
Il periodico fenomeno di riscaldamento delle acque del Pacifico sta cambiando in un modo che potrebbe aumentare il numero di tempeste nell’Atlantico
Un nuovo studio indica che la forma di El Niño può essere in via di cambiamento e in un modo che potrebbe provocare non solo un numero maggiore di uragani, ma anche un aumento del rischio che essi arrivino a interessare la terraferma, in particolare le coste del Golfo del Messico e dell’America centrale.
Ad affermarlo è uno studio basato su registrazioni storiche del fenomeno e su rilevazioni da satellite condotto da ricercatori della Georgia Tech’s School of Earth and Atmospheric Sciences diretti da Peter Webster, che ne parla in un articolo pubblicato su “Science”.
“Normalmente, El Niño determina una riduzione della frequenza di uragani sull’Atlantico, ma questo nuovo tipo ne sta provocando un numero maggiore, con un maggiore rischio di interessamento della terraferma”, ha osservato Webster.
Noto come El Niño Modoki (termine giapponese che significa “simile, ma diverso”), questo nuovo tipo di El Niño non si forma sul Pacifico orientale ma su quello centrale. Anche se gli schemi di circolazione oceaniche che contraddistinguono il fenomeno si formano nel Pacifico, essi influenzano tutto il globo.
L’evento di El Niño classico è molto difficile da prevedere perché, sebbene i cambiamenti nella struttura della circolazione oceanica inizino a dicembre, diventano evidenti solo a maggio, appena un mese prima che sull’Atlantico inizi la stagione degli uragani.
El Niño Modoki si comporta però in modo differente: “Il nuovo tipo di El Niño è più prevedibile. Non siamo sicuri delle ragioni, ma questo può significare che dobbiamo stare più all’erta nei confronti degli uragani, probabilmente per diversi mesi.”
Le ragioni per cui il tipico El Niño si stia trasformando in El Niño Modoki non sono ben chiare: “Potrebbe far parte di una oscillazione naturale di El Niño, o potrebbe essere la risposta di El Niño al riscaldamento dell’atmosfera. Ci sono indizi che gli alisei del Pacifico sono divenuti più deboli nel tempo e questo potrebbe originare il riscaldamento che si verifica più a occidente. Per dirlo con sicurezza abbiamo bisogno di più dati.”
Il gruppo di ricerca sta ora studiando La Niña, il raffreddamento delle acque superficiali che periodicamente si verifica nel Pacifico orientale e centrale. “Nel passato, La Niña è stata associata a un maggior numero di uragani nell’Atlantico settentrionale e anche per essa sembra in corso un cambiamento strutturale.” (gg)
Fonte: Le Scienze
















