
Una cura stellare per gli occhi? Sembra una cosa da ‘trekkisti’, ma è invece l’obbiettivo di un ambizioso progetto a cui stanno lavorando gli astronomi del Royal Observatory di Edimburgo in team con un gruppo di medici: curare le malattie degli occhi attraverso le tecnologie usate per ‘vedere’ le stelle.
Nel campo della strumentazione astronomica ottica, l’ottica adattiva, applicata alle lenti del telescopio, in linea di massima, riesce a “cancellare” gli effetti della turbolenza atmosferica sulle immagini delle stelle, in modo da avere una resa visiva decisamente più nitida. La stessa tecnologia, opportunamente modificata, potrebbe portare, secondo il team scozzese, a rilevare un’immagine più nitida della retina, eliminando gli effetti dati dal liquido presente negli occhi, che cambia l’indice di rifrazione e impedisce di vedere bene la retina. L’impiego dell’ottica adattiva, secondo i ricercatori, dovrebbe risolvere i problemi di una ridotta risoluzione dell’immagine della retina, che i sistemi di osservazione utilizzati fino ad oggi non possono superare. In questo modo quindi si potrebbe avere una diagnosi precoce delle patologie e la possibilità di poter ‘lavorare’ meglio sull’occhio malato.
L’ottica adattiva per la cura degli occhi è una possibilità presa in considerazione da qualche anno dagli scienziati di mezzo mondo. Niente di nuovo sotto le stelle? Niente affatto, a quanto pare avere lo strumento giusto, che unisca precisione ad usabilità, non è una elemento così scontato e fino ad oggi i ricercatori hanno sondato varie strade alla ricerca della soluzione migliore. Ne resterà soltanto uno? Non si tratterà di “Highlander”, ma dalla Scozia sembra che si stia procedendo, in maniera concreta, per trovare lo strumento ideale.
Al quartier generale del ROE, gli astronomi sono infatti coinvolti nella costruzione del più grande telescopio del mondo made in Europa, l’”European Extremely Large Telescope”, che dovrebbe essere dotato di uno specchio più grosso degli attuali settanta telescopi più grandi della terra. Una volta ultimato, a detta dei ricercatori, le dimensioni di E-ELT dovrebbero consentire addirittura di vedere le prime galassie formatesi.
Uno dei maggiori contributi da parte del Regno Unito al progetto sarà contribuire a rimuovere gli effetti della turbolenza nell’atmosfera, in modo che il ‘super telescopio’ sia in grado, tra le altre cose, di rilevare i dettagli di molte galassie distanti nello stesso momento, eliminando dalla loro immagine gli offuscamenti, diversi per ognuna di queste. Questo tipo di lavoro è portato avanti parallelamente alla realizzazione di ‘mini-apparecchiature’, astronomicamente parlando, che possano rendere questa nuova versione di ottica adattiva ‘usabile’ e all’avanguardia in un contesto medico. I risultati raggiunti fino ad ora sono stati presentati poche ore fa alla conferenza ‘Convergent Technologies’ all’Università scozzese di Stirling. Non resta che aspettare per… vedere i risultati.
Fonte: Wired
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