
Seduta al buio sulla poltrona di un cinema di Londra, con il viso pressato sotto le mie stesse mani, e senza più un urlo rimasto in gola, quando finalmente riesco a respirare un po’: 1) da appassionata del genere mi dico, ipereccitata, che Drag me to hell forse è il film horror più riuscito degli ultimi tempi 2) inorridita, davvero inorridita, chiedo al mio cervello perché mi sono “trascinata” fino a qui giusto per farmi paralizzare dal terrore?
Mi guardo attorno e tutti quelli che escono dalla sala sono nelle mie stesse condizioni, allucinati ed esitanti nella loro andatura, ma esilarati dalla paura. Drag me to hell, di Sam Raimi che in Italia esce l’11 settembre non ha scene splatter o immagini dettagliate di morti violente, eppure i “diabolici” trucchi cinematografici del regista di Spiderman, tempi serrati, creature orribili e angolature mozzafiato che senza preavviso ci fanno precipitare nell’horror, arrivano dritte al nostro cervello sollecitando il nostro… “punto H”.
Noi lo abbiamo chiamato così ma per descriverlo, usando il suo nome scientifico, ci riferiamo all’amigdala.
Alcuni scienziati del California ScienCenter hanno elaborato una mappa per scandagliare gli angoli più paurosi del nostro cervello e mostrarcele in 3D.
Secondo gli esperimenti di Joseph LeDoux della New York University all’interno del nostro cervello la paura segue due percorsi distinti, gli organi sensoriali passano l’informazione al talamo, dove il segnale prima di raggiungere l’amigdala si dirama in due uno più corto che darebbe l’allarme prima ancora che noi riusciamo a capire cosa stia accadendo e un altro, appena successivo, che raggiunge la corteccia cerebrale e determina se siamo in presenza di un pericolo reale.
La scienza ha analizzato perchè di fronte ai film horror mentre alcuni urlano, altri scoppiano a ridere invece. Il motivo sarebbe genetico secondo i ricercatori del Karolinka Intitutet di Stoccolma e dell’Università di Greifswald in Germania che studiando le reazioni di 96 donne di fronte ad immagini piacevoli, neutre o drammatiche, associate a piccole stimolazioni elettriche, hanno rilevato variazioni genetiche collegate ai meccanismi di apprendimento e gestione della paura.
I geni oggetto di studio sono stati quello che trasporta la serotonina, conosciuta anche come l’ormone della felticità” e quello legato all’enzima Comt che invece viene usato per metabolizzare la dopamina, una molecola importante per ricordare fatti e situazioni.
I ricercatori hanno scoperto che polimorfismi, ovvero variazioni nella lunghezza di questi geni possono indurre alcuni ad essere più fifoni di altri di fronte a certi stimoli.
Di fondo essere paurosi non è necessariamente solo qualcosa di cui vergognarsi ma anche un meccanismo, già sfruttato dall’evoluzione, per tenerci alla larga da ambienti e situazioni pericolose.
Se potete allora tenetevi alla larga dall’esorcista che sempre secondo il sito della scienza della paura è il film più pauroso di tutti i tempi , e voi che film fareste vincere? Segnalatecelo e condividete con noi la vostra pelle d’oca.
Fonte: Wired
















