
Il prezzo da pagare per dire addio a carbone e petrolio sarà impestare il paesaggio di pesanti infrastrutture per l’energia solare? No, almeno a giudicare da alcune tendenze rispettose dell’impatto ambientale che cominciano a farsi largo nel settore dei pannelli solari.
C’è chi propone tegole in grado di catturare l’energia del sole e chi invece pensa a pennelli solari flessibili: roba da arrotolare e mettere in macchina per usarla anche in campeggio, oppure da stendere lungo le strade al posto dell’asfalto per produrre ogni 3 km energia per circa mille abitazioni.
I primi li produce la Powerfilmsolar, una società dell’Iowa che ha sempre lavorato per il settore militare e ora si è convertita agli usi civili. In pratica: i pannelli solari un tempo utilizzati nei campi militari di Iraq e Afghanistan potranno tra breve essere utilizzati per fare campeggio libero o per alimentare la veranda in giardino.
Si tratta di fogli di poliimmide dello spessore di 0,025 mm, senza l’uso di cadmio e con una struttura di assorbimento dell’energia fatta di silicio. Il loro vantaggio consisterebbe nella praticità d’uso: se ne possono ottenere tagli di ogni dimensione, per esempio anche per farne piccole stuoie per alimentare PC e altri device elettronici, si adattano a superfici curve o mutevoli come quelle delle tende e verande, possono alimentare dispositivi a basso voltaggio. Ma ci sono anche i bassi prezzi a renderli appetibili per il mercato: a parità di dimensioni rispetto ai tradizionali pannelli solari utilizzano infatti appena l’1% del silicio, riducendo i costi di produzione.
L’idea di stendere pannelli solari al posto dell’asfalto delle strade è invece dell’ingegnere americano Scott Brusaw, che ha dato vita alla SolarRoadWays, letteralmente le autostrade solari. Secondo i suoi calcoli basterebbe infatti ricoprire l’1,7% del territorio americano per soddisfare l’intero fabbisogno energetico degli Stati Uniti. E l’1,7% del territorio è proprio quello asfaltato delle strade, da cui l’idea di progettare delle placche fotovoltaiche di 30 cm per lato da stendere lungo le carreggiate.
Queste placche sarebbero composte di tre strati: uno per catturare l’energia, uno per convogliarla e uno superiore per resistere alla pressione delle automobili. Il condizionale è d’obbligo perché la SolarRoadWays per ora ha solo ricevuto un finanziamento per poter presentare un prototipo entro febbraio 2010. Ma promette anche numerosi vantaggi collaterali: i pannelli sembrerebbero resistere meglio di asfalto e cemento all’usura, l’energia convogliata potrebbe servire anche a sciogliere la neve e facilitare il traffico in inverno e i pannelli avrebbero anche la proprietà di trasmettere segnali agli automobilisti su condizioni del traffico, meteo, etc.
Fonte: Wired




































18:17 on November 5th, 2009
Speriamo che il costo e l’eficienza di questi prodotti migliori sempre di piu. Ci porterebbe avanti nella lotta contro il cambiamento climatico.