
Attenzione: questa notizia potrebbe sconvolgere certe tue convinzioni. Prima di tutto, perché leggendola scoprirai che l’Argentina non è famosa solo per la carne ma anche per le formiche. E poi perché verrai a sapere che questo insetto è più “comunitario” di quanto lo siamo noi. E deve il suo successo proprio a questo.
Protagonista di oggi è miss Linepithema Humile, meglio nota come formica argentina. Tra un tango e l’altro, si è diffusa in tutto il mondo, forte anche dei trasporti abusivi a carico delle mercanzie esportate dal paese nativo. Così, oggi, la troviamo in Europa, così come negli Stati Uniti e in Giappone. Il fatto straordinario, è che queste formiche, indipendentemente dal luogo di residenza, fanno parte di un’unica mega-colonia.
A scoprirlo è stato un gruppo di ricerca giapponese-spagnolo, capeggiato dal professor Eiriki Sunamura, che ha analizzato la composizione chimica della cuticola delle formiche argentine di varie località. Per la precisione, di quelle provenienti da una super-colonia europea (che abita una superficie di circa 6000 chilometri!), da una più piccola dislocata in Catalogna, una in California, una nel Giappone occidentale e, infine, una presente a Kobe, sempre in Giappone. E indovina un po’? Tutte le formiche hanno un profilo chimico simile, come dire che sono parenti stretti.
Non paghi della scoperta, i ricercatori hanno organizzato degli incontri tète-a-tetè tra formiche delle varie colonie. Scoprendo che alcune si comportano come vecchi amici, mentre altre hanno colto l’occasione per trasformarsi in micro-wrestler e darsele di santa ragione.
Nella fattispecie, e qui sta il bello, formiche appartenenti a colonie vicine, come le due giapponesi, si scontrano, mentre quelle di colonie distanti, come quelle europee e americane, si riconoscono. Il tutto si spiega con la tipica territorialità di questo insetto (colonie vicine puntano alle medesime risorse e dunque si scontrano), ma anche all’ancestrale parentela comune, alla faccia di migliaia e migliaia di chilometri di distanza. E così, quando uno “zio d’America” incontra il nipote europeo, riconosce la composizione chimica simile, ma anche una rassicurante distanza tra le rispettive colonie, e si dimostra amichevole. Senza razzismo. Altro che umani.
Fonte: Wired
















