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	<title>Freelabs.it - Technology, news and future &#187; Libri e Novità</title>
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		<title>26 marzo, regala un libro ad uno sconosciuto</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 06:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[All News]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e Novità]]></category>
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		<description><![CDATA[Info su http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/archives/1010]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/F7hetpEIC8M&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=it_IT&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/F7hetpEIC8M&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=it_IT&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Info su <a href="http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/archives/1010">http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/archives/1010</a></p>
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		<title>Google venderà libri</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 09:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri e Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma &#8211; La Grande G irromperà sul mercato degli ebook, metterà le proprie infrastrutture al servizio degli editori, non si limiterà ad agire da intermediario a favore degli altri venditori di libri: si farà largo con un modello di business che promette di sbaragliare i competitor offrendo flessibilità e ecosistemi aperti. E opportunità più fruttuose [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.xconomy.com/wordpress/wp-content/images/2008/05/xoxo_ebook_640.jpg" alt="" width="185" height="124" />Roma &#8211; La Grande G irromperà sul mercato degli ebook, metterà le proprie infrastrutture al servizio degli editori, non si limiterà ad agire da intermediario a favore degli altri venditori di libri: si farà largo con un modello di business che promette di sbaragliare i competitor offrendo flessibilità e ecosistemi aperti. E opportunità più fruttuose per i detentori dei diritti.</p>
<p>Non un ambiente chiuso, nessuna palizzata all&#8217;accesso, un fluire di testi a pagamento declinati nelle proposte al pubblico che più allettano gli editori: Google <a href="http://www.nytimes.com/2009/06/01/technology/internet/01google.html?_r=4&amp;adxnnl=1&amp;ref=technology&amp;adxnnlx=1243854487-r8UcHoKJJlQ9gopSXGx+Bg" target="_blank">ha accennato</a> a questa prospettiva nel corso dell&#8217;annuale <a href="http://www.bookexpoamerica.com/" target="_blank">BookExpo</a> di New York. Ad esporsi è stato Tom Turvey, che si occupa di gestire le partnership strategiche di Mountain View: il progetto sarà attivo <strong>prima della fine del 2009</strong>, ha spiegato, consentirà ai cittadini della rete di acquistare titoli online, testi <a href="http://www.pcworld.com/article/165829/google_plans_to_enter_the_ebook_business.html?tk=rss_news" target="_blank">di cui fruire</a> <strong>su qualsiasi dispositivo dotato di browser</strong>, online e offline, senza lock-in di sorta. Google non crede che il mercato dei libri digitali si possa alimentare di sistemi proprietari e di canali prestabiliti: al lettore deve essere concessa la massima libertà di azione, deve poter fruire del prodotto che ha acquistato con la mediazione di schermi di ogni tipo.</p>
<p><span id="more-383"></span>E una buona dose di libertà, ha spiegato Turvey, sarà concessa anche all&#8217;editore. Il progetto di Google correrà parallelo al servizio Book Search, che si configura invece come semplice <a href="http://mashable.com/2009/06/01/google-e-book/" target="_blank">mediatore</a> che direziona l&#8217;utente all&#8217;acquisto presso altri marketplace. Gli editori che <a href="http://punto-informatico.it/2550113/PI/News/google-book-search-al-via-spartizioni.aspx" target="_blank">si stanno accordando</a> con Google per spartirsi il bottino pubblicitario accumulato con il servizio di ricerca di libri digitali non saranno in alcun modo vincolati alla partecipazione al nuovo modello di business, basato sulla <strong>vendita di prodotti al consumatore</strong> piuttosto che sulla vendita dell&#8217;attenzione del consumatore ad inserzionisti e colossi dell&#8217;ecommerce come Amazon.</p>
<p>La Grande G promette di concedere all&#8217;editore la possibilità di vendere al prezzo che meglio ritiene opportuno. Così come accade nell&#8217;ecosistema Amazon, l&#8217;editore stabilirà il prezzo all&#8217;ingrosso dell&#8217;opera e proprorrà un prezzo di vendita al dettaglio: Google si occuperà di fissare il prezzo finale, intervenendo sul listino dell&#8217;editore nel momento in cui i prezzi risultassero &#8220;esorbitanti&#8221;.</p>
<p>È con queste premesse che Google intende allettare lettori ed editori, ma anche produttori di hardware. A <a href="http://www.businessweek.com/technology/content/jun2009/tc2009061_349895.htm?campaign_id=rss_tech" target="_blank">dominare la scena</a> è ora Amazon, che propone la propria solida offerta fatta di <a href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=kindle&amp;t=0&amp;o=0" target="_blank">Kindle</a> e del relativo marketplace: si tratta di un modello chiuso, che Google sembrerebbe voler sovvertire spingendo sulla competizione. <a href="http://punto-informatico.it/2633698/PI/News/plastic-logic-ecco-nostro-reader.aspx" target="_blank">Competizione</a> innanzitutto sul fronte dei produttori di hardware: scalpitano, in vista di un mercato dell&#8217;hardware che nel 2013 <a href="http://www.eetimes.com/rss/showArticle.jhtml?articleID=217701048&amp;cid=RSSfeed_eetimes_newsRSS" target="_blank">si stima</a> possa valere 227 milioni di dollari, quasi <strong>160 milioni di euro</strong>. Si tratta di un settore in netta crescita, movimentato da passaggi di mano come quello che vede protagonista il produttore della tecnologia dello schermo di Kindle <a href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=tag:%22e-ink%22" target="_blank">E Ink</a>: <a href="http://www.forbes.com/2009/06/01/eink-kindle-pvi-technology-internet-infrastructure-eink.html?feed=rss_technology" target="_blank">acquisita</a> dalla taiwanese Prime View, la tecnologia E Ink potrebbe combinarsi con le altre tecnologie dell&#8217;azienda per <a href="http://gizmodo.com/5273924/taiwanese-company-buys-e+ink-maker-will-pursue-color-screens" target="_blank">dare vita</a> a prodotti più avanzati ed economici. Che un numero sempre maggiore di lettori potrebbe <a href="http://www.readwriteweb.com/archives/report_ereader_and_ebook_market_ready_for_growth.php" target="_blank">presto</a> stringere fra le mani.</p>
<p>La strategia orientata all&#8217;apertura della Grande G <a href="http://www.pcworld.com/article/165840/google_ebook_business_will_create_standards_war.html?tk=rss_news" target="_blank">alimenterebbe</a> così un circolo virtuoso di competizione, livellamento di prezzi e innovazione. Un mercato più appetibile non solo per il pubblico, ma anche per gli stessi editori che potrebbero rivolgersi a platee sempre più vaste. Ammesso che Google non fagociti l&#8217;intero mercato, guadagnandosi la possibilità di dettare legge. È quanto preoccupa il Dipartimento di Giustizia statunitense, che <a href="http://punto-informatico.it/2612713/PI/News/google-book-search-nel-mirino-dell-antitrust.aspx" target="_blank">ha già avviato</a> le procedure per valutare le conseguenze del <a href="http://tech.yahoo.com/news/afp/20090527/tc_afp/usitinternetbookscopyrightgooglesharedbook" target="_blank">dibattuto</a> <em>affaire</em> Book Search.</p>
<p><em>Gaia Bottà per PuntoInformatico<br />
</em></p>
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		<title>Ti manca Harry Potter? al suo posto, sul web, libri gratis per tutti</title>
		<link>http://www.freelabs.it/ti-manca-harry-potter-al-suo-posto-sul-web-libri-gratis-per-tutti/</link>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2009 14:08:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Un tempo c’era Harry Potter, il best-seller che non ha certo bisogno di presentazioni. E ora che per il maghetto, pare, le avventure sono finite? Come se la caverà Bloomsbury, la casa editrice della Rowling? Il suo futuro sta nella scienza. Gratuita. Sir John Sulston, premio Nobel e uno dei fondatori del Progetto Genoma, sta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://services.condenetint.com/dam/674x281/a_c/cover_1.jpg" alt="" width="364" height="151" /></p>
<p>Un tempo c’era Harry Potter, il best-seller che non ha certo bisogno di presentazioni. E ora che per il maghetto, pare, le avventure sono finite? Come se la caverà Bloomsbury, la casa editrice della <a href="http://www.jkrowling.com/">Rowling</a>?</p>
<p>Il suo futuro sta nella scienza. Gratuita. Sir John Sulston, premio Nobel e uno dei fondatori del Progetto Genoma, sta infatti collaborando con la Bloomsbury a una collana di libri gratuiti, da scaricare liberamente dal web. Per l’occasione, sarà inaugurata <a href="http://www.bloomsburyacademic.com/">Bloomsbury Academic</a>, etichetta creata l’anno scorso ma mai utilizzata fino a questo momento.</p>
<p><span id="more-371"></span></p>
<p>Questa la lieta novella: entro il 2014 Bloomsbury prevede di rilasciare circa 200 titoli gratuiti, che vanno dagli studi di etica della genetica, a trattati di cibernetica. Ma dove sta la &#8220;fregatura&#8221;? In che modo, cioè, la casa editrice trasformerà in business questo progetto “free”? Semplice: si punta al “print on demand”: consulti la versione gratuita sul tuo computer e, se ti piace, compri l’edizione cartacea, che viene stampata solo quando la ordini. Così si riducono le copie invendute, si risparmia carta, tu non compri libri inutili, e Bloomsbury trova il modo di sentirsi un po’ meno orfana del suo Harry “miniera d’oro” Potter.</p>
<p>Insomma, la classica storiella dal finale felice, che accontenta tutti. E ora, fatte le dovute presentazioni, che ne dici di dare un’occhiata a ciò che ti aspetta? Lo fai visitando, naturalmente <a href="http://www.bloomsburyacademic.com/">il sito ufficiale di Bloomsbury Academic</a>, dove, al momento, campeggia un solo tomo digitale.</p>
<p>Si tratta di “Remix: Making Art and commerce thrive in the hybrid economy”. L’autore è Lawrence Lessig, padre di Creative Commons, l’organizzazione che promuove la libera condivisione delle informazioni. Mica poco per iniziare, vero? Per scaricarlo, dopo essere andato nel sito ufficiale, clicca su Download PDF, e poi ancora su Download PDF. Ti aspettano più di 300 pagine pronte a fugare molti dei dubbi relativi al diritto d’autore e la sua tutela. In inglese, ma facile facile, così nel caso ti eserciti.</p>
<p>Non ti resta poi che tenere d’occhio questo sito in attesa delle prossime pubblicazioni gratuite di Bloomsbury. Chissà che, tra un documento sulla sintesi delle proteine, e uno sull’accoppiamento del koala vietnamita, non capiti qualche pagina su Harry.</p>
<p>Fonte: Wired</p>
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		<title>Ebook e libri di carta a confronto sui banchi di scuola</title>
		<link>http://www.freelabs.it/ebook-e-libri-di-carta-a-confronto-sui-banchi-di-scuola/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 12:21:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica e telecomunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il primo quotidiano elettronico, La stampa in formato non più da sfogliare ma da scrollare su display, a Torino parte ora l’invasione di ebook nella scuola, l&#8217;ITIS Grassi, presso la quale partirà una sperimentazione con testi convertiti in digitale, da leggere attraverso gli appositi dispositivi. La rivoluzione della lettura è ufficialmente cominciata e come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://services.condenetint.com/dam/674x281/g_j/irex194189530_ba78ae9aa3.jpg" alt="" width="394" height="164" /></p>
<p>Dopo il primo quotidiano elettronico, La stampa in formato non più da sfogliare ma da scrollare su display, a Torino parte ora l’invasione di ebook nella scuola, l&#8217;ITIS Grassi, presso la quale partirà una sperimentazione con testi convertiti in digitale, da leggere attraverso gli appositi dispositivi.</p>
<p><span id="more-307"></span></p>
<p>La rivoluzione della lettura è ufficialmente cominciata e c<a href="http://www.wired.it/news/archivio/2009-02/16/in-italia-gli-ebook-.aspx">ome vi avevamo anticipato la Fiera del Libro</a> non ha risparmiato soprese. La nuova sperimentazione annunciata a Torino consentirà di verificare limiti e vantaggi dell’adozione degli ebook come strumenti didattici alternativi a quelli cartacei. Gli studenti e i docenti del Grassi avranno infatti a disposizione in parallelo i testi in versione cartacea già adottati e le rispettive versioni ebook, fruibili attraverso i lettori ebook di ultima generazione (modello DR1000S di iRex Technologies, gruppo Philips).</p>
<p>Con l’avvio della progressiva adozione dei libri digitali, <a href="http://www.adiconsum.it/">Adiconsum</a> ha calcolato un abbattimento di spesa per le famiglie intorno al 10 per cento, di certo grazie alla tecnologia eink, andare a scuola sarà meno pesante per i ragazzi perchè sarà possibile studiare i testi digitali, prendere appunti e svolgere esercizi sui propri libri su un unico dispositivo di 500 grammi.</p>
<p>Questo esperimento, condotto per la prima volta in Italia coinvolge la Direzione Scolastica Regionale del Piemonte e il partner tecnologico <a href="http://www.simplicissimus.it/">Simplicissimus Book Farm srl </a>mentre gli editori dei testi scolastici  forniscono la licenza per dotare la classe delle versioni ebook dei libri di testo adottati.</p>
<p>Fonte: Wired</p>
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		<title>La Scienza Cattiva del dottor Ben Goldacre</title>
		<link>http://www.freelabs.it/la-scienza-cattiva-del-dottor-ben-goldacre/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 12:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Zanatta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri e Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Facebook e Twitter possono provocare il cancro, La carne rossa e il tè bollente aumentano di ben tre volte la possibilità di fartelo venire. Per non parlare del caffè che potrebbe provocare la leucemia ai nostri bambini e la Tv che li fa diventare stupidi, mentre la panacea di tutti i mali sembrano questa o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://services.condenetint.com/dam/674x281/s_v/sceinza-cattivaPicture-3.jpg" alt="" width="499" height="208" /></p>
<p><a href="http://www.dailymail.co.uk/health/article-1149207/How-using-Facebook-raise-risk-cancer.html">Facebook </a>e Twitter possono provocare il cancro, La <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=111826">carne rossa</a> e il <a href="http://www.dailymail.co.uk/health/article-87131/Too-tea-treble-cancer-risk-women.html">tè bollente</a> aumentano di ben tre volte la possibilità di fartelo venire. Per non parlare del <a href="http://www.metro.co.uk/news/article.html?Coffee_%91raises_risk%92_of_leukaemia_in_babies&amp;in_article_id=500911&amp;in_page_id=34">caffè </a>che potrebbe provocare la leucemia ai nostri bambini e la Tv che li fa diventare stupidi, mentre la panacea di tutti i mali sembrano questa o quella pilllola o i trattamenti detox.</p>
<p>Potremmo citarvi i mille studi scientifici che “provano” questi e i molti altri casi analogamente inquietanti che affollano i giornali, ma li abbiamo racchiusi tutti in un’unica parola BULLSHIT.</p>
<p><span id="more-287"></span></p>
<p>L’abbiamo presa in prestito direttamente lui, <a href="http://www.badscience.net/about-dr-ben-goldacre/">Ben Goldacre</a>, dottorino dalla penna appuntita e irriverente con la quale<a href="http://www.guardian.co.uk/science/series/badscience"> ogni settimana svergogna sul Guardian</a> pseudoscienziati e venditori di pillole. Gli articoli della sua colonna settimanale <em>Bad Science</em>, sono stati raccolti in un <a href="http://www.amazon.com/Bad-Science-Ben-Goldacre/dp/0007240198">omonimo libro</a>, intelligente e molto divertente che alla sua uscita è letteralmente stato risucchiato dagli scaffali delle sezioni “popular science” delle librerie britanniche. &#8220;La scienza cattiva&#8221;, questo il nome della traduzione in italiano sta arrivando anche da noi, a giugno, edito da Bruno Mondadori.</p>
<p>Ben Goldacre, 34 anni, giovane (e sfacciato) volto della &#8220;bad science&#8221;, ospite fisso dei programmi radio e tv dei principali canali britannici è il primo ad essere sorpreso di quanto sia toccato ad uno come lui, che si definisce un &#8220;massive loser&#8221;, un semplice dottore junior che fa tirocinio all&#8217;NHS, molto lontano dall’essere un esperto in qualsiasi materia e piuttosto infantile&#8221; raccontare le malefatte della scienza al mondo.</p>
<p><span class="art-img"><img src="http://www.wired.it/dam/674x281/a_c/BENPicture-5.jpg" alt="ALT TAG" /></span></p>
<p>IL David britannico <a href="http://www.badscience.net/">attraverso il suo blog </a>lancia commenti contro questo e quello scienziato Golia ciarlatano. Dito puntato contro i giornalisti, spesso incompetenti, che fanno cattiva informazione scientifica e una filosofia: benvenuto chiunque voglia sfidare le mie idee, mi aiuta ad affinarle.</p>
<p>A muso alto lo abbiamo intervistato.</p>
<p><strong>W:Perchè un libro sulla &#8220;scienza cattiva&#8221;?</strong><br />
BG: L’unico scopo del mio libro è far capire qual è la scienza “buona” esaminando quella “cattiva”.</p>
<p><strong>W: Come hai deciso di diventare un “bad scientist” ?</strong><br />
<strong>BG</strong>: mi irritano molto i travisamenti dell’evidenza scientifica che vengono riportati sui giornali. pensiamo ad esempio a questa costante bizzarra suddivisione tra le cose che ti fanno venire il cancro e quelle che lo prevengono. Cominciavo a sentire persone infastidite alle feste o nei pub dunque ho deciso di dare loro una voce. Ho contattato il Guardian proponendo l’idea di avere una colonna su questi temi e mi hanno detto va bene, è stato il modo meno complicato e più diretto di entrare nel giornalismo.<br />
Tra i giornali c’è la tendenza di far scrivere di scienza anche a persone che non ne non sanno niente e questo è un vero problema per l’informazione scientifica.<br />
<strong><br />
E di wired cosa ne pensi? </strong><br />
<strong>BG: </strong>La rivista americana è ottima. Ma persone che vi scrivono mi hanno detto è un lavoro fatto da un comitato, perché gli articoli devono passare da molte revisioni e verifiche dei fatti. Wired è l’unica rivista a cui sono abbonato, insieme a <a href="http://www.adbusters.org/">Adbusters</a>. Penso che sia molto importate che professori e accademici che hanno qualcosa di interessante da dire si rivolgano direttamente ai <em>mainstream medi</em>a e offrano articoli o critichino le notizie sbagliate.</p>
<p><strong>W: C’è sempre più accesso alle notizie scientifiche attraverso la rete e i blog, come valuti il fenomeno?</strong><br />
<strong> BG:</strong> Credo che sia un’ottima cosa. Si sente di gente allarmata perché su internet si trovano un sacco di ciarlatani che danno informazioni terribili e fuorvianti, ma la mia esperienza è diversa. Evitando quelli che sono palesemente cretini, o chi chiaramente sta cercando di venderti vitamine, in rete ci sono notizie di alta qualità. Ad esempio si può accedere direttamente ai comunicati stampa di università e centri di ricerca e sempre più spesso ricercatori ed accademici hanno un blog. Il sistema più trasparente per valutare l’attendibilità di un’informazione è proprio dai blog infatti da questi si può risalire direttamente agli studi scientifici e capire se sono stati interpretati in modo fuorviante, si può vedere direttamente come sono stati commentati e che tipo di risposta ha poi postato l’autore.<br />
<strong><br />
W: Molti però tendono sempre di più a consultare internet per terpie fai da te&#8230;</strong><br />
<strong>BG: </strong>Non nego che possa essere un problema ma credo che dobbiamo rallegrarci del fatto che le persone tengano sempre di più alla propria salute. Dobbiamo cercare di fornire loro un’informazione migliore. Il sito <a href="http://www.nhs.uk/news/Pages/NewsIndex.aspx">NHS choices </a>ad esempio è visitato da 3 milioni di britannici alla settimana ed è una fonte molto attendibile. Non credo che serva una laurea in medicina per identificare un “bulshitter” (un ciarlatano) su internet.</p>
<p><strong>W: Tu i bullshitter li svergogni pubblicamente, oltre che nel tuo libro anche nel tuo blog e sul Guardian, hai mai avuto delle minacce?</strong><br />
<strong>BG:</strong> MI minacciano infantilmente di farmi causa molto spesso,  per me è la caratteristica degli pseudo-scienziati cercare di azzittirmi invece che rispondermi quando chiedo di esaminare l’evidenza scientifica delle loro affermazioni che fanno. E così ci sono quelli che cercano di diffondere calunnie nei miei confronti, altri mi seguono per la strada. Credo che cerchino di intimidirmi ma io lo trovo più buffo che altro, adesso sto facendo un documentario sull&#8217;uso del bullismo per fermare la ricerca in un sacco di campi, considerando i casi ad esempio di persone che conosco che hanno cercato di sfidare le industrie farmaceutiche.</p>
<p><strong>W: Magari tu puoi puoi riderci su perchè avere il Guardian alle spalle ti mette in una posizione avvantaggiata?</strong><br />
<strong>BG: </strong> No in realtà quando mi hanno fatto causa (il capitolo che non è riuscito ad inserire nel suo libro è proprio quello di <a href="http://www.badscience.net/2009/04/matthias-rath-steal-this-chapter/">Matthias Rhas venditore di vitamine</a> che l’ha portato davanti all’High Court di Londra) il Guardian ha pagato le spese legali ma io ho dovuto perdere un sacco di tempo e interi fine settimana seduto tra i documenti guridici del caso, senza essere pagato per questo. Si devo dire che è un metodo alquanto efficace per far perdere tempo alla gente.</p>
<p><strong>W: Hai mai perso una causa?</strong><br />
<strong>BG: </strong>no perché non penso di essermi mai sbagliato. Spero che se faccio degli errori in qualcosa che scrivo qualcuno me lo faccia notare, così posso correggerlo.</p>
<p><strong>W E gli italiani pensi che siano dei creduloni? da noi arrivano un sacco di bullshit tradotte proprio dai giornali inglesi…</strong><br />
<strong>BG:</strong> Ho vissuto in Italia per sei mesi e lavorato all’Ospedale San Raffaele. Per quella che è la mia esperienza avete molta più passione per la conoscenza, siete molto aperti alle idee interessanti. Io non sto facendo una crociata , non penso di poter cambiare il mondo e non mi interessa salvare i consumatori da chi cerca di truffarli, spero che gli italiani leggano il mio libro come qualunque altro libro di popular science. Il motivo per cui credo che sia andato a ruba in Uk è perché è stato il primo libro di “popular science” a parlare della scienza di come sappiamo se qualcosa ci fa bene o male . Credo che sia una cosa molto importante perché è forse uno degli sviluppi piùimpotranti della storia dell’occidente sapere ad esempio se fumare fa davvero venire il cancro o se un vaccino ha degli effetti collaterali periclosi.<br />
Sono idee non solo interessanti ma anche importanti da sapere le persone hanno a cuore queste cose, sono cose bibliche, morte e dolore.</p>
<p><strong>W: La versione  “la scienza cattiva” che arriverà in Italia sarà diversa dal tuo Bad Science ? </strong><br />
<strong>BG:</strong> Sicuramente prenderò suggerimenti dai lettori italiani se ne avranno. Ci sono un paio di “quack” (ciarlatani) molto noti in Uk che forse dovrò rimuovere dal libro perché non li conoscete ma credo che sia un peccato.</p>
<p><strong>W: certo che è un peccato, perché uno dei due, Dr <a href="http://www.gillianmckeith.info/">Gilliam McKeith</a>, è addirittura collega del tuo gatto morto, ci sembra molto interessante! </strong><br />
<strong>BG:</strong> Si il Dr McKeith è una nutrizionista e celebrità televisiva diventata multimiliardaria vendendo libri e pillole (nel 2007 il suo stimolatore sessuale a base di erbe “Fast Formula Horny Goat Weed Complex è stato ritirato dalla MHRA britannica perché illegale a esempio). Nel suo Cv McKeith dice di avere conseguito un PhD all’American College of Nutrition, invece poi si è scoperto che aveva aquisito la sua qualifica con un corso per corrispondenza da un college americano non accreditato, l’American Association of Nutritional Consultants. Anche il mio defunto gatto Hettie è un membro professionista di tale associazione , ho il certificato appeso nel mio bagno, sono riuscito a comprarlo pagando 60 dollari , vuol dire che per diventare membri dell AANC non solo non si deve essere nutrizionisti, ma non importa neanche essere umani e addirittura non si deve neanche essere vivi. Eppure la McKeith va in prima serata in tv dicendo cose che anche un bambino di 12 anni potrebbe notare che sono falsità facendo pubblicità alle sue pillole. Credo che questo sia il sintomo che la nostra società abbia seriamente perso la strada quando c&#8217;è di mezzo la scienza.</p>
<p><strong>W: come possiamo ritrovarla?</strong><br />
<strong>BG: </strong>Credo che sia importante che le persone sfidino le istituzioni e le incollino alle loro responsabilità, ma sono ottimista sul fatto che le persone si ribelleranno ai media <em>mainstream</em> che stando dimostrando di fare informazione così pessima soprattutto sui temi della salute. E internet è uno strumento utilissimo per blogger un po’ sfrontati come me per smascherare i nonsensi dei media. Il problema in Uk ad esempio è così grave che NHS (sistema sanitario nazionale) ha creato sul suo sito un servizio chiamato chiamato Behind the Headlines al quale ho dato un piccolo contributo, che ogni giorno analizza le due principali storie di salute publicate che sono uscite sui giornali spiegando l’evidenza scientifica che c&#8217;è dietro in un linguaggio di tutti i giorni. La pagina ha un grende successo con 3 milioni di visitatori alla settimana. Le persone si rivolgono sempre più ai siti delle Università e penso che sia il momento di essere ottimisiti perché così come possiamo sventare le frodi dei giornalisti possiamo anche re-indirizzre le persone verso fonti di informazione scientifica più accurate.</p>
<p><strong>W: prenderemo esempio. Intanto in Italia si sta ancora discutendo di nuove legislazioni sull’omeopatia, un tema su cui hai la penna avvelenata soprattutto riguardo alla scarsa attendibilità delle prove sul fatto che funzioni. All’omeopatia hai dedicato un capitolo in B<em>ad Science</em> e il tuo articolo pubblicato su <em>Lancet</em> ha scatenato le reazioni della comunità di professionisti di questa medicina alternativa. Che cosiglio dai al nostro Parlamento?</strong><br />
BG: Ogni legislazione in materia deve fondarsi su evidenza. Affermare che pillole trattate con il magico processo omeopatico (per 30C di preparato omeopatico c’è una diluizione di uno a 10 alla sessantesima) non facciano meglio di una pillola di zucchero è la pura verità. E’ stato provato che 4 pillole di zucchero funzionino meglio di 2 nel curare l’ulcera gastrica, i placebo sono efficaci, dunque potremmo pensare che bisognerebbe renderli accessibili al pubblico. Ma si apre la questione etica se è giusto che i medici mentano ai pazienti sulle terapie che danno. Io non mi sentirei a mio agio. I vari paesi dovrebbero sedersi e pensare a quali conseguenze questo possa avere. Magari alla gente va bene quel livello di disonestà su queste medicine da parte del loro dottore ma occorre essere molto chiari che non si tratta altro che di un placebo. Per natura non sono un proibizionista.<br />
<strong><br />
W: E il caffè che provochebbe la laucemia?</strong><br />
BG: Non sono un esperto di caffè, così come non lo sono di niente, ma se il rischio che ci faccia venire malattie è così piccolo che infatti c’è voluto così tanto tempo per scoprirlo, beh forse non è una notizia così eccitante.</p>
<p>Ovviamente adesso sapete che forse non è il caso di allarmarsi troppo perchè <a href="http://www.badscience.net/2009/02/the-evidence-aric-sigman-ignored/">facebook provoca il cancro.</a></p>
<p>Fonte: Wired</p>
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