Dopo il primo fine settimana di apertura per il nuovo film riguardante il noto social network “Facebook”, durante il quale, solo in biglietti venduti, ha raggiunto quota 23 milioni di dollari, si aggiudica la prima posizione nella classifica del botteghino anche per il secondo weekend, con 15,5 milioni di dollari.
C’è la proposta di legge, c’è la maggioranza per votarla. Ieri a Montecitorio si è aperta ufficialmente la discussione per liberare il wi-fi dal vincolo dell’identificazione, imposto dal decreto Pisanu nel 2005. L’iniziativa è della rutelliana Linda Lanzilotta, del responsabile Comunicazione del Partito Democratico Paolo Gentiloni e dell’esponente di Futuro e Libertà Luca Barbareschi e propende per l’abrogazione totale di quanto previsto dall’articolo 7.
I tre hanno intenzione dunque di mettere i gestori di esercizi pubblici in condizione di fornire una copertura senza fili senza dover chiedere il documento d’identità a chiunque voglia sfruttarla.
“A causa dell’art 7 del decreto Pisanu - si legge nella proposta di abrogazione -, ad esempio, In Italia nessuna biblioteca, azienda privata o pubblica può dare libero accesso alla propria rete wi-fi se prima non ha fotocopiato o scansionato il documento di identità dell’utilizzatore, si è attrezzata per controllare gli accessi alle singole postazioni e i software utilizzati dagli utenti; con la conseguenza di negare di fatto la possibilità di utilizzo libero della rete wi-fi”
“A fronte di risultati quasi inesistenti in termini di sicurezza - recita un altro passaggio -, i costi delle norme oggetto del nostro esame sono invece altissimi. Esse hanno costituito un ostacolo alla crescita tecnologica e culturale di un paese già in ritardo su tutti gli indici internazionali della connettività a Internet: nel momento in cui la rete si apre sempre di più al prossimo grazie alle tecnologie wireless, alla diffusione di device mobili sempre più economici e performanti, in Italia abbiamo imposto lucchetti e procedure artificiose.”
Non ci resta altro che attendere gli aggiornamenti sul caso.
Al governo di Pechino Foursquare, il software di geolocalizzazione che lentamente sta prendendo piede in tutte le piazze del mondo, non piace: la folla radunata a piazza Tiennamen, pur virtualmente, rappresenta una minaccia.
Gli ISP cinesi, quindi, si sono trovati obbligati a bloccare l’accesso a Foursquare, coronando così l’ennesimo episodio di censura cinese.
La nuova bomba virale che sta impazzando su YouTube ha come protagonisti un orso e un cacciatore. Ma non voglio rovinarvi la sorpresa – perché davvero di sorpresa si tratta. Quindi prima di tutto conviene che andiate a guardarla qui.
Fatto? Bene: questo è un video da sei milioni e mezzo di click in due settimane. La blogosfera si sta divertendo a passarsi i verbi più divertenti per le scenette (immagino che tutti abbiate già provato a scrivere cosacce). I siti di marketing e comunicazione si rimbalzano la campagna come esempio di rinnovamento dei concetti di interattività fra advertiser e utente. Insomma, un successo a tutti i livelli.
Così siamo entrati nel retrobottega creativo di Georges Mohammed-Cherif, direttore della Buzzman, l’agenzia parigina che ha realizzato questo piccolo prodigio.
Cominciamo con la domanda classica. Come avete lavorato su quest’idea? Avete fatto degli studi sull’interattività del web, sul comportamento degli orsi, o cosa?
L’idea di una campagna interattiva su Youtube ci è venuta perché su questa piattaforma i titoli dei video non possono essere cambiati. Il fatto di poter cambiare la storia cambiando il verbo grazie all’uso di Tippex poteva dare il via a qualcosa di veramente speciale. Poi abbiamo organizzato uno studio su cento persone, mostrando loro un’immagine del cacciatore, dell’orso e della foresta, e chiedendo cosa avrebbero fatto fare ai due personaggi. Così abbiamo raccolto e classificato i dati, e a quel punto non rimaneva altro che girare il video.
Quante combinazioni avete previsto per fronteggiare la fantasia degli utenti?
Abbiamo girato precisamente 42 scene, ma ognuna è associata a più parole chiave – ad esempio kiss = love = flirt = date… Così, a conti fatti, possiamo proporre centinaia di combinazioni. Del resto, è proprio questa una delle fonti del successo della campagna: l’impressione di avere una risposta a tutte le domande.
Be’, a questo punto non posso non chiedere quali sono i verbi più comunemente richiesti.
I primi sette sono: “kisses”, “fucks”, “dumps”, “shoots”, “eats”, “fights”, “plays”.
I primi due erano abbastanza prevedibili, in effetti… E nel caso si scriva un verbo che non corrisponde ad alcun video, cosa succede?
Ci sono tre scene possibili di risposta: il cacciatore e l’orso che mostrano un cartellone di “errore 404″; i due personaggi che annunciano sciopero; e infine una dove l’orso si avvicina alla camera e fa un gesto come per dire “ma sei fuori di zucca?”. Questo per le richieste più grevi. Tipo “sucks”, per intenderci.
Avete totalizzato quasi sei milioni e mezzo di click. Un successo spettacolare: come è stata pianificata la diffusione virale del video?
La mossa chiave è stata avere l’homepage di YouTube per una giornata intera nel Regno Unito. Inoltre abbiamo fatto un gran lavoro di seeding presso persone ed enti influenti (blogger, giornalisti, siti di ampio traffico). Ma la cosa stupefacente è che nel giro di ventiquattr’ore la campagna era già stata ripresa quasi ovunque: quindi abbiamo subito smesso e lasciato che le cose facessero il loro corso.
In effetti l’idea della pubblicità di un correttore che dà la possibilità di riscrivere una storia, di “ricominciare daccapo”, è molto bella. La Tippex vi ha lasciato libertà totale in fase creativa?
Sì. Il cliente ha creduto al progetto e ci ha lasciato davvero carta bianca. Certo, la loro fiducia veniva anche dal fatto che avevamo già gestito grosse campagne di successo (come Orange, Yamaha, Axe…): sapevano che non c’era motivo di porre dei limiti alla creatività. Ma bisogna dire “chapeau” anche a Tippex, dato che non è prassi comune.
Morale della favola: non maltrattate gli animali e osate, gente, osate. Il marketing virale non è affatto morto e sepolto.
Fonte: Wired
Microsoft e Facebook stanno discutendo la possibilità di rafforzare il loro rapporto di collaborazione rendendo disponibili, in forma anonima, i dati generati dal social network nell’algoritmo di ricerca di Bing.
Secondo una fonte anonima riportata dal sito All Things Digital Microsoft avrebbe la possibilità di utilizzare le informazioni del tasto like di Facebook per raffinare i meccanismi del proprio motore di ricerca.
Freelabs.it – 5 Agosto 2010 – Da quello che si legge nei blog e in rete in generale, sembra che l’applicazione creata dal Sole 24 Ore per permettere agli utenti dell’Ipad di leggere (per ora) gratuitamente il famoso giornale finanziario senza comprarlo in formato cartaceo, non sia stata granchè gradita.
Se infatti l’Ipad è stato creato con la possibilità di riprodurre filmati e tracce audio, l’applicazione del Sole 24 Ore permette una semplice “visione” del giornale, viene praticamente fornita la versione del giornale in pdf da visionare, zoomando senza ottenere grandi qualità dal rendering, niente di più.
Sarebbe bastato allegare qualche filmato o link di approfondimento, o addirittura uno spazio dove gli utenti del giornale elettronico avrebbero potuto discutere ‘in diretta’, articolo per articolo, potendo lasciare un feedback, come il famoso “Mi piace” di facebook.
Ma siamo consapevoli che questi sono i primi passi timidi in un territorio ancora in gran parte sconosciuto, diamo quindi tempo al tempo, ma soprattutto tempo alle aziende di capire come gestire al meglio questa tecnologia.
The investment arms of the CIA and Google are both backing a company that monitors the web in real time — and says it uses that information to predict the future.
The company is called Recorded Future, and it scours tens of thousands of websites, blogs and Twitter accounts to find the relationships between people, organizations, actions and incidents — both present and still-to-come. In a white paper, the company says its temporal analytics engine “goes beyond search” by “looking at the ‘invisible links’ between documents that talk about the same, or related, entities and events.”
The idea is to figure out for each incident who was involved, where it happened and when it might go down. Recorded Future then plots that chatter, showing online “momentum” for any given event.
“The cool thing is, you can actually predict the curve, in many cases,” says company CEO Christopher Ahlberg, a former Swedish Army Ranger with a PhD in computer science.
Which naturally makes the 16-person Cambridge, Massachusetts, firm attractive to Google Ventures, the search giant’s investment division, and to In-Q-Tel, which handles similar duties for the CIA and the wider intelligence community.

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