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Secondo la DRAMeXchange, che si occupa degli indicatori dell’industria, potrebbe esserci una carenza di chip per i computer da metà 2010.

I prezzi dei i chip Dram si sono stabiliti soltanto negli ultimi 2 mesi dopo un lungo periodo di aumenti. DRAMeXchange prevede oggi che la fornitura di pc possa salire del 13% il prossimo anno, spinta dai notebook, con il 22,5% di crescita a 160 milioni di unità, e i netbook, visti in crescita del 22% a 35 milioni di unità.

“I Dram rischiano di fronteggiare una grave carenza nel secondo semestre a causa della forte vendita di pc”, spiega DRAMeXchange.


Pubblicato il 28.12.2009

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Energia Solare per Riciclare CO2 in Syngas. Prototipo Pronto. Questa l’Alternativa di Sandia allo Stoccaggio Sotterraneo di Anidride Carbonica

Immaginate un dispositivo che potrebbe aspirare anidride carbonica e magicamente trasformarla in un nuovo prodotto facilmente riutilizzabile. Potrebbe sembrare ancora un po’ fantascienza ma è esattamente quello che i ricercatori del Sandia National Laboratories stanno realizzando. Il prototipo è pronto, affermano ed ora il dispositivo può trasformare l’anidride carbonica in un combustibile liquido.

“Fino a poco tempo fa, il sistema era solo stato testato in laboratorio ma ora il CR5 è stato sperimentato con successo”, spiega Rich Diver, inventore del dispositivo. “Dobbiamo vedere nel breve termine il CR5 come alternativa allo stoccaggio sotterraneo della CO2“, continua James Miller, ingegnere chimico del Sandia’s Advanced Materials Laboratory. Miller spiega che lo stesso processo può essere utilizzato per produrre idrogeno, con l’unica differenza che viene utilizzata acqua, invece di .


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Pubblicato il 02.12.2009

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Crystal Island sorgerà a Mosca, a soli 7,5 kCrystal-Island-Foster-Mosca-am dal Cremlino nel 2013 e sarà l’edificio ecosostenibile più grande del mondo. La sua punta più alta raggiungerà i 450 metri e la sua superficie complessiva sarà di 2,5 milioni di metri quadrati, così estesa che è stato definito una città nella città. Non un vero e proprio edificio quindi, quanto una specie di città coperta in grado di ospitare 30 mila abitanti e negozi, alberghi (per un totale di 3000 camere), musei, cinema, teatri e addirittura una pista di pattinaggio sul ghiaccio, tutti meravigliosamente efficienti dal punto di vista energetico.

E’ Norman Foster l’autore di questo immenso progetto che avrà la forma di un vulcano, una gigantesca spirale costellata da terrazze-giardino che serviranno ad evitare le dispersioni termiche dell’edificio nel gelido clima russo. Eh sì perché questo progetto, che modificherà lo skyline della città di Mosca, è definibile ambizioso non solo per le sue colossali dimensioni, ma anche per il sito in cui verrà realizzato, caratterizzato da temperature invernali davvero bassissime. E’ stato sicuramente un evento eccezionale, ma nel gennaio del 1987, a Mosca vennero raggiunti i -39 gradi centigradi!


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Pubblicato il 02.12.2009

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Se le abbiamo provate tutte ma a ridurre la trasmissione di calore attraverso i vetri non ci siamo riusciti, potremmo inserire dell’aerogel nell’intercapedine del vetro della nostra finestra. L’aerogel è un materiale che fu ottenuto sperimentalmente per la prima volta nel 1931 da Steven Kistler.

ISOLAMENTO
Data la sua bassissima trasmittanza termica, l’aerogel è un ottimo isolante termico! Basti pensare che è utilizzato per l’imbottitura delle tute degli astronauti della NASA: bastano soli 3 mm di aerogel per proteggere l’uomo da temperature di -50°C. I ridotti spessori necessari, lo renderebbero quindi un materiale isolante perfetto per l’edilizia, ma i suoi costi proibitivi glie lo impediscono.


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Pubblicato il 01.12.2009

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Ci siamo. Dico sul serio: il Large Hadron Collider, o LHC, il contestato acceleratore di particelle di Ginevra, è finalmente rientrato in funzione. Così, dopo problemi e stop vari, il progetto torna a far parlare di sé per i propri contenuti scientifici. E quale migliore occasione per lanciare i primi fasci di particelle e farle allegramente scontrare? La collisione è avvenuta in due punti distinti dell’impianto, il numero 1 e il numero 5, in corrispondenza dei sensori ATLAS e CMS. Successivamente, lo scontro è stato pianificato nei punti 2 e 8, al cospetto dei sensori ALICE e LHCb. “È un grande risultato l’aver ottenuto questo risultato in così poco tempo”, ha affermato in una nota ufficiale Rolf Heuer, Direttore Generale del CERN e di questo progetto, al quale partecipano circa 600 fisici italiani. E l’apporto italiano pesa anche dal punto di vista economico, sull’LHC: circa il 20%, con un contributo di poco inferiore a 1 miliardo di euro erogati nell’arco di 10 anni.

Heuer si affretta anche a dire che “dobbiamo lavorare in prospettiva, perché c’è ancora molto da fare prima che possiamo iniziare il programma fisico dell’LHC”. Insomma, si è solo collaudato l’impianto, ma la vera ricerca inizia solo ora. Fabiola Gianotti, nostra connazionale e fisico delle particelle in forza al progetto ATLAS dell’LHC, nello stesso comunicato afferma: “è una grande notizia, l’inizio di una fantastica era della fisica e, speriamo, scoperte, dopo 20 anni di lavoro da parte della comunità internazionale per costruire un impianto e sensori di complessità e prestazioni mai viste”. Le collisioni andate a buon fine seguono al riavvio dell’impianto, che ha richiesto tre giorni per essere completato. Dapprima, infatti, è stato necessario far circolare i raggi prima in un senso e poi nell’altro, con un’energia d’iniezione di 450 GeV. La prossima tappa? Aumentare i valori in gioco d’intensità e accelerazione dei raggi, raggiungendo entro natale gli 1,2 TeV per raggio. Per allora, gli scienziati dovrebbero aver ottenuto sufficienti dati per la calibrazione della macchine, prima degli esperimenti veri e propri.


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Pubblicato il 25.11.2009

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Sei negli Stati Uniti, ti trovi in una zona ad alto rischio di attacco terroristico e non sai come difenderti. O magari sei in Louisiana. Immaginati davanti a un uragano, mentre questo avanza verso di te a gran velocità. Tu sorridi, fai spallucce e te ne entri in casa a guardare la TV. E poco importa se, alle tue spalle, l’urgano si scaglia contro il muro senza fargli assolutamente nulla. Fantascienza? Non più, grazie a un’invenzione dell’americana Berry Plastics. X-Flex, questo il suo nome, è uno speciale telo protettivo da usare come rivestimento per mattoni, pareti e tutto ciò che va schermato dalle più potenti e pericolose forze esterne. Bombe incluse. Eh già, perché il materiale di cui è composto X-Flex è stato sviluppato in collaborazione con lo US Army Corps of Engineers (ERDC), al fine di proteggere tutte quelle strutture a rischio di attentati e catastrofi.

Benché la struttura chimica del materiale che compone X-Flex sia top-secret, se ne conoscono le caratteristiche che hanno assicurato al prodotto di Berry Plastics il premio “Best of Show 2009” all’ACMA Composites+Polycon. Innanzitutto il telo è adesivo e, grazie all’ancoraggio a delle strutture d’acciaio collocate sulle pareti da proteggere, aderisce con queste sfruttando un principio simile a quello dei parabrezza. Una specie di pellicola, quindi, che “salda” tra loro i mattoni e aumenta l’elasticità dei muri. I quali, una volta colpiti da un’onda d’urto di qualsiasi genere e tipo, si flettono verso l’interno e, quindi, di rimbalzo verso l’esterno, tornando quindi alla posizione originaria. Certo, detta così sembra tutto facile, ma c’è da sottolineare che non è noto il livello di resistenza di X-Flex. Da qualche foto si evince che comunque le pareti vengono danneggiate dalle deflagrazioni più violeenti, tuttavia senza crollare (hai detto poco).
Altro elemento importante di X-Flex è la semplicità con cui può essere applicato a strutture preesistenti, fattore critico quando è richiesta una protezione veloce ed efficiente. Per tutto il resto, ci sono gli X-Men.


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Pubblicato il 23.11.2009

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Una serie di guasti rallenta la ricerca della “particella di Dio”. Un pezzo di pane blocca ancora l’Lhc.

Quando il Large Hadron Collider è stato acceso per la prima volta è andato tutto bene. Alla vigilia del suo esordio, però, c’erano stati diversi allarmi. Secondo alcuni studiosi, una volta “acceso”, Lhc avrebbe potuto ricreare un immenso buco nero e risucchiare la Terra intera. Il nostro pianeta c’è ancora, ma all’acceleratore non è andata sempre bene come la prima volta. Una serie di “incidenti” ha rallentato la ricerca della cosidetta “particella di Dio”. Il moltiplicarsi dei guasti ha messo in dubbio la capacità dell’ Lhc di riuscire a catturare il “frammento”, cioè il bosone di Higgs grazie al quale esiste la massa. «Penso che anche questo mito verrà sfatato dai fatti», osserva il presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Roberto Petronzio. «Si vorrebbe far credere che sull’Lhc pesi una sorta di maledizione, ma tutto sta andando bene».

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Pubblicato il 12.11.2009

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Si tratta di modelli difettosi per i quali l’azienda sta già provvedendo alla sostituzione
Roma – Nokia ha avviato un programma di sostituzione per 14 milioni di caricabatterie prodotti tra il 15 giugno e il 9 agosto 2009. Durante un ispezione di routine è emerso che i modelli AC-3E e AC-3U costruiti dall’azienda cinese BYD possono causare uno shock elettrico, a causa di un difetto di fabbrica. Stesso discorso per i caricatore AC-4U, per cui è previsto il ritiro di tutti i modelli costruiti dal 13 aprile al 25 ottobre 2009.


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Pubblicato il 10.11.2009

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