
Per ora è solo un progetto, ma presto o tardi “salire in cielo” potrebbe essere questione di pochi minuti. Non intendiamo in senso metaforico eh, ma proprio letterale.
Una start up di Seattle ha recentemente vinto un concorso indetto dalla Nasa volto a premiare il progetto di un ascensore spaziale. Nonostante l’agenzia spaziale americana sia conscia che un risultato del genere non potrà che concretizzarsi nel giro di parecchi anni, ha comunque indetto un concorso assieme all’associazione no profit Spaceward Foundation che si inserisce in un vasto programma di sperimentazioni atte a trovare le migliori soluzioni per favorire la vita dell’uomo nello spazio e la sua capacità di esplorarlo (altri progetti vittoriosi hanno interessato il prototipo di un razzo capace di allunare e particolari guanti da far indossare agli astronuati).
Per la “sfida dell’ascensore” si sono sfidati tre gruppi e a spuntarla è stato il team della LaserMotive, capace di far percorrere ad un “arrampicatore” (mosso da motori elettrici funzionanti tramite celle fotovoltaiche alimentate da laser) la distanza di un chilometro lungo un cavo issato da un elicottero in poco meno di quattro minuti, viaggiando alla velocità media di circa 3.7 metri al secondo.
La ricerca di un ascensore per le stelle non è affatto nuova (gli stessi vincitori hanno affermato che prima di creare un vero ascensore spaziale ci vorrà molto tempo, ma che la tecnologia vincente può essere subito utilizzata per la creazione di robot) e ha stimolato la fantasia di celebri scrittori di fantascienza come Arthur C.Clarke, che descrisse un’opera di questo tipo nel suo racconto intitolato Le fontane del Paradiso, e scienziati del secolo scorso come Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij, pioniere nel campo della missilistica, che riteneva possibile la costruzione di una stazione spaziale posta all’estremità di un cavo fissato sulla Terra.
Nonostante le infinite difficoltà insite in operazioni di questo tipo (leggi della fisica contrarie, resistenza alla trazione, rischio di impatto con meteoriti o detriti spaziali), il progetto della LaserMotive segna, di fatto, un nuovo inizio in questa sfida avveniristica.
Fonte: Wired
















