
La crisi è un po’ come il Natale, quando arriva arriva. E quando colpisce, colpisce tutti. Anche la NASA, che non paga dei recenti successi ottenuti dall’esplorazione di Marte, sta pensando di rimandare l’uomo sulla Luna. Peccato che il piano iniziale di spesa si aggirava, dollaro più dollaro meno, sui 35 miliardi, necessari per progettare nuovi razzi e spedire gli astronauti sul satellite terrestre.
Posto che con una spesa che immagino essere di molto inferiore, gli USA spedirono Armstrong, Aldrin e compagni sulla Luna 40 anni fa, l’agenzia spaziale americana ha pensato di dare un taglio alle spese. O per lo meno, di vagliare un’alternativa a “basso costo”.
Scartata l’ipotesi di chiedere l’autostop, i manager galattici stanno mettendo a punto un nuovo piano economico, di circa 6,6 miliardi di dollari. Poco più che un sesto della spesa iniziale. Mentre pensi a cosa diavolo potevano servire i 28,4 miliardi tagliati, se si può fare la stessa cosa con questa cifra, ti dico subito che il risparmio maggiore deriva dall’utilizzo di veicoli simili allo shuttle, piuttosto che puntare a un design nuovo di zecca.
Torna dunque in auge una soluzione basata su una navetta trasportata nello spazio da due giganteschi missili “vecchia maniera”, progettata dal manager John Shannon, che, guarda caso, è lo stesso manager del vecchio progetto shuttle. Il taglio della spesa è stato ovviamente accolto con grande entusiasmo, anche da chi, finora, ha criticato Constellation, il programma spaziale che prevede il ritorno sul satellite. Nonché uno dei pilastri della politica di Barak Obama.
In un’intervista al sito di NASA-gossip Nasawatch Keith Cowing, ex ingegnere NASA, sostiene che l’ente spaziale, evidentemente, ha tenuto conto dei molti dubbi che circondavano il costosissimo progetto iniziale che sfrutterebbe i nuovi razzi-vettore Ares. Shannon, comunque, assicura che, disponendo di fondi, è possibile migliorare anche il suo progetto “economico” con le migliori tecnologie. Della serie “se ti avanza qualche miliardo buttacelo dentro comunque”.
L’unico elemento nuovo del progetto di Shannon è il modulo-cargo, collegato alla navetta che trasporta gli astronauti. Una modifica da poco, visto che il cargo è l’elemento più semplice della struttura. L’utilizzo del sistema shuttle, tra l’altro, consente di non dover riprogettare interamente il Kennedy Space Center, e di poter riutilizzare il vecchio sistema di controllo di volo, con un ulteriore risparmio. Mentre si attende una decisione definitiva, che potrebbe essere annunciata dallo stesso Barak Obama a Settembre, Shannon gongola e si lascia andare a una frase conclusiva: “mi piacerebbe che entrassimo nel business lunare”. Viste le cifre in gioco come dargli torto.
Fonte: Wired
















