
Non esistono nani, elfi o maghi con il cellulare, perchè una caratteristica fondante di tutti i racconti fantasy è il rifiuto della modernità , non a caso sono quasi sempre ambientati in altre epoche. Il genere stesso trae parte del suo fascino dalla rievocazione di un altro scenario e di quegli altri valori ad esso collegati (fratellanza, rigore, etica, onore, onestà ecc. ecc.).
Ma se è chiaro perchè Frodo non ha un motorino, meno chiaro è perchè Harry Potter non ce l’abbia. Il mondo fantasy di J. K. Rowling infatti è uno dei pochissimi e forse l’unico tra quelli di grande successo ad essere moderno, ad un altro tempo infatti la Rowling sostituisce un altro luogo per la sua rievocazione di valori, intese e dinamiche di genere.
Eppure quello del rifiuto della tecnologia nella saga di Harry Potter è un falso principio, perchè pur mancando gli oggetti tecnologici nella vita ad Hogwarts sono presenti le loro funzioni. Quasi tutte le magie d’uso comune padroneggiate dai normali maghi (quelle per le quali non è necessario un particolare studio) servono a fare ciò che nel mondo reale si fa con la tecnologia, confermando implicitamente una grande verità del nostro tempo, cioè che la tecnologia è la nostra magia.
Già Arthur C. Clarke aveva avuto modo di capire come “ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”, poiché l’uomo comune ne ignora totalmente il meccanismo e dunque ai suoi occhi ad un’azione estremamente facile (la pressione di un bottone) si scatena una reazione estremamente complessa altrimenti impossibile (comunicazione istantanea con un’altra persona in un altro luogo). Nulla di diverso dagli incantesimi, per i quali nessuno si domanda che cosa accada tra la pronuncia delle parole magiche e l’effetto desiderato.
Uno dei segreti del successo di Harry Potter è che tratta di un bambino (e poi ragazzo) moderno, che vive parte della sua vita in un mondo moderno, che veste moderno e ha desideri moderni. Per questo nella sua vita ad Hogwarts non possono mancare le possibilità offerte dalla tecnologia e qui arriva la magia. E raramente un mondo fantasy è stato così permeato di magia, di solito essa è nelle mani solo di alcuni personaggi mentre la maggior parte delle persone ne è estranea. In Harry Potter invece la magia è per tutti, come l’elettronica di consumo.
La magia certo è più efficace della tecnologia, non si inceppa e non si rompe (anche se un grande topos narrativo legato agli incantesimi è quello delle conseguenze maldestre della loro cattiva esecuzione) è quello che vorremmo che la tecnologia fosse (perfetta e infallibile) e ciò a cui aspiriamo anche per la nostra vita.
Nella parte magica del mondo di Harry Potter infatti non esistono automobili ma ci sono i mezzi di trasporto come scope e macchine volanti, più rapidi, silenziosi, ecologici, economici ed efficienti, cioè tutto ciò che chiediamo alle nostre auto.
Se la fantascienza mette in scena un mondo futuro proiettando i nostri desideri in tecnologia (tanto che poi regolarmente la scienza insegue quell’immaginario creando applicazioni per le nuove scoperte che imitano i racconti), il fantasy mette in scena un altro mondo ma proiettando i nostri desideri nella stessa maniera.
Non esiste molta differenza tra il videotelefono di 2001: Odissea Nello Spazio e la polvere magica di Harry Potter che (utilizzata assieme ad un focolare) consente di comunicare audiovisualmente con persone in un altro luogo. Ed entrambe le cose sono oggi possibili anche per noi.
Le foto animate (una delle trovate più affascinanti della saga) non sono per noi all’ordine del giorno ma perfettamente “possibili”. Sono le nostre cornici digitali, capaci di eseguire video, sono le nostre testate online che embeddano filmati e infine sono i fogli elettronici, gli e-paper, capaci di portare tutto questo nella forma foglio.
L’attrazione esercitata dalla magia rimane (e molto) per tutto ciò che essa fa di realmente impossibile: pozioni, filtri d’amore, incantesimi che fanno dire la verità , teletrasporto, viaggi nel tempo… Ma poi esiste negli universi fantasy, e soprattutto in Harry Potter, una dimensione estremamente quotidiana della magia che è plasmata in tutto e per tutto sulla presenza ordinaria della tecnologia nella nostra vita.
La Mappa del Malandrino, che consente di sovrapporre alla mappa di un luogo informazioni come passaggi segreti e metadati su come attivarli ma anche la posizione delle persone non è molto diverso da ciò che facciamo oggi con Google Maps o con i navigatori satellitari, eppure la prima ci affascina mentre i secondi meno. Dietro la mappa magica infatti intuiamo un mondo misterioso e non ne capiamo a fondo il funzionamento poiché esso è per sua natura insondabile, dietro Google Maps invece vediamo solo il prodotto sofisticato di altri uomini e il fatto che non ne capiamo a fondo l’esatto funzionamento non ci fa intuire un mondo insondabile ma ci mette davanti alla nostra ignoranza.
Fonte: Wired
















