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Un nuovo dispositivo mantiene giovani gli edifici storici

Il fattore età non è un problema che affligge solo le signore over ‘anta’, ‘quanti anni mi dai?’ potrebbe essere una domanda fatta anche da monumenti e edifici storici. La risposta possibile? Dipende dalle cure anti età e da come si è riusciti a prevenire i danni peggiori: intemperie e inquinamento trasformano le ‘rughe’ in crepe pericolose, il ‘colorito’ non è più lo stesso e a volte si rischia di arrivare troppo tardi per un ‘lifting’ indolore.

Fino ad ora, ci si doveva più che altro limitare ad un monitoraggio periodico, con ispezioni sul campo degli esperti, o alla registrazione dei dati relativi al clima o all’inquinamento, come base per statistiche e predizioni sui danni potenziali. Ma l’ideale dovrebbe essere un monitoraggio costante, che possa garantire un pronto soccorso salvifico. Detto fatto, un team di scienziati europei, italiani compresi, ha unito le forze e sta lavorando ad un progetto ad hoc che potrebbe risolvere il problema: la ‘bacchetta magica’ in questione è composta da sistemi wireless intelligenti con cui è possibile un monitoraggio, a lungo termine, di edifici e strutture storiche.

Lo studio del dispositivo è stato sviluppato all’interno del progetto europeo “Smart monitoring of Historic Structures” (SmooHS), è coordinato dall’Università di Stoccarda e vede, tra i quattordici istituti di ricerca coinvolti, anche una folta rappresentanza italiana: l’Università di Bologna, l’Accademia Europea Bolzano, Metalmobile, Artemis e Consorzio Cetma.

In pratica, il prototipo sviluppato sembra sia in grado di individuare anche i danni non visibili delle strutture, registrando i dati in tempo reale. Come? Il segreto è tutto in un software modulare Open Source, e in alcuni micro-sensori che possono essere connessi al computer di riferimento in modalità wireless. Una volta che questi vengono fissati a una determinata struttura, trasmettono i dati rilevati a un computer collegato a distanza, aggiornando costantemente i cambiamenti dei valori di temperatura e tensione, emissioni acustiche umidità, azioni di vento e intemperie e persino ‘attacchi’ chimici.

Ma oltre a questo, la particolarità di questo strumento è che il sistema di sensori è capace di valutare e filtrare autonomamente i dati catturati, per poi inviare al ‘quartier generale’ solo quelli ritenuti interessanti insieme ai consigli per le possibili azioni di salvataggio.

Il dispositivo verrà ora rodato su su cinque siti diversi, tra cui il bolognese Palazzo Malvezzi, per metterlo alla prova nelle varie possibili condizioni in cui si potrà trovare a lavorare: differenti climi e strutture all’aperto o ambienti interni.

Data la natura Open Source e le potenzialità stesse del dispositivo i ricercatori pensano di poter sviluppare altre possibili funzioni per poterlo usare anche in altri contesti, e sembra che entro i prossimi due anni dovrebbe essere già operativo, sempre in attesa di possibili metamorfosi.

Fonte: Wired

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