A stilare questa annuale classifica, è Transparency Internetional (TI), network globale leader nella lotta alla corruzione con sede centrale a Berlino. Se nella graduatoria mondiale l’Italia e’ al 67mo posto su 178 paesi esaminati, in quella europea e’ in quart’ultima posizione, solo prima di Romania, Bulgaria e Grecia.
da Ansa.it
Questo punteggio colloca il nostro Paese immediatamente dopo il Ruanda (al 66mo posto, con 4 punti) e solo un gradino sopra la Georgia (al 68mo posto, 3,8 punti). Un risultato, ha commentato in una nota la sezione italiana di Ti, che ”non sorprende piu’ di tanto, in considerazione di dodici mesi passati caratterizzati dal riemergere di fatti corruttivi, o sospettati tali, a vari livelli di governo (locale, regionale, nazionale) e che ha visto coinvolti sia funzionari sia esponenti politici di ogni schieramento”. Da parte sua, interpellata dall’ANSA, la presidente di Ti Italia, Maria Teresa Brassiolo, si e’ detta ”amareggiata” per questo ulteriore scivolone, avvenuto – ha sottolineato – nonostante le misure anti-corruzione prese dai vari governi negli ultimi anni. Allo stesso tempo, ha pero’ osservato, i ”numerosi casi di corruzione denunciati dalla stampa negli ultimi mesi potrebbero avere aumentato la percezione della corruzione” nel pubblico. Se nella graduatoria mondiale l’Italia e’ al 67mo posto su 178 paesi esaminati, in quella europea e’ in quart’ultima posizione, solo prima di Romania, Bulgaria e Grecia. ”L’Italia non e’ fanalino di coda: da Tangentopoli in poi, i casi di corruzione nella pubblica amministrazione sono notevolmente ridotti”, ha commentato il vicepresidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli, secondo il quale, ”in ogni caso, il ddl anticorruzione mettera’ la parola fine alla questione”. Per l’onorevole Andrea Orlando del Pd, ”bisogna approvare al piu’ presto la Convenzione di Strasburgo, perche’ in Italia l’emergenza corruzione non e’ mai venuta meno”.
Sempre dall’opposizione, il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi, ha sottolineato che il risultato di Ti ”certifica il disastro italiano e relega il nostro Paese in una pessima posizione: siamo messi peggio del Ruanda. Una bocciatura internazionale, l’ennesima, per Berlusconi, che ha pesanti responsabilita’ politiche”. Da parte loro, nel rapporto gli esperti di Ti parlano di un ”serio problema di corruzione” nel mondo, poiche’ sottolineano che quasi tre quarti dei paesi esaminati hanno riportato un punteggio inferiore a cinque. Per questo, scrivono, i ”governi devono integrare le misure anti-corruzione in tutte le aree di attivita”: dalle iniziative contro la crisi finanziaria e il cambiamento climatico, agli impegni della comunita’ internazionale per sconfiggere la poverta”’.
Due giorni fa in parlamento il ministro Renato Brunetta ha accennato alla possibilità di modifica del decreto Pisanu, ma, non essendo l’argomento nemmeno nell’ordine del giorno, è stato rinviato il tutto (sotto pressioni del ministro Maroni) a mercoledì prossimo.
Se inizialmente si pensava all’abrogazione completa del decreto (che di fatto limita enormemente lo sviluppo del Wi-Fi in Italia, ponendo i gestori di locali pubblici in una situazione nella quale offrire una connessione wireless ai loro clienti avrebbe costi di gestione troppo grandi), se il decreto venisse anche solo modificato, sarebbe un grande risultato.
Stiamo a vedere…
Qualche giorno fa abbiamo parlato di Wi-Fi, dopo la proposta di abolizione del decreto Pisano sull’obbligatorietà degli utenti ad identificarsi ogni qual volta si volessero connettere ad una rete wireless. La legge era stata scritta ed emanata in periodo di emergenza terroristica, all’interno del ‘pacchetto’ sicurezza. Oggigiorno, l’emergenza terroristica è quasi scomparsa, e a 5 anni dall’emanazione della legge i risultati sono stati poco soddisfacenti, o meglio, pari a zero.
Un locale pubblico che volesse offrire una connessione wireless ai suoi clienti, infatti, si troverebbe attualmente obbligata a raccogliere i dati di ogni persona collegata alla rete. Da ciò nascono moltissimi problemi di varia natura: dalla privacy al lungo processo necessario a mantenere aggiornata la lista dei clienti, i costi, poi, lievitano.
Paolo Gentiloni, PD, propone una soluzione abrogazionista: eliminare la legge significherebbe eliminare il freno imposto ai locali pubblici, inoltre il vantaggio in termini di sviluppo dell’informatizzazione dei cittadini salirebbe a livelli che in questo Paese ancora ci sogniamo.
D’altra parte, Roberto Cassinelli, PDL, propone di modificare la legge, lasciando la scelta al Ministro degli Interni. La non identificazione è ok, scrive, però sarebbe necessario provvedere all’identificazione del cliente qual’ora questo mostrasse qualcosa di sospetto.
Marco Mazzoli, dello Zoo di 105, la trasmissione radiofonica più ascoltata dagli italiani (in onda dalle 14.00 alle 16.00 lun/ven sulle frequenze di Radio 105 Network), dopo la sospensione del programma imposta ieri (13.10.2010) dal Garante delle Comunicazioni, spiega la vicenda della sospensione: migliaia di euro di multa per le parolacce andate in onda durante il programma, sospensione imposta in un battito di ciglia dopo la segnalazione del presidente di un circolo culturale pugliese… Mazzoli stenta a crederci, soprattutto per il fatto che lo Zoo di 105 trasmette ormai da 10 anni un format radiofonico che di poco è cambiato nel tempo, le parolacce ci sono sempre state.
Il problema, per giunta non può essere quello delle volgarità dette in onda, poichè la fascia protetta per quanto riguarda i programmi radiofonici inizia dalle 16 per legge…
Dal blog di Marco Mazzoli:
Sono tra lo sconvolto e l’incredulo…ci hanno sospeso e multato perchè diciamo le parolacce?????? 10 anni che le diciamo, quasi 11 e il Garante delle telecomunicazioni se ne accorge adesso??? No, è grazie alla segnalazione di un presidente di un circolo Pugliese!!! Un circolo Pugliese???? Volete farmi credere che un ex sindaco, presidente di un circolo di 4 anziani nel culo della Puglia, abbia tutto sto potere??? Naaaaaa….dai, veramente???? Un solo uomo, con una semplice lettera è riuscito a spegnere in un secondo e mezzo il programma più ascoltato in Italia???
Quindi, spiegatemi….
Un criminale stupra una  minorenne ed esce dopo pochi mesi dal carcere per buona condotta e grazie all’indulto e noi veniamo chiusi e multati perchè usiamo un linguaggiocomune in una fascia “NON PROTETTA” su una radio nazionale?!?!?!
Si, perchè la legge Italiana dice che per le radio, la “FASCIA PROTETTA” inizia alle ore 16:00!!!!! Che strano, eppure ci hanno consegnato una bella multa di parecchie migliaia di euro!!!
Ma la vogliamo finire??? Non è lo Zoo che insegna le volgarità alla gente, ma è semplicemente lo specchio della nostra società …Lo Zoo parla come il popolo, pensa e dice quello che il cittadino vorrebbe gridare in faccia a chi ci governa…
E chiudendo lo Zoo…gli Italiani smetteranno di dire volgarità ???? Veramente???? Forse non lo sanno, ma le parolacce fanno parte della cultura Italiana…in moltissime regioni, la bestemmia è un intercalare dialettale e nessuno si scandalizza, è così da centinaia di anni!!!
Credo che la volgarità vada oltre alla parolaccia, la volgarità è infierire sul cadavere di una ragazzina di 15 anni (Sarah Scazzi)…buttare le telecamere in faccia ad amici e parenti e cercare lo scoop per fare audience!! La volgarità è il trasformare una tragedia famigliare in fiction, sfruttando il dolore delle persone. La volgarità è prendere per il culo 65 milioni di Italiani ogni giorno con tasse, bugie, furti e leggi ad personam. I telegiornali sono volgari, i reality show sono vergognosi, i programmi come “Pomeriggio 5″ sono scandalosi o le vicende legate a Lele Mora e i suoi frocetti, i politici che vanno a trans o si fanno di cocaina con i soldi dei contribuenti….
La volgarità è insita nella nostra società , è in ogni angolo, ogni buco, stanza o casa…le parolacce sono antiche, appartengono agli anni 80…servono solo per apostrofare una situazione più disgustosa della parolaccia stessa!!!
Chi di spada ferisce di spada perisce….la ruota gira, aspetto con ansia!!!
Marco Mazzoli
E’ bastata una segnalazione al Garante delle Comunicazioni da parte del presidente del circolo culturale ‘Angilla vecchia’, di cui Vincenzo Fierro ne è presidente, per far sospendere a tempo indeterminato il programma radiofonico più ascoltato in Italia: lo Zoo di 105, trasmesso dalle 14 alle 16 (dal lunedì al venerdì) in diretta sulle frequenze di Radio 105. La multa che il programma avrebbe ricevuto dal Garante ammonterebbe a centinaia di migliaia di euro.
Citando la segnalazione di Fierro, la trasmissione radiofonica Zoo di 105 risulterebbe
satura di volgarita’ inaudite e gratuite, turpiloqui, rappresentazioni di violenza fisica e verbale, allusioni e rappresentazioni di natura sessuale tali di offendere la dignita’ umana e la sensibilita’ dei minori.
Subito gli ascoltatori – migliaia – hanno fatto sentire la loro voce inondando la chat su ZooTV, sul sito di Marco Mazzoli (protagonista dello Zoo di 105) e sui social network più famosi.
Secondo Marco Mazzoli il problema di fondo è politico: “Abbiamo pestato una grossa me**a” – sostiene -, ma non si lascia intimidire da questo episodio e, dice, vuole lottare per ripristinare l’on-air dello Zoo. Soprattutto perchè i tantissimi ascoltaltori dell’unico programma italiano ‘senza peli sulla lingua’ difficilmente accetterebbero la chiusura della trasmissione.
La ‘Fuga dei cervelli’ sembra essere diventato ormai un appuntamento quotidiano con la fine economica di questo Paese, una cosa normale che non può essere risolta. E così facendo, mentre i Paesi nostri vicini studiano, progettano e realizzano città a impatto zero, imparano a ricavare molta più energia del solito dal sole, dal vento e dalle maree, producono e immettono nel mercato aggeggi ultra tecnologici da far invidia ai cinesi, rendono libera l’informazione espandendo le linee telefoniche per permettere a tutti di essere coperti dall’ADS, noi ce ne stiamo stravaccati su un grande divano di terra a guardare il mondo che gira.
L”ultima novità del nostro divertente Governo Italiano è uno sconto sulle tasse fino al 30% per gli uomini e del 20% per le donne sullo stipendio percepito in Italia, sempre se questi decidono di rimpatriare.
Cosa, ci si chiede, possa far tornare in Italia una persona che dopo anni di studio si è vista assumere per anni in aziende una diversa dall’altra con contratti di CO-CO-CO-CO, percependo stipendi minimi, quasi da stage estivo. Cosa dovrebbe spingere una persona ad abbandonare un fruttuoso lavoro da ricercatore? La prospettiva del ritorno in un Paese dove politica, finanza e dignità sono cadute nel fondo di un pozzo che giorno dopo giorno diventa sempre più irraggiungibile?
Proposta di legge: http://www.senato.it/documenti/repository/dossier/studi/2010/Dossier_227.pdf
C’è la proposta di legge, c’è la maggioranza per votarla. Ieri a Montecitorio si è aperta ufficialmente la discussione per liberare il wi-fi dal vincolo dell’identificazione, imposto dal decreto Pisanu nel 2005. L’iniziativa è della rutelliana Linda Lanzilotta, del responsabile Comunicazione del Partito Democratico Paolo Gentiloni e dell’esponente di Futuro e Libertà  Luca Barbareschi e propende per l’abrogazione totale di quanto previsto dall’articolo 7.
I tre hanno intenzione dunque di mettere i gestori di esercizi pubblici in condizione di fornire una copertura senza fili senza dover chiedere il documento d’identità a chiunque voglia sfruttarla.
“A causa dell’art 7 del decreto Pisanu - si legge nella proposta di abrogazione -, ad esempio, In Italia nessuna biblioteca, azienda privata o pubblica può dare libero accesso alla propria rete wi-fi se prima non ha fotocopiato o scansionato il documento di identità dell’utilizzatore, si è attrezzata per controllare gli accessi alle singole postazioni e i software utilizzati dagli utenti; con la conseguenza di negare di fatto la possibilità di utilizzo libero della rete wi-fi”
“A fronte di risultati quasi inesistenti in termini di sicurezza - recita un altro passaggio -, i costi delle norme oggetto del nostro esame sono invece altissimi. Esse hanno costituito un ostacolo alla crescita tecnologica e culturale di un paese già in ritardo su tutti gli indici internazionali della connettività a Internet: nel momento in cui la rete si apre sempre di più al prossimo grazie alle tecnologie wireless, alla diffusione di device mobili sempre più economici e performanti, in Italia abbiamo imposto lucchetti e procedure artificiose.”
Non ci resta altro che attendere gli aggiornamenti sul caso.
Al governo di Pechino Foursquare, il software di geolocalizzazione che lentamente sta prendendo piede in tutte le piazze del mondo, non piace: la folla radunata a piazza Tiennamen, pur virtualmente, rappresenta una minaccia.
Gli ISP cinesi, quindi, si sono trovati obbligati a bloccare l’accesso a Foursquare, coronando così l’ennesimo episodio di censura cinese.

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