Freelabs.it – La minaccia al clima arriva da cielo e mare, secondo un rapporto di Greenpeace che calcola l’impatto ambientale di navi e aerei, se le emissioni non verranno controllate o bloccate, entro il 2050 vedremo triplicarsi i problemi ambientali che tutt’ora ci affliggono.
Se non si considerano infatti tutti gli aspetti della tecnologia moderna che conocorrono all’inquinamento dell’ambiente, è difficile apportare significativi cambiamenti al clima. Greenpeace chiede sostanzialmente di controllare maggiormente le emissioni per aerei e imbarcazioni.

Un tempo c’era Lo Squalo di Steven Spielberg a mietere terrore tra bagnanti e pescatori. Ma si sa, i tempi cambiano, e dopo più di trent’ani è tempo di… meduse. La notizia, infatti, è che un peschereccio di ben dieci tonnellate è stato affondato, al largo della costa orientale del Giappone, da una Nemopilema Nomurai, la più grande tra le meduse.

Dalla spazzatura che diventa energia e calore, a mais e alghe che si trasformano in combustibile per trazione la green economy ha riscoperto il vecchio adagio del padre della chimica Antoine Lavoisier. E ora tocca pure alla plastica ritornare al padre, ovvero all’olio minerale.

Secondo gli autori, gli stessi principi oganizzativi potrebbero applicarsi a nanoparticelle più piccole, dotate di un’ampia varietà di proprietà elettriche, ottiche e magnetiche.
Ricercatori della New York University hanno ottenuto un metodo per incollare in modo preciso particelle di dimensioni nano- e microscopiche in strutture di dimensioni maggiori con proprietà utili per le applicazioni tecnologiche.
Roma – Secondo un rapporto complilato dall’organizzazione ambientalista Basel Action Network (BAN) l’ondata di rifiuti hi-tech avrebbe raggiunto anche l’Africa. Computer, cellulari, scanner e stampanti, gli scarti tecnologici dei paesi ricchi prendono la via di quelli in via di sviluppo come parziale rimedio al loro enorme divario digitale. Una volta sul posto, però, invece di finire tra le mani di chi ne ha bisogno vengono ammassati in enormi discariche inquinanti.
Se fino ad ora le mete preferite dai trafficanti di immondizia cybernetica erano situate in Asia, con un occhio particolare per le province più povere della Cina, adesso le rotte sembrano convergere verso il continente africano, ricalcando in parte quelle del tristemente noto commercio triangolare.
A Juneau, la capitale dello Stato Usa, le acque si ritirano e la terra si ‘gonfia’, liberata dai giganteschi ghiacciai in scioglimento. Il fenomeno viene studiato dagli scienziati, ma sono soprattutto i 30.000 abitanti della zona a seguire con attenzione e talvolta con apprensione il mutamento in corso
Prestigiacomo: «Sul clima no ad accordi impossibili»
Il riscaldamento globale crea sfide in vari luoghi del mondo per la crescita del livello dei mari, ma in Alaska sta avendo effetti opposti. A Juneau, la capitale dello Stato americano, le acque si ritirano e la terra si ‘gonfia’, liberata dai giganteschi ghiacciai in scioglimento. Il fenomeno viene studiato dagli scienziati statunitensi, ma sono soprattutto i 30.000 abitanti della zona a seguire con attenzione e talvolta con apprensione il mutamento in corso. I confini delle proprietà cambiano, corsi d’acqua si chiudono, aree un tempo sommerse si trasformano in zone boscose. In 200 anni, secondo gli studi dello United States Geological Survey, la terra nell’area di Juneau è salita di oltre 3 metri rispetto al livello del mare, e il fenomeno sta ora accelerando per effetto del riscaldamento globale e del conseguente sciogliemento dei ghiacci: entro il 2010 è atteso un altro metro di innalzamento.
L’Unione Europea e il Giappone collaboreranno alla stesura di un nuovo accordo internazionale in materia di riduzione delle emissioni di gas climalteranti, per il dopo Kyoto. Intanto in Australia la crisi spinge il governo a rinviare di un anno lo schema di scambio delle quote di emissioni
L’Ispra: «L’effetto serra incrementa le malattie»
Nature: «Serve un azzeramento delle emissioni»
È naufragato in una vaga dichiarazione d’intenti finale il vertice dei presidenti dei cinque Paesi dell’Asia centrale riunitisi ad Almaty, in Kazakhstan, per discutere di come salvare il grande lago salato teatro di uno dei più gravi disastri ambientali causati dall’uomo
È naufragato in una vaga dichiarazione d’intenti finale il vertice dei presidenti dei cinque Paesi dell’Asia centrale riunitisi ad Almaty, in Kazakhstan, per discutere di come salvare il Mare di Aral, il grande lago salato teatro di uno dei più gravi disastri ambientali causati dall’uomo, in questo caso dalla pianificazione sovietica. I leader di Kazakhstan, Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghizistan, Tagikistan si sono impegnati a trovare il modo di unificare le loro posizioni in futuro. Ma per il presente sono emersi solo i conflitti tra i primi tre Stati, in gran parte desertici ma ricchi di idrocarburi e grandi consumatori d’acqua, e gli ultimi due, che controllano l’80% delle risorse d’acqua nella regione non riuscendo però a sviluppare il loro potenziale idroelettrico per l’opposizione dei vicini.

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