Gli esseri umani, come si sa, si dividono in due categorie. Quelli che di Wikipedia si fidano ciecamente e quelli che la considerano un incoerente guazzabuglio. Con questo articolo vorremmo fornire un modesto e paradossale contributo alla questione.
Per testare sperimentalmente l’enciclopedia libera l’abbiamo messa in competizione con un testo dall’affidabilità indiscutibile: un breve saggio recentemente prodotto nientemeno che da Umberto Eco.
Cominciamo col leggere l’articolo che Eco ha dedicato alla “leggenda della Terra piatta” il 23 febbraio scorso su Repubblica (in prima pagina, e ora sul sito).
Passiamo poi alle voci che Wikipedia dedica allo stesso argomento (ci riferiamo alla la versione inglese, più completa):
http://en.wikipedia.org/wiki/Flat_earth
http://en.wikipedia.org/wiki/T_and_O_map
C’è un dato che fa riflettere: più o meno il 90% delle informazioni fornite da Eco si può leggere anche sulle due pagine citate dell’enciclopedia online. Provare per credere.
Il primo dubbio (che cioè Wikipedia abbia copiato da Eco) è subito fugato. Basta scorrere note e bibliografia.
Il dubbio che Eco abbia copiato da Wikipedia (absit iniuria!) non ci sfiora neanche, anche perché le stesse cose le aveva già pubblicate nel 2001 e ancora nel 2005.
Semplicemente, l’Anonimo Enciclopedista ed Eco hanno avuto le stesse (buone) fonti.
Ma allora, che conclusione trarre?
La prima è che Wikipedia non è niente male. Accuratezza, riferimenti storici, citazioni, rimandi, rivaleggiano con uno scritto del più celebre degli intellettuali italiani (per di più dedicato a un suo cavallo di battaglia come il pensiero medievale). Per paradosso, conoscendo l’inglese e avendo il dono della sintesi chiunque avrebbe potuto scrivere un articolo simile a quello di Eco in un paio d’ore.
La seconda conclusione è che qualche volta anche il grande Omero sonnecchia.
La terza è che bisogna vedere cosa c’è scritto in quel circa 10% di materiale “originale” presente in Eco e introvabile su Wikipedia. Il “valore aggiunto”, insomma.
Per vedere quanto il contributo originale di Eco superi in qualità l’enciclopedia libera, ci siamo allora esercitati in un giochino un po’ pedante ma istruttivo: applicare al testo i templates di Wikipedia, cioè quelle indicazioni che gli utenti possono inserire quando ritengono che una frase necessiti di correzioni , richieda approfondimenti o presenti qualche aspetto dubbio.
Una verifica dagli esiti sorprendenti.
Ad esempio:
- Eco sostiene che non sappiamo nulla della faccia nascosta della Luna.
In realtà, sono 40 anni che ne possediamo una mappa. Citation Needed, direbbero i wikipediani.
- Eco scrive che Cosma Indicopleuste (uno dei pochi a sostenere la piattezza della Terra) non fosse conosciuto a nessun autore medioevale in quanto mai tradotto in latino fino al 1706.
Ma il “patriarca recensore” Fozio (che sarà stato pure greco, ma medioevale era di sicuro) lo conosceva eccome, tanto che cita (e stronca) il suo libro, pur senza indicarne l’autore, nella sua “Biblioteca” (cfr. par. 36, ad esempio qui). Clarification needed
- Eco sostiene poi che, naturalmente, né Colombo né i dotti di Salamanca potevano sospettare che ci fosse un continente dall’altra parte del mondo.
È su quel “naturalmente” che si potrebbe discutere. Non è vero che nessuno avesse sospettato l’esistenza dell’America prima di Vespucci, come si può leggere in Strabone. Il geografo greco (cfr Geografia 1 -1 – 8/9) riporta con chiarezza (per confutarla) la teoria di Ipparco di Nicea, il più grande astronomo dell’antichità. Ipparco aveva dedotto l’esistenza dell’America dall’analisi delle maree, scoprendola senza bisogno di andarci. Dubious.
Infine, qualche grattacapo con i criteri editoriali di Wikipedia, Eco l’avrebbe anche quando parla di Isidoro di Siviglia (che, per ironia della sorte, è più o meno il santo protettore di Internet). Ci viene detto che il vescovo spagnolo avrebbe calcolato la circonferenza della Terra in 80 mila stadi. Ma quel dato, nelle “Etymologiae” di Isidoro, non siamo proprio riusciti a trovarlo (chi vuole cimentarsi può trovare un’edizione online qui). Citation needed.
Il nostro gioco è finito. Ma un vertiginoso sospetto ci assale: non sarà il caso di annoverare anche il nostro Anonimo Enciclopedista tra i più prestigiosi intellettuali contemporanei?
















