La nuova bomba virale che sta impazzando su YouTube ha come protagonisti un orso e un cacciatore. Ma non voglio rovinarvi la sorpresa – perché davvero di sorpresa si tratta. Quindi prima di tutto conviene che andiate a guardarla qui.
Fatto? Bene: questo è un video da sei milioni e mezzo di click in due settimane. La blogosfera si sta divertendo a passarsi i verbi più divertenti per le scenette (immagino che tutti abbiate già provato a scrivere cosacce). I siti di marketing e comunicazione si rimbalzano la campagna come esempio di rinnovamento dei concetti di interattività fra advertiser e utente. Insomma, un successo a tutti i livelli.
Così siamo entrati nel retrobottega creativo di Georges Mohammed-Cherif, direttore della Buzzman, l’agenzia parigina che ha realizzato questo piccolo prodigio.
Cominciamo con la domanda classica. Come avete lavorato su quest’idea? Avete fatto degli studi sull’interattività del web, sul comportamento degli orsi, o cosa?
L’idea di una campagna interattiva su Youtube ci è venuta perché su questa piattaforma i titoli dei video non possono essere cambiati. Il fatto di poter cambiare la storia cambiando il verbo grazie all’uso di Tippex poteva dare il via a qualcosa di veramente speciale. Poi abbiamo organizzato uno studio su cento persone, mostrando loro un’immagine del cacciatore, dell’orso e della foresta, e chiedendo cosa avrebbero fatto fare ai due personaggi. Così abbiamo raccolto e classificato i dati, e a quel punto non rimaneva altro che girare il video.
Quante combinazioni avete previsto per fronteggiare la fantasia degli utenti?
Abbiamo girato precisamente 42 scene, ma ognuna è associata a più parole chiave – ad esempio kiss = love = flirt = date… Così, a conti fatti, possiamo proporre centinaia di combinazioni. Del resto, è proprio questa una delle fonti del successo della campagna: l’impressione di avere una risposta a tutte le domande.
Be’, a questo punto non posso non chiedere quali sono i verbi più comunemente richiesti.
I primi sette sono: “kisses”, “fucks”, “dumps”, “shoots”, “eats”, “fights”, “plays”.
I primi due erano abbastanza prevedibili, in effetti… E nel caso si scriva un verbo che non corrisponde ad alcun video, cosa succede?
Ci sono tre scene possibili di risposta: il cacciatore e l’orso che mostrano un cartellone di “errore 404″; i due personaggi che annunciano sciopero; e infine una dove l’orso si avvicina alla camera e fa un gesto come per dire “ma sei fuori di zucca?”. Questo per le richieste più grevi. Tipo “sucks”, per intenderci.
Avete totalizzato quasi sei milioni e mezzo di click. Un successo spettacolare: come è stata pianificata la diffusione virale del video?
La mossa chiave è stata avere l’homepage di YouTube per una giornata intera nel Regno Unito. Inoltre abbiamo fatto un gran lavoro di seeding presso persone ed enti influenti (blogger, giornalisti, siti di ampio traffico). Ma la cosa stupefacente è che nel giro di ventiquattr’ore la campagna era già stata ripresa quasi ovunque: quindi abbiamo subito smesso e lasciato che le cose facessero il loro corso.
In effetti l’idea della pubblicità di un correttore che dà la possibilità di riscrivere una storia, di “ricominciare daccapo”, è molto bella. La Tippex vi ha lasciato libertà totale in fase creativa?
Sì. Il cliente ha creduto al progetto e ci ha lasciato davvero carta bianca. Certo, la loro fiducia veniva anche dal fatto che avevamo già gestito grosse campagne di successo (come Orange, Yamaha, Axe…): sapevano che non c’era motivo di porre dei limiti alla creatività . Ma bisogna dire “chapeau” anche a Tippex, dato che non è prassi comune.
Morale della favola: non maltrattate gli animali e osate, gente, osate. Il marketing virale non è affatto morto e sepolto.
Fonte: Wired
















