piattaforma di contenuti multimediali da cui scaricare film, musica, giochi, suonerie, etc. In tutta sincerità: Satio non ha nessuna funzione veramente rivoluzionaria per quanto riguarda il rapporto con il proprio telefonino, ma al momento è in grado di proporre il massimo che si possa chiedere a un mobile phone, compreso il sistema operativo Symbian Foundation, il più evoluto al momento sul mercato.</p>
<p>fonte: Wired</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.freelabs.it/i-tre-nuovi-telefonini-cross-media-di-sony-ericsson/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CPU raffreddate a ioni</title>
		<link>http://www.freelabs.it/cpu-raffreddate-a-ioni/</link>
		<comments>http://www.freelabs.it/cpu-raffreddate-a-ioni/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 21 May 2009 11:49:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica e telecomunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ingegneria e tecnologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.freelabs.it/?p=328</guid>
		<description><![CDATA[Roma &#8211; Si potrà presto dire addio al rumore delle ventole nei laptop, quando il processore va su di giri e occorre in qualche modo smaltire tutto quel calore in eccesso? Lo sperano quelli di Tessera, società di San Jose (California), impegnata nel &#8220;packaging&#8221; di microprocessori e attualmente al lavoro su un sistema di raffreddamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://i2.cdn.turner.com/money/.element/img/1.0/sections/mag/fsb/fsb100/2008/snapshots/095_tessera_technologies.jpg" alt="" width="151" height="113" />Roma &#8211; Si potrà presto dire addio al rumore delle ventole nei laptop, quando il processore va su di giri e occorre in qualche modo smaltire tutto quel calore in eccesso? Lo sperano quelli di Tessera, società di San Jose (California), impegnata nel &#8220;packaging&#8221; di microprocessori e attualmente al lavoro su un sistema di raffreddamento attivo ma senza ventola che sfrutta la ionizzazione molecolare per ridurre a più miti consigli i bollori delle CPU di ogni genere e formato.</p>
<p>Il sistema di Tessera prevede l&#8217;impiego di due elettrodi posizionati agli antipodi del processore da raffreddare: il passaggio di corrente attraverso di essi genera la ionizzazione di molecole di azoto che vengono fatte passare sulla CPU, con il risultato di trascinare via l&#8217;aria calda prodotta da quest&#8217;ultimo e raffreddare l&#8217;intero sistema.</p>
<p><span id="more-328"></span></p>
<p>Non si tratta certo del primo meccanismo di &#8220;cooling&#8221; senza ventola in produzione, ma a differenza degli altri quello di Tessera è attivo e, a quanto pare, estremamente efficiente nello svolgere il suo compito: l&#8217;energia richiesta per il suo funzionamento è circa la metà di quella necessaria a un sistema tradizionale basato su ventola, e l&#8217;azoto ionizzato sarebbe capace di rimuovere il 30 per cento in più di aria calda.</p>
<p>Il sistema di cooling di Tessera è prima di tutto rivolto a quegli ambiti di utilizzo che trarrebbero un enorme vantaggio dalla rimozione di elementi attivi come le ventole installate nel laptop, ma può in teoria adattarsi a svariati scenari applicativi inclusi sistemi ad alte prestazioni o server.</p>
<p>Dopo aver sperimentato il funzionamento dei principi base, dicono dalla società californiana, gli ingegneri sono ora al lavoro per risolvere i problemi pratici della tecnologia, soprattutto quelli connessi al tempo di corrosione del materiale che compone gli elettrodi e la sensibilità all&#8217;accumulo di polvere. Non dovrebbe comunque mancare ancora molto alla commercializzazione fissata per il prossimo anno.</p>
<p>Alfonso Maruccia per PuntoInformatico</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.freelabs.it/cpu-raffreddate-a-ioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

