Registrare e condividere la propria vita nel momento in cui accade. Questa la premessa della Looxcie, una microvideocamera che si indossa sull’orecchio come un auricolare wireless.
Piccolissima e ultraleggera, non ha un tasto di accensione e registra continuamentefino a quattro ore di video in bassa risoluzione. Quando la memoria è piena, cancella automaticamente le vecchie clip e continua a girare.

Dopo l’esperimento in Inghilterra, arriva il calcio in 3D anche in Italia: la finale di Coppa Italia di mercoledì, infatti, sarà visibile in tre dimensioni. Ovviamente solo al cinema.
Grazie all’accordo tra Lega Calcio e The Space Cinema, la partita potrà essere ripresa e proiettata in diretta con 16 speciali telecamere in alta definizione, progettate per esaltare la terza dimensione. La produzione sarà affidata a Infront Italy, in partnership con la Rai; la trasmissione via satellite dell’evento sarà garantita invece da Eutelsat, con un segnale criptato, non disponibile per la televisione.
“Crediamo molto in questo progetto“, annuncia Giuseppe Corrado, Presidente e Amministratore Delegato di The Space Cinema. “Oggi celebriamo una svolta epocale: l’ingresso ufficiale dello sport più amato dagli italiani dentro una nuova dimensione. È la sintesi di due grandi passioni degli italiani: il calcio e la tecnologia“.
Roma-Inter sarà proiettata in otto cinema nell’area di Milano e Roma. In particolare: all’ombra del Duomo, all’Odeon di Via Santa Radegonda – in pro
vincia – Vimercate, Rozzano e Cerro Maggiore – e a Montebello della Battaglia. Nella capitale, invece, sarà disponibile presso il Moderno e al Parco de Medici. Una proiezione sarà organizzata anche a Parma, al Barilla Center.
Lo si vede nei film: lo 007 punta il suo ultra tecnologico orologio da polso verso la persona da identificare, e immediatamente attorno al soggetto appaiono tutte le informazioni necessarie al nostro agente segreto.
Presto diventeremo tutti 007, ma senza la licenza di uccidere, perlomeno.
Martedì scorso, infatti, al Mobile World Congress tenutosi a Barcellona, in Spagna, è stato presentato un software in grado di funzionare sia su iPhone che su telefoni cellulari e PDA con sistema operativo Android, il quale effettua, con una semplice fotocamera da 5MegaPixel, il riconoscimento facciale della persona che si ha nell’obiettivo per visualizzarne le informazioni disponibili attorno alla sagoma della testa, per non oscurarne la faccia.
Addio privacy?
Non si sa ancora nulla riguardo al chip “A4″ made in Apple, che integra CPU e motore grafico in un unico sistema.
Tom Halfhill, senior analyst della Microprocessor Report, è dubbioso riguardo la provenienza del chip. C’è chi dice che utilizzi la vecchia architettura ARM già utilizzata negli iPod e iPhone, chi invece pensa che il chip utilizzi una architettura ARM più recente, dato anche il maggiore voltaggio applicabile allo stesso (la batteria dell’iPad è più potente di quella degli iPhone).
La produzione in casa di questi chip ha abbassato del 30% il costo di produzione, dato che un chip del genere acquistato dalla Siemens viene a costare 15$, uno prodotto dalla stessa Apple le viene a costare solo 5$, un terzo.
Freelabs.it – Era il 1980 quando la batterie zinco-aria venivano considerate come la tecnologia più promettente per la batteria del futuro. E’ per il loro essere extra sottili, con la possibilità di immagazzinare tre volte l’energia di una batteria agli ioni di litio e per il bassissimo costo di produzione, che da anni sono presenti sul mercato in versioni non ricaricabili.
E’ il 2010, e le batterie zinco-aria stanno per essere immesse nel mercato. ReVolt, un’azienda svizzera con sede a Staefa, ha in programma di mettere in vendita batteria a bottone per apparecchi acustici e l’incorporazione della propria tecnologia in batterie più grandi, per inserirsi nel mercato dei cellulari e delle bici elettriche.
A differenza delle batterie tradizionali che contengono tutti i reagenti necessari a generare elettricità , le batterie a zinco-aria si affidano al semplice ossigeno già presente nell’atmosfera: all’interno della batteria, un elettrodo poroso “ad aria” attira l’ossigeno e, aiutato da catalizzatori collocati nell’interfaccia tra l’aria e un elettrolito a base di acqua, lo trasforma in ioni idrossili. Questi ultimi, viaggiano attraverso un elettrolito sino all’elettrodo in zinco, provocandone l’ossidazione: la reazione rilascia elettroni, generando così corrente. Per la ricarica si sfrutta il procedimento inverso.

Freelabs.it – Una casa di 24mq autosufficiente per quanto riguarda luce, acqua ed elettricità . No, non è una presa in giro, è Self, il nuovo modulo abitativo ideato dagli svizzeri istituti di ricerca Empa ed Eawag, e presentato in questi giorni alla Swissbau Exihibition di Basilea.
I pannelli solari forniscono energia elettrica, per l’acqua c’è un serbatoio di 200 litri che può essere rabboccato filtrando l’acqua piovana, per cucinare invece Self utilizza dei sofisticati dispositivi ad idrogeno (ottenibile dall’elettrolisi dell’acqua). Inoltre il modulo è costruito con particolari materiali che garantiscono protezione, comodità e soprattutto isolamento termico.
L’idea di partenza era quella di creare abitazioni o uffici completamente autosufficienti e confortevoli, in modo da poterli trasportare (Self può essere facilmente trasportato in elicottero, poichè pesa meno di 5 tonnellate) in qualsiasi ambiente abitabile.

Provate ad immaginare di attraversare le campagne con la vostra monovolume all’idrogeno e ammirare serre piene di futuristiche piante al diossido di titanio utili alla produzione di idrogeno… Forse succederà davvero!
Fino ad oggi il problema dell’utilizzo dell’idrogeno come combustibile è stato il fatto che la sua produzione, che avviene tramite gassificazione del carbone, produce scarti tossici e altamente inquinanti come diossido e monossido di carbonio. Bisognava trovare una soluzione a questo problema, fino a quando un team di scienziati cinesi sembra avercela fatta.
La natura ci offre il suo lavoro di milioni di anni, perfetto, altamente funzionale. Perchè non sfruttarlo? Il team di scienziati ha preso una foglia e, modificata al punto giusto, l’ha resa capace di assorbire il doppio di luce solare con una produzione di idrogeno 3 volte superiore.
La “macchinetta delle medicine”.
TabSafe è il dispenser che dà nome all’azienda che lo produce capeggiata da Stephen Axelrod, dottore specializzato in medicina d’urgenza con 30 anni di esperienza pratica alle spalle.
La macchina è composta da 4 dischi, ognuno dei quali va caricato con le pillole che verranno dispensate ad orari determinati al paziente. Il tutto viene programmato e monitorato online: se infatti il paziente non prende le pillole prescritte, TabSafe provvederà autonomamente prima a contattare il paziente stesso, poi i familiari e gli altri numeri telefonici precedentemente inseriti.

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