
Facebook e Twitter possono provocare il cancro, La carne rossa e il tè bollente aumentano di ben tre volte la possibilità di fartelo venire. Per non parlare del caffè che potrebbe provocare la leucemia ai nostri bambini e la Tv che li fa diventare stupidi, mentre la panacea di tutti i mali sembrano questa o quella pilllola o i trattamenti detox.
Potremmo citarvi i mille studi scientifici che “provano” questi e i molti altri casi analogamente inquietanti che affollano i giornali, ma li abbiamo racchiusi tutti in un’unica parola BULLSHIT.
L’abbiamo presa in prestito direttamente lui, Ben Goldacre, dottorino dalla penna appuntita e irriverente con la quale ogni settimana svergogna sul Guardian pseudoscienziati e venditori di pillole. Gli articoli della sua colonna settimanale Bad Science, sono stati raccolti in un omonimo libro, intelligente e molto divertente che alla sua uscita è letteralmente stato risucchiato dagli scaffali delle sezioni “popular science” delle librerie britanniche. “La scienza cattiva”, questo il nome della traduzione in italiano sta arrivando anche da noi, a giugno, edito da Bruno Mondadori.
Ben Goldacre, 34 anni, giovane (e sfacciato) volto della “bad science”, ospite fisso dei programmi radio e tv dei principali canali britannici è il primo ad essere sorpreso di quanto sia toccato ad uno come lui, che si definisce un “massive loser”, un semplice dottore junior che fa tirocinio all’NHS, molto lontano dall’essere un esperto in qualsiasi materia e piuttosto infantile” raccontare le malefatte della scienza al mondo.

IL David britannico attraverso il suo blog lancia commenti contro questo e quello scienziato Golia ciarlatano. Dito puntato contro i giornalisti, spesso incompetenti, che fanno cattiva informazione scientifica e una filosofia: benvenuto chiunque voglia sfidare le mie idee, mi aiuta ad affinarle.
A muso alto lo abbiamo intervistato.
W:Perchè un libro sulla “scienza cattiva”?
BG: L’unico scopo del mio libro è far capire qual è la scienza “buona” esaminando quella “cattiva”.
W: Come hai deciso di diventare un “bad scientist” ?
BG: mi irritano molto i travisamenti dell’evidenza scientifica che vengono riportati sui giornali. pensiamo ad esempio a questa costante bizzarra suddivisione tra le cose che ti fanno venire il cancro e quelle che lo prevengono. Cominciavo a sentire persone infastidite alle feste o nei pub dunque ho deciso di dare loro una voce. Ho contattato il Guardian proponendo l’idea di avere una colonna su questi temi e mi hanno detto va bene, è stato il modo meno complicato e più diretto di entrare nel giornalismo.
Tra i giornali c’è la tendenza di far scrivere di scienza anche a persone che non ne non sanno niente e questo è un vero problema per l’informazione scientifica.
E di wired cosa ne pensi?
BG: La rivista americana è ottima. Ma persone che vi scrivono mi hanno detto è un lavoro fatto da un comitato, perché gli articoli devono passare da molte revisioni e verifiche dei fatti. Wired è l’unica rivista a cui sono abbonato, insieme a Adbusters. Penso che sia molto importate che professori e accademici che hanno qualcosa di interessante da dire si rivolgano direttamente ai mainstream media e offrano articoli o critichino le notizie sbagliate.
W: C’è sempre più accesso alle notizie scientifiche attraverso la rete e i blog, come valuti il fenomeno?
BG: Credo che sia un’ottima cosa. Si sente di gente allarmata perché su internet si trovano un sacco di ciarlatani che danno informazioni terribili e fuorvianti, ma la mia esperienza è diversa. Evitando quelli che sono palesemente cretini, o chi chiaramente sta cercando di venderti vitamine, in rete ci sono notizie di alta qualità. Ad esempio si può accedere direttamente ai comunicati stampa di università e centri di ricerca e sempre più spesso ricercatori ed accademici hanno un blog. Il sistema più trasparente per valutare l’attendibilità di un’informazione è proprio dai blog infatti da questi si può risalire direttamente agli studi scientifici e capire se sono stati interpretati in modo fuorviante, si può vedere direttamente come sono stati commentati e che tipo di risposta ha poi postato l’autore.
W: Molti però tendono sempre di più a consultare internet per terpie fai da te…
BG: Non nego che possa essere un problema ma credo che dobbiamo rallegrarci del fatto che le persone tengano sempre di più alla propria salute. Dobbiamo cercare di fornire loro un’informazione migliore. Il sito NHS choices ad esempio è visitato da 3 milioni di britannici alla settimana ed è una fonte molto attendibile. Non credo che serva una laurea in medicina per identificare un “bulshitter” (un ciarlatano) su internet.
W: Tu i bullshitter li svergogni pubblicamente, oltre che nel tuo libro anche nel tuo blog e sul Guardian, hai mai avuto delle minacce?
BG: MI minacciano infantilmente di farmi causa molto spesso, per me è la caratteristica degli pseudo-scienziati cercare di azzittirmi invece che rispondermi quando chiedo di esaminare l’evidenza scientifica delle loro affermazioni che fanno. E così ci sono quelli che cercano di diffondere calunnie nei miei confronti, altri mi seguono per la strada. Credo che cerchino di intimidirmi ma io lo trovo più buffo che altro, adesso sto facendo un documentario sull’uso del bullismo per fermare la ricerca in un sacco di campi, considerando i casi ad esempio di persone che conosco che hanno cercato di sfidare le industrie farmaceutiche.
W: Magari tu puoi puoi riderci su perchè avere il Guardian alle spalle ti mette in una posizione avvantaggiata?
BG: No in realtà quando mi hanno fatto causa (il capitolo che non è riuscito ad inserire nel suo libro è proprio quello di Matthias Rhas venditore di vitamine che l’ha portato davanti all’High Court di Londra) il Guardian ha pagato le spese legali ma io ho dovuto perdere un sacco di tempo e interi fine settimana seduto tra i documenti guridici del caso, senza essere pagato per questo. Si devo dire che è un metodo alquanto efficace per far perdere tempo alla gente.
W: Hai mai perso una causa?
BG: no perché non penso di essermi mai sbagliato. Spero che se faccio degli errori in qualcosa che scrivo qualcuno me lo faccia notare, così posso correggerlo.
W E gli italiani pensi che siano dei creduloni? da noi arrivano un sacco di bullshit tradotte proprio dai giornali inglesi…
BG: Ho vissuto in Italia per sei mesi e lavorato all’Ospedale San Raffaele. Per quella che è la mia esperienza avete molta più passione per la conoscenza, siete molto aperti alle idee interessanti. Io non sto facendo una crociata , non penso di poter cambiare il mondo e non mi interessa salvare i consumatori da chi cerca di truffarli, spero che gli italiani leggano il mio libro come qualunque altro libro di popular science. Il motivo per cui credo che sia andato a ruba in Uk è perché è stato il primo libro di “popular science” a parlare della scienza di come sappiamo se qualcosa ci fa bene o male . Credo che sia una cosa molto importante perché è forse uno degli sviluppi piùimpotranti della storia dell’occidente sapere ad esempio se fumare fa davvero venire il cancro o se un vaccino ha degli effetti collaterali periclosi.
Sono idee non solo interessanti ma anche importanti da sapere le persone hanno a cuore queste cose, sono cose bibliche, morte e dolore.
W: La versione “la scienza cattiva” che arriverà in Italia sarà diversa dal tuo Bad Science ?
BG: Sicuramente prenderò suggerimenti dai lettori italiani se ne avranno. Ci sono un paio di “quack” (ciarlatani) molto noti in Uk che forse dovrò rimuovere dal libro perché non li conoscete ma credo che sia un peccato.
W: certo che è un peccato, perché uno dei due, Dr Gilliam McKeith, è addirittura collega del tuo gatto morto, ci sembra molto interessante!
BG: Si il Dr McKeith è una nutrizionista e celebrità televisiva diventata multimiliardaria vendendo libri e pillole (nel 2007 il suo stimolatore sessuale a base di erbe “Fast Formula Horny Goat Weed Complex è stato ritirato dalla MHRA britannica perché illegale a esempio). Nel suo Cv McKeith dice di avere conseguito un PhD all’American College of Nutrition, invece poi si è scoperto che aveva aquisito la sua qualifica con un corso per corrispondenza da un college americano non accreditato, l’American Association of Nutritional Consultants. Anche il mio defunto gatto Hettie è un membro professionista di tale associazione , ho il certificato appeso nel mio bagno, sono riuscito a comprarlo pagando 60 dollari , vuol dire che per diventare membri dell AANC non solo non si deve essere nutrizionisti, ma non importa neanche essere umani e addirittura non si deve neanche essere vivi. Eppure la McKeith va in prima serata in tv dicendo cose che anche un bambino di 12 anni potrebbe notare che sono falsità facendo pubblicità alle sue pillole. Credo che questo sia il sintomo che la nostra società abbia seriamente perso la strada quando c’è di mezzo la scienza.
W: come possiamo ritrovarla?
BG: Credo che sia importante che le persone sfidino le istituzioni e le incollino alle loro responsabilità, ma sono ottimista sul fatto che le persone si ribelleranno ai media mainstream che stando dimostrando di fare informazione così pessima soprattutto sui temi della salute. E internet è uno strumento utilissimo per blogger un po’ sfrontati come me per smascherare i nonsensi dei media. Il problema in Uk ad esempio è così grave che NHS (sistema sanitario nazionale) ha creato sul suo sito un servizio chiamato chiamato Behind the Headlines al quale ho dato un piccolo contributo, che ogni giorno analizza le due principali storie di salute publicate che sono uscite sui giornali spiegando l’evidenza scientifica che c’è dietro in un linguaggio di tutti i giorni. La pagina ha un grende successo con 3 milioni di visitatori alla settimana. Le persone si rivolgono sempre più ai siti delle Università e penso che sia il momento di essere ottimisiti perché così come possiamo sventare le frodi dei giornalisti possiamo anche re-indirizzre le persone verso fonti di informazione scientifica più accurate.
W: prenderemo esempio. Intanto in Italia si sta ancora discutendo di nuove legislazioni sull’omeopatia, un tema su cui hai la penna avvelenata soprattutto riguardo alla scarsa attendibilità delle prove sul fatto che funzioni. All’omeopatia hai dedicato un capitolo in Bad Science e il tuo articolo pubblicato su Lancet ha scatenato le reazioni della comunità di professionisti di questa medicina alternativa. Che cosiglio dai al nostro Parlamento?
BG: Ogni legislazione in materia deve fondarsi su evidenza. Affermare che pillole trattate con il magico processo omeopatico (per 30C di preparato omeopatico c’è una diluizione di uno a 10 alla sessantesima) non facciano meglio di una pillola di zucchero è la pura verità. E’ stato provato che 4 pillole di zucchero funzionino meglio di 2 nel curare l’ulcera gastrica, i placebo sono efficaci, dunque potremmo pensare che bisognerebbe renderli accessibili al pubblico. Ma si apre la questione etica se è giusto che i medici mentano ai pazienti sulle terapie che danno. Io non mi sentirei a mio agio. I vari paesi dovrebbero sedersi e pensare a quali conseguenze questo possa avere. Magari alla gente va bene quel livello di disonestà su queste medicine da parte del loro dottore ma occorre essere molto chiari che non si tratta altro che di un placebo. Per natura non sono un proibizionista.
W: E il caffè che provochebbe la laucemia?
BG: Non sono un esperto di caffè, così come non lo sono di niente, ma se il rischio che ci faccia venire malattie è così piccolo che infatti c’è voluto così tanto tempo per scoprirlo, beh forse non è una notizia così eccitante.
Ovviamente adesso sapete che forse non è il caso di allarmarsi troppo perchè facebook provoca il cancro.
Fonte: Wired
















