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Fender e Gibson, fatevi da parte. Ora tocca alla videochitarra

Da qualche anno a questa parte il mondo della musica si sta accartocciando su se stesso, e in molti cominciano a sentire puzza di chiuso. Troppe band si appiattiscono cocciutamente sugli standard dettati negli anni ’70 (ma anche ’80 e ’90). C’è bisogno che qualcuno apra la finestra. C’è bisogno di aria fresca. Insomma: c’è bisogno di Ben Lawry e della sua videochitarra, dove suoni e immagini sono tutt’uno.

Magari non riuscirà a soppiantare l’intramontabile fascino di una Stratocaster o di una Les Paul. Ma intanto c’è chi l’ha già aggiunta alla sua scuderia da palco, e non uno strimpellatore qualsiasi: Steven Wilson, dei Porcupine Tree che l’ha portata con sé in tour per l’Europa.
Come nelle migliori favole sub-urbane, dietro questa trovata non c’è una multinazionale della strumentazione come la Yamaha. L’idea è frutto della visionaria mente di un giovane liutaio, un musicista capellone, ma anche sopraffino artigiano della sei-corde. Per capirci, uno che avvita e intarsia i legni delle sue chitarre direttamente nel suo sottoscala a Oakland.

Il sogno di Ben Lawry è quello di creare la chitarra più estrema di sempre. É un megalomane, o un genio? Glielo abbiamo chiesto di persona.

W: Come e quando ti è venuta l’idea della video-chitarra?
B.L.: È cominciato tutto tre anni fa. Come costruttore di chitarre sono sempre alla ricerca di modi per rendere lo strumento più estremo e dinamico. Un giorno un mio amico mi ha fatto vedere un effetto visivo che Winamp associava alla riproduzione sonora (si chiamava “milkdrop”). Mi è sembrata una buona idea quella di integrare uno schermo nel corpo della chitarra per fondere suoni e immagini in tempo reale. Il primo prototipo era brutto e pesante, ma funzionava bene. Con gli anni ho lavorato a una chitarra dal design più leggero, simile a quello di una Telecaster. L’ho chiamata Tele…vision.

W. Tu sei un musicista. Come è cambiato il tuo modo di suonare con la video-chitarra?
B.L.: Suono da anni, Funk, Jazz, Metal… Penso che nei concerti odierni, zeppi di laser e proiezioni, la video-chitarra può aggiungere una componente visiva inedita. Steven Wilson ha avuto il compito di celebrare il suo debutto on-stage: lui si è divertito da matti, il pubblico l’ha adorata.

W. È già in commercio? E quanto costa?
B.L.: La Visionary Instruments è un’attività molto piccola. Ovvero: ci lavoro solo io. E questo vuol dire che posso produrre solo un limitato numero di chitarre. Ora sto lavorando a un’edizione limitata di 25 videochitarre che comincerò a vendere a partire da settembre. Il prezzo si aggirerà intorno ai 2000 dollari, che poi è quello di una Stratocaster o di una Les Paul.

W. Spiegaci come l’hai costruita e come pensi di migliorarla in futuro.
B.L.: La videochitarra ha un pannello LCD molto resistente montato sul davanti. A questo pannello vengono trasmesse informazioni digitali (in formato MPEG o VGA) da un supporto USB o direttamente dal computer. Si tratta di un sistema molto stabile, che non va in crash come i normali computer. Per captare il suono ho usato pickup piezoelettrici al ponte, in modo da evitare di rovinare la visuale con pickup magnetici. Ho anche realizzato una versione della chitarra nella quale le immagini reagiscono all’input sonoro. Ma per questo ci vogliono hardware e software costosi, quindi mi ci vorrà ancora un po’ per perfezionarla.

W. Quali sono state le reazioni dell’establishment musicale a questa tua invenzione?
B.L.: Nel 1950, Les Paul e Leo Fender hanno rinnovato il concetto stesso di musica creando chitarre elettriche solid-body. Quando Les Paul ipotizzò una chitarra a corpo solido che potesse suonare solo in elettrico, quelli della Gibson Guitar Company pensarono si fosse ammattito. Ora alcuni mi danno del pazzo perché voglio modificare ancora la chitarra. Questa per me è una conferma che ho fatto qualcosa di completamente nuovo!

Fonte: Wired

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