Il collettivo hacker si è intrufolato tra i meandri di vari istituti del Belpaese. Pubblicato su Pastebin un solo account a scopo dimostrativo. Nessun attacco è stato lanciato, ma gli interessati sono stati allertati.
Roma – “Un doveroso e gratuito servizio di sicurezza”, offerto dai celebri collettivi hacker Anonymous e LulzSec a tutti i “navigatori di Internet” nel Belpaese. Una controllata ad alcune banche tricolori, partita dalla semplice ricerca su Google di un istituto preso a caso.
E’ di questa mattina la smentita della Polizia Postale in merito alla notizia pubblicata ieri da Espresso nel suo sito internet, ed oggi nella versione cartacea. Gli organi di giustizia devono in ogni caso avere l’approvazione della magistratura per operare lo ‘spionaggio’ di un profilo in internet, “Anche perché nel caso contrario tutto ciò che si fa non avrebbe alcun valore processuale”, ha precisato il direttore generale della PolPost, Antonio Apruzzese, che aggiunge “Se violassimo la Rete senza autorizzazione della magistratura commetteremmo un reato penale, figuriamoci se la Polizia si mette a spiare i navigatori di Facebook”.
E’ di poche ore fa la notizia, pubblicata da Espresso, che Facebook avrebbe formalizzato un accordo segreto con la polizia postale italiana per la stretta sorveglianza e registrazione dei 17 milioni di profili facebook italia. Sarà quindi ora possibile, per gli organi di polizia, attivare una lunga serie di controlli su un qualsiasi profilo senza dover presentare una richiesta della magistratura e attendere i tempi necessari per una rogatoria internazionale.
I 400 agenti della Direzione investigativa della Polizia postale e delle comunicazioni, secondo Espresso, andrebbero alla ricerca degli autori dei graffiti apparsi nei dintorni dei capoluoghi, protagonisti cinesi di estorsioni a connazionali, controllerebbero gruppi di sudamericani autori di lotte fra bande all’interno del Paese, e così via.
Tutto sta nel porre attenzione a ciò che si pubblica online, dal profilo di facebook alla mailing list o forum di sorta.

Ufficiale: le preoccupazioni per le auto-spia di Google non sono solo una sindrome europea. Dopo che nelle ultime settimane Italia, Spagna, Francia e Germania avevano espresso il loro sdegno per il furto di dati sensibili, che le Google Car hanno risucchiato dagli hotspot wi-fi, ora anche Australia e Turchia si mettono a soffiare sul collo di Big G.

Innovare significa anche saper guardare fuori dagli schemi. Che Barak Obama sia, per certi versi, un personaggio rivoluzionario, lo dimostra anche il suo volersi circondare di personaggi che nessuno, prima della sua elezione a Presidente degli Stati Uniti d’America, avrebbe mai pensato potessero occupare posti di rilievo nell’amministrazione pubblica.
Roma – Gli Archivi Nazionali USA hanno smarrito un hard disk contenente una quantità di dati sensibili relativi al periodo dell’amministrazione Clinton. All’interno del disco vi sarebbero informazioni personali sui membri dello staff presidenziale, indirizzi e persino informazioni sulle procedure operative di CIA e Casa Bianca. E così, mentre le autorità federali aprono l’inchiesta di rito, si riapre il dibattito sulla sicurezza dei dati pubblici.
Sono stati gli stessi responsabili degli Archivi Nazionali (NARA) a dare notizia dello smarrimento, che sarebbe stato scoperto alla fine del marzo scorso. L’agenzia, si legge in un comunicato ripreso dal New York Times “sta gestendo con la massima serietà la perdita dell’hard disk esterno, all’interno del quale si trovavano copie di backup di documenti provenienti dall’ufficio esecutivo del presidente Clinton.”
La dinamica materiale della scomparsa non è chiara. Secondo quanto riportato al Washington Post da una fonte anonima, il supporto informatico sarebbe stato lasciato a giacere su un armadio dei NARA per un periodo imprecisato di tempo. Dopodiché, i funzionari dell’ufficio non sarebbero più stati in grado di ritrovarlo.

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