
Mentre tutti noi siamo stiamo attendendo di celebrare lo sbarco dell’uomo sulla Luna, dal 31 marzo di quest’anno, qualcun’altro, 4 astronauti russi e 2 europei, se ne stanno chiusi in un modulo spaziale di 550m³, a Mosca, facendo finta di essere su Marte.
Prima di approdare sul pianeta rosso, l’esplorazione da fare infatti è quella della psiche umana, quella degli astronauti che partiranno per questa lunga missione di circa 3 anni, di totale isolamento nell’Universo.
Sei astronauti si sono prestati a fare da cavie per Mars 500, il nome dell’operazione/esperimento di simulazione che e’ stato condotto a Mosca nell’ambito del programma ELIPS (European Programme for Life and Physical Science) con l’intento di raccogliere dati medici e psicologici in vista della missione vera su Marte.Per misurare gli effetti del confinamento di lungo periodo sui sei astronauti sono stati effettuati test di adattamento, analisi dello stress e del sonno e metabolici, mentre questi vivevano in una speciale struttura di isolamento composta da un simulatore della superficie marziana, un modulo medico, un compartimento abitabile composto da sei spazi individuali, cucina e area comune, una palestra e una serra.
A Mosca scatta oggi l’ultimo giorno – il 105 esimo – di missione simulata: la fine dell’isolamento per questi 6 uomini che potranno finalmente ritornare dove sono sempre stati, sulla Terra.
“Cento giorni in orbita è il muro da superare, passata questa barriera si può arrivare fino in fondo ad una missione di lungo periodo”, ci ha detto a Mosca il nostro astronauta Paolo Nespoli, che gia’ nel Novanta ha condotto un esperimento di confinamento in Norvegia per 28 giorni, come comandante di altri cinque astronauti in uno spazio grande appena come una camera da letto.
“Sono esperienze fondamentali sia a livello personale, per i membri dell’equipaggio, che a livello dell’ agenzia spaziale”, ha detto Nespoli. “Quando si pensa alle missioni di lunga durata ci si concentra sempre su questioni come si comporterà il veicolo o il problema delle radiazioni. Si dimenticano invece aspetti sociali, come di dover vivere confinati in un posto isolato per lungo tempo”.
Esa ha cominciato questi esperimenti negli anni Novanta su spinta dei russi. “Se vogliamo andare su Marte abbiamo senza dubbio bisogno di capire di più le esigenze dell’equipaggio per fare in modo che lavori bene”, ribadisce Nespoli.
Se il confino è difficile al Grande Fratello, in una missione spaziale le componenti psicologiche sono aggravate dai fattori bilogici oltre che da quello del rischio. Skylab dovette addirtitura spegnere il collegamento radio per non sentire più i battibecchi tra gli astronauti racconta Nespoli.
In questi anni, forti anche dell’esperienza sulla Mir, le agenzie spaziali hanno lavorato sull’environment degli astronauti, per fare in modo che questi si sentano isolati il meno possibile. Per questo ora agli astronauti è’ permesso portarsi oggetti personali, un computer con l’uso di mail e un telefono per chiamare casa.
“Ma sono metodi di comunicazione che isolano” afferma Nespoli, che per la prossima missione di sei mesi – a bordo della ISS nel novembre del 2010 – pensa già che l’unica cosa che portera con sé saranno le carte per far divertire russi e americani con il ciapanò.
Tra poche ore vedremo in che condizioni questi astronuauti usciranno dal modulo poi a gennaio del 2010 partirà la seconda fase dell’esperimento; 520 giorni
“Ci interessa studiare l’impatto del confinamento prolungato”, spiega Simonetta Di Pippo, direttrice dell’ESA-Human Spaceflight, “se ci fossero le tecnologie necessarie per accorciare i tempi di percorrenza dalla Terra a Marte da 7 a 3 mesi potremmo pensare di trovarci in condizione di avere i due pianeti in traiettoria, ed accorciare il trasferimento e il rientro per una missione totale di 7 mesi in tutto, invece che 3 anni”.
Ma ancora la tecnologia non c’è, dunque ad essere rodati sono ancora gli astronauti.
Fonte: Wired
















