
Il cervello è anche una questione un po’ pulp. Pensiamolo come ad un pianeta proibito, che nessuno riesce a colonizzare… fino a che… non arrivarono le cellule staminali.
L’immagine riporta ad un film degli anni 50, un modo per avvicinare anche i non addetti ai lavori al mondo complesso della rigenerazione dei nostri neuroni, una delle frontiere più spinte della ricerca.
Questo nelle intenzioni di Luca Bonfanti, docente di Anatomia Veterinaria dell’Università di Torino, e appassionato di narrativa e cinematografia pulp che tra citazioni di film di fantascienza e di romanzi polizieschi ha svelato il mistero delle staminali del cervello, nel suo libro “Le cellule Invisibili”.
Secondo uno dei dogmi più antichi della neurobiologia il cervello era fatto di tessuti perenni, in pratica si credeva che “tutti i neuroni si distruggono e nessuno si crea”. Ormai da un decennio la scienza però ha dato la caccia, con successo, alle aree del nostro cervello in cui invece è possibile rigenerare neuroni. Oggi la ricerca sulle cellule staminali, anche cerebrali, sta accendendo sempre più speranze che forse un giorno si potranno curare malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Una calamità sociale visto che il nostro corpo è destinato a vivere sempre più a lungo mentre i nostri neuroni non riescono sempre a tenere il passo. In futuro potrebbe essere un vero problema, conferma Bonfanti.
Il libro che uscirà alla fine del mese, fa il punto su anni di studi sul cervello, tra risultati a cui nessuno ha mai creduto, vittorie della scienza ed abusi mediatici. “La ricerca è anche un po’ pulp – spiega Bonfanti – il libro è una serrata indagine di tipo poliziesco per svelare il mistero di queste particolari staminali, nascoste nelle profondità del cervello e dotate di caratteristiche che le rendono invisibili”.
Da 15 anni Bonfanti , membro dell’Istituto Nazionale di Neuroscienze (INN) e del Neuroscience Institute of Turin (NIT) sta effettuando ricerca sulla neurogenesi adulta e sulla plasticità del cervello e delle sue cellule staminali. “Oggi non possiamo ancora usare le staminali perché non riusciamo a far esprimere le loro potenzialità al di fuori delle 2 aree cerebrali in cui sono state scoperte, ovvero nel tessuto perenne che rappresenta il 99% del nostro cervello”, dice Bonfanti. Il neuroscienziato lo scorso anno ha pubblicato uno studio condotto sui conigli scoprendo che in questi mammiferi, per certi versi più simili all’uomo rispetto ai topi, i neuroni possono essere generati anche in tessuti prima considerati statici, come quello del cervelletto.
La sua scoperta apre nuove prospettive per il futuro degli interventi di riparazione di tessuti cerebrali danneggiati anche nel cervello umano. Bonfanti sta ora collaborando con il team californiano del professor Arturo Alvarez-Buylla, il primo a scoprire nel 1994 la sede in cui, grazie alle cellule staminali, persiste la neurogenesi adulta: sulle pareti dei ventricoli cerebrali.
Il meccanismo è complesso ma le staminali sono una speranza per il futuro – dice Bonfanti che nel suo libro-inchiesta vuole farci comprendere quanto sia lungo e difficoltoso il viaggio verso l’utilizzo terapeutico delle nuove conoscenze sulle staminali. “Un viaggio fantastico – dice il neuroscienziato pulp- con destinazione ignota, ma che sarebbe un peccato non intraprendere.
Fonte: Wired
















