Freelabs.it – 5 Agosto 2010 – Da quello che si legge nei blog e in rete in generale, sembra che l’applicazione creata dal Sole 24 Ore per permettere agli utenti dell’Ipad di leggere (per ora) gratuitamente il famoso giornale finanziario senza comprarlo in formato cartaceo, non sia stata granchè gradita.
Se infatti l’Ipad è stato creato con la possibilità di riprodurre filmati e tracce audio, l’applicazione del Sole 24 Ore permette una semplice “visione” del giornale, viene praticamente fornita la versione del giornale in pdf da visionare, zoomando senza ottenere grandi qualità dal rendering, niente di più.
Sarebbe bastato allegare qualche filmato o link di approfondimento, o addirittura uno spazio dove gli utenti del giornale elettronico avrebbero potuto discutere ‘in diretta’, articolo per articolo, potendo lasciare un feedback, come il famoso “Mi piace” di facebook.
Ma siamo consapevoli che questi sono i primi passi timidi in un territorio ancora in gran parte sconosciuto, diamo quindi tempo al tempo, ma soprattutto tempo alle aziende di capire come gestire al meglio questa tecnologia.
The investment arms of the CIA and Google are both backing a company that monitors the web in real time — and says it uses that information to predict the future.
The company is called Recorded Future, and it scours tens of thousands of websites, blogs and Twitter accounts to find the relationships between people, organizations, actions and incidents — both present and still-to-come. In a white paper, the company says its temporal analytics engine “goes beyond search” by “looking at the ‘invisible links’ between documents that talk about the same, or related, entities and events.”
The idea is to figure out for each incident who was involved, where it happened and when it might go down. Recorded Future then plots that chatter, showing online “momentum” for any given event.
“The cool thing is, you can actually predict the curve, in many cases,” says company CEO Christopher Ahlberg, a former Swedish Army Ranger with a PhD in computer science.
Which naturally makes the 16-person Cambridge, Massachusetts, firm attractive to Google Ventures, the search giant’s investment division, and to In-Q-Tel, which handles similar duties for the CIA and the wider intelligence community.
Con la quantità di comunicazioni che oggi avvengono online, il web diventa sempre più sociale. Su Internet è possibile condividere informazioni interessanti, aggiornare gli amici in tempo reale su numerose attività e rimanere connessi con il maggior numero di persone. In Google crediamo che organizzare l’informazione sociale presente sul web, trovando ciò che é più rilevante tra i tanti messaggi di fondo, sia un’attività interessante cui dedicarsi.
Per questo abbiamo introdotto innovazioni nel motore di ricerca americano, come “real time search” e “social search” e oggi facciamo un altro passo in avanti presentando a tutti voi Google Buzz.
Google Buzz è un nuovo modo di condividere aggiornamenti, foto, video e altro ancora direttamente da Gmail e con i vostri contatti preferiti, sfruttando la rete sociale che da sempre è alla base della vostra casella di posta elettronica. Buzz porta in superficie questa rete, selezionando i contatti con cui vi relazionate più frequentemente ma lasciandovi decidere con chi e cosa condividere.
Questo progetto nasce dal desiderio di creare un’esperienza di condivisione facile da utilizzare e in cui integrare foto, video e link utili per renderla ancora più ricca.
Nei prossimi giorni introdurremo Buzz in tutti gli account Gmail, se non doveste vederlo immediatamente non dovete far altro che attendere un po’.
Oltre a Gmail, Buzz è accessibile da device mobili, che permettono di aggiungere un elemento importante alla condivisione: la posizione geografica. I post taggati con informazioni geografiche hanno una dimensione di contesto in più e vi permettono di rispondere automaticamente alla domanda: “dov’eri quando hai condiviso questo aggiornamento?”.
Inoltre, quando vengono visualizzati insieme, gli aggiornamenti legati ad un certo luogo geografico possono dipingere un’immagine piuttosto ricca di quella località. Date un’occhiata al blog mobile di Google se volete maggiori informazioni su questa funzionalità.
Chiaramente per realizzare Buzz ci siamo affidati molto all’apertura di altri servizi, come Flickr e Twitter, che attraverso Buzz puoi collegare al tuo account Gmail. Buzz stesso non è un progetto nato per essere chiuso; infatti mentre i nostri sforzi fino ad ora si sono concentrati nel darvi una fantastica esperienza di utilizzo del servizio, il nostro obiettivo a lungo termine è quello di rendere Buzz una piattaforma di conversazione online completamente aperta.
Siamo già al lavoro per creare un set di API completo per gli sviluppatori, anche se al momento abbiamo una semplice API che utilizza protocolli standard per accedere al contenuto pubblico di Buzz. Di certo avremo presto novità da comunicarvi a questo proposito e anche per quanto riguarda un eventuale utilizzo del servizio su Google Apps per scuole e aziende.
Per ora ci auguriamo che possiate divertirvi utilizzando questa nuova esperienza di condivisione su Gmail e dispositivi mobili. Se volete saperne di più, visitate buzz.google.com e come sempre, attendiamo i vostri suggerimenti sul progetto.
Freelabs.it – Lo sviluppo senza sosta di Internet ha portato all’intensivo sfruttamento del protocollo ipv4, portando alla quasi congestione della rete. Gli indirizzi ipv4 sono codici binari a 32 bit e ce ne sono a disposizione più di 4 miliardi (ossia 232 , tutte le combinazioni di numeri comprese tra 0.0.0.0 e 255.255.255.255) . Solo il 10% della totalità degli indirizzi ipv4 sono rimasti liberi all’assegnazione, e questo è un grosso problema.
Risolvere il problema di congestione della rete non è facile, contando la dimensione della stessa. Si potrebbe risolvere solo in parte, e solo per un breve periodo, riassegnando ip ormai inutilizzati da tempo, oppure cambiando totalmente protocollo: da ipv4 a ipv6, un nuovo sistema di indirizzamento di rete che usa otto gruppi di cifre esadecimali ciascuno. Il protocollo IPv6 permette di gestire, per la precisione, 340 miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di indirizzi in totale, il che permetterebbe di allargare in maniera cospicua le dimensioni di Internet.
Raul Echeberria, segretario del Number Resource Organisation, ha affermato che solo il 17% di 610 enti, governi, pubbliche amministrazioni e imprese, ha effettuato il cambio di protocollo. E’ necessario quindi un investimento globale in tutto il mondo per effettuare il cambio di protocollo, un’azione obbligatoria che altrimenti porterebbe alla totale congestione di Internet, con conseguenze sconvolgenti per tutto il mondo reale.
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