Salve a tutti,
con l’utilizzo di Wine, un piccolo emulatore per programmi creati per i sistemi operativi Microsoft, .exe, siamo in grado di installare gran parte dei software creati unicamente per windows, e successivamente, di utilizzarli come se fossimo su Windows.
Wine (http://www.winehq.org/) è un programma gratuito distribuito sotto licenza GNU GPL (http://wiki.winehq.org/Licensing) e può essere scaricato liberamente dalla pagina download del sito di Wine: http://www.winehq.org/download/.
In ogni caso, se state utilizzando un sistema operativo linux derivato da debian (mepis, ubuntu in tutte le sue varianti, ecc), tramite il terminale potete scaricare Wine semplicemente scrivendo: sudo apt-get install wine
Vi verrà quindi richiesta la password di root e di approvare il download di una certa quantità di dati.
Wine è quindi installato e già configurato sul vostro sistema operativo.
Andiamo ora a scaricare dal sito ufficiale GDPoker o Pokerstar, a seconda della poker room preferita.
( Partypoker ancora non è supportato, poichè in seguito all’installazione che va comunque a buon fine, il programma principale non parte. )
Ora apriamo il terminale e ci spostiamo nella cartella in cui è stato scaricato il software di installazione della poker room, quindi digitiamo: wine NomeDelFileScaricato.exe
Si aprirà quindi l’installazione grafica della poker room come se ci si trovasse su Windows.
Terminata l’installazione, sarà possibile far partire il programma desiderato dal menù principale > Altro
Per quanto riguarda GDPoker, è necessario avviare il programma manualmente, recandosi via terminale nella seguente cartella nascosta: $ cd /home/USERNAME/.wine/drive_c/GDPoker /GDPoker $ wine StartGdPoker.exe
ovviamente si dovrà sostituire USERNAME con il proprio.
Guida all’installazione di XPud su una chiavetta USB per il boot veloce da un qualsiasi computer.
Un sistema operativo ‘portatile’, cioè che può essere caricato in pochi secondi in qualsiasi computer dotato di una presa USB, diventa utile nel caso in cui si abbia la necessità di avere a portata di mano il proprio desktop senza necessariamente possedere un computer portatile.
3. Installare Universal USB Installer e seguire le istruzioni indicate.
4. Impostare come prima opzione di Boot “USB Key” nel Bios del computer in cui si vuole avviare XPud da chiavetta USB. Inserire la chiavetta, Salvare, chiudere e riavviare.
La prima schermata richiederà la lingua da utilizzare, ce ne sono molte, tra cui l’italiano. Dopo pochi secondi sarà possibile connettersi senza alcun problema via Wireless o Ethernet alla prima connessione disponibile, ed utilizzare Firefox, navigare su Youtube o Facebook o controllare la posta. E’ anche possibile installare software aggiuntivo nella sezione Preferenze.
Prima di spegnere il pc, per non perdere le modifiche apportate al proprio desktop portatile, è necessario recarsi in Preferenze > Copia di Backup > Selezionare quindi sdb1 (percorso della chiavetta in uso, se non siete sicuri che sdb1 sia il percorso corretto, cliccate su File, sopra Preferenze e cercate in “mnt” il percorso corretto della chiavetta in cui avete installato XPud). In pochi secondi il backup verrà effettuato.
Ufficiale: le preoccupazioni per le auto-spia di Google non sono solo una sindrome europea. Dopo che nelle ultime settimane Italia, Spagna, Francia e Germania avevano espresso il loro sdegno per il furto di dati sensibili, che le Google Car hanno risucchiato dagli hotspot wi-fi, ora anche Australiae Turchia si mettono a soffiare sul collo di Big G.
Tutto è cominciato un mese fa, quando le autorità tedesche hanno setacciato i dati raccolti da Street View, scoprendo che le sentinelle di Eric Schmidt non si erano limitate a scattare foto dettagliate delle strade europee, ma avevano anche raccolto i dati degli utenti che avevano usufruito dei punti Wi-Fi non protetti sparsi per le città. Scoperchiato il tombino, si è scoperto l’inimmaginabile: negli ultimi tre anni le auto-spia di Mountain View hanno raccolto di nascosto qualcosa come 600 gigabyte di dati, tra i quali c’erano anche delicate informazioni su alcuni conti bancari. Apriti cielo, i garanti della privacy europei hanno intimato all’azienda di consegnare immediatamente i dati raccolti. In un primo momento, Google ha incrociato le braccia, ma poi, la settimana scorsa ha deciso di costituirsi e ha consegnato il malloppo.
“Involontario” questo è il termine che il CEO Eric Schmidt e gli uffici stampa di Mountain View hanno utilizzato come scudo per schermarsi dall’ira di Italia, Francia, Spagna e Germania. “Siamo profondamente dispiaciuti per quanto successo e siamo determinati a imparare la lezione dai nostri errori“, ha dichiarato un costernato Alan Eustace, Senior VP del reparto di Engineering&Research sul blog di Google, per poi spiegare nel dettaglio le ragioni di una simile violazione della privacy: “Nel 2006 un ingegnere che stava lavorando su un progetto di WiFi sperimentale ha scritto un codice che raccoglieva tutte le categorie di dati WiFi trasmessi pubblicamente. L’anno seguente, quando il nostro mobile team ha sviluppato il progetto per raccogliere informazioni SSID e indirizzi MAC, questo codice è stato inserito“. L’ingegnere in questione passerà ora sotto le forche caudine di un’indagine interna per aver violato le norme aziendali.
Google dunque, per la prima volta si è rassegnata a cospargersi il capo di cenere, ma non basta. Dopo lo scivolone fatto con Google Buzz (migliaia di utenti si sono visti trasformare il proprio account mail in un profilo di social network), dopo le perplessità sulla tendenza centripeta del futuro sistema operativo Chrome, l’azienda di Mountain View non ha esattamente una buona fama in fatto di privacy. Perciò non stupisce che ora anche le autorità turche e australiane abbiano deciso di mettersi alle calcagna della Big G.
“Siamo davanti alla più grande violazione della privacy della storia“, ha dichiarato il ministro delle Comunicazioni australiano Stephen Conroy, commentando la scelta del suo paese di aprire un’indagine investigativa sulle auto-spia. Diversa invece la reazione delle autorità turche che hanno deciso, in via cautelativa, di bloccare alcuni indirizzi Google (nello specifico: docs.google.com, translate.google.com, books.google.com, google-analytics.com e etools.google.com.). La presidenza delle Telecomunicazioni turca (Tib) ritiene infatti che alcune pagine che faticano a caricare velocemente potrebbero danneggiare portali e singoli computer.
Ma mentre le auto di Google rientrano nei box per un riassetto totale, nella Rete c’è chi dimostra come Street View possa essere uno strumento estremamente utile e versatile. È il caso di Historypin, un progetto di crowdsourcing che permette di integrare foto famose, personali e storiche alle riproduzioni bidimensionali di Streetview. L’obbiettivo del progetto, ancora in fase beta ma già sfruttabile, è quello di creare una sorta di mappamondo storico interattivo che renda possibile navigare tra le varie epoche esplorando il collage di immagini d’annata sovrapposte a Street View. Un’idea che potrà avere innumerevoli risvolti, tra i quali un’applicazione in realtà aumentata su smartphone, già nei prossimi anni.
Riassumiamo: siete riusciti ad accappararvi l’iPad il giorno dell’uscita, dopo una bella coda – o magari entrando all’ultimo minuto in un negozio, e trovandone ancora uno lì, pronto per voi. Il primo giorno lo avete passato a capire cosa farci, con quella tavoletta. Avete scaricato un sacco di App, e con ogni probabilità tra quelle che avete installato ci sono quelle dei quotidiani italiani, che tanto sono state strombazzate in giro: offrono una versione digitale del quotidiano cartaceo, pronta per voi su iPad, e gratis per un mese. Ma davvero funzionano, davvero possono sostituire i giornali di carta? Ecco la cronaca di una settimana di lettura di quotidiani digitali.
The Hurth Locker – che nel 2008 vinse 6 premi Oscar, compreso quello come miglior regia per Katryn Bigelow – ha presentato ufficialmente 5mila denunce contro altrettanti utenti anonimi, identificati tramite indirizzo IP.
Lo scorso mese di maggio, Voltage aveva annunciato l’accordo con lo U.S. Copyright Group per ottenere assistenza legale nella tutela dei diritti contro la pirateria online. Accolto con scarsi risultati al botteghino, il film è stato invece uno dei titoli più scaricati.
Prossimo passo, ottenere dai service provider i dati personali degli utenti segnalati alla Corte per poi procedere con il processo vero e proprio.
L’Unione Europea ha intanto approvato l’adozione del cosiddetto Rapporto Gallo, che prevede la repressione del file sharing e della pirateria anche senza scopo di lucro: a questo scopo, dovrebbe ora essere creato un organo di controllo sul copyright che – attraverso accordi tra le major e gli ISP – abbia il compito di prendere provvedimenti anche senza l’intervento della magistratura.